Il Pd, Bassolino e Berlusconi: l’omicidio perfetto di Renzi

Basssolino “adieu”. La marcia indietro di Renzi è stata repentina, cambiando cavallo in corsa con spregiudicatezza non appena gli si è presentata l’occasione, fornita in questo caso dall’esito delle primarie e dalla sconfitta, pur se controversa, dell’ex governatore. Tenutosi abilmente alla larga dalla consultazione, in attesa di capire se Bassolino ce l’avesse fatta a tenere testa ai signori delle tessere locali che rappresentano la struttura portante di quel po’ di partito che ancora resiste in riva al Golfo, ha lasciato fare. Nonostante fosse convinto che le possibilità concrete di riconquistare Palazzo San Giacomo fossero riposte quasi esclusivamente sul “sindaco del rinascimento napoletano”, sicuramente un interlocutore forte, ma con cui non ci sarebbe stato nessun problema a dialogare. In fondo il problema dell’organizzazione in periferia, su cui non ha alcun controllo, è il suo vero tallone d’Achille dovendosi affidare ai capibastone che lo circondano al Nazareno, terminali nazionali di quelli locali. Una questione seria, soprattutto in prospettiva del referendum costituzionale di ottobre, dove ha puntato tutte le fiches per il suo futuro politico. Dunque, primo, tenere unita la “ditta”, anche se ciò comporta, come è facile prevedere, perdere le amministrative a Napoli dando però soddisfazione all’apparato correntizio, mobilitato poi pancia a terra sull’appuntamento alle urne del prossimo autunno. Secondo, dare seguito all’accordo con Berlusconi riguardante le città al voto a giugno. Roma al Pd – che deve togliersi dalla faccia parecchi schiaffi nella Capitale – grazie all’impuntatura dell’ex presidente del consiglio sul nome di Bertolaso che ha mandato in frantumi la sua coalizione, desistenza democrat nella città partenopea in favore del candidato di Fi, Lettieri, mentre a Milano Sala garantisce per entrambi. Sempre se riesce. La posta è alta e la strategia chiara. Il Cavaliere smantellando in maniera ‘indolore’ il centrodestra, si libera dalla morsa di leghisti e post-fascisti apprestandosi a sostenere Matteo per i prossimi 15 anni, blindando così i suoi affari. Nel contempo Renzi rafforza la propria leadership tenendo a bada la inconcludente opposizione dei Cinque Stelle e soprattutto il suo rissoso partito che, salvo qualche ennesima improbabile scissione, allineato e coperto gli consentirà di governare come meglio crede “per cambiare il Paese”. Una specie di omicidio prefetto. Chapeau.

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Bassolino sfida il Politburo del Pd, “passo dopo passo” verso la lista civica

Il Politburo del Partito Democratico ha deciso “non è successo niente”, Antonio Bassolino incassa e rilancia dando appuntamento ai suoi supporter domani mattina  al teatro Augusteo, dove spiegherà le ragioni di una scelta che era nell’aria da tempo e che le primarie con ‘l’aiutino’ vinte dalla Valente hanno accelerato. La candidatura con una lista civica autonoma, la sfida in campo aperto a quello che ormai sente come il suo ex partito e a tutti gli altri competitor per Palazzo San Giacomo, convinto di poterla spuntare. L’annuncio però, probabilmente per ragioni tattiche, non dovrebbe arrivare nel corso dell’appuntamento, ma solo qualche giorno più avanti, quando il nuovo ricorso che si appresta a presentare proprio per dimostrare di non avere lasciato niente di intentato per evitare la rottura, sarà nuovamente respinto, come già hanno fatto sapere da Roma. L’incontro all’Augusteo, dunque, servirà solo a fare “il punto di quanto accaduto domenica, ma anche un’occasione per contarci” ha detto. Insomma, chi credeva che si sarebbe fatto da parte “disgustato” dopo le pratiche truffaldine emerse ai seggi in alcuni quartieri popolari, documentati dai filmati dei giornalisti di Fanpage.it determinanti ai fini della vittoria di Valeria Valente, deve rassegnarsi a trovarselo tra i piedi. E questa volta alle urne vere, quelle che contano. Ha deciso, non molla. In fondo si tratta di raggiungere il ballottaggio e la scalata non è impossibile. Il Pd dopo l’ennesima brutta figura delle primarie napoletane esce ancora più indebolito, è evidente che l’operazione di eliminarlo dalla partita facendo blocco quasi totale dei capicorrente nazionali e locali, non è riuscita. Inoltre, sono in tanti i militanti e simpatizzanti che non l’hanno votato ad essere rimasti disorientati dall’inaspettato epilogo della vicenda e potrebbero decidere di cambiare idea seguendolo nell’avventura, riconoscendogli il carisma e la tenacia del vero leader cui affidare le proprie speranze. Così come non trascurabile sarebbe per lui poter correre senza la zavorra di una partito ormai screditato tra l’opinione pubblica che gli gioverebbe nell’allargamento del campo delle alleanze e del voto di opinione che è stato fin qui il suo principale asset. Per il resto è sicuro, stando a quel che dicono i suoi più stretti collaboratori, di potersela vedere con “buone chance” di spuntarla contro gli altri avversari, a suo dire “sovrastimati in questa fase e destinati a calare alla distanza” quando sarà vera partita. De Magistris per ora gioca sul velluto, la sua unica preoccupazione sono i Cinque Stelle che ha tentato finora senza successo di blandire, Lettieri il candidato di un centrodestra frantumato, non lo impensierisce più di tanto lo ha già battuto nel 2011. L’incognita grillini invece potrebbe risultare determinante e mettere a rischio anche la possibilità di arrivare al ballottaggio. Certo Napoli non è Livorno o Parma, il Movimento non sembra molto convinto di correre per vincere, preferirebbe per il momento tenersi lontano da situazioni amministrative complicate come nel capoluogo partenopeo o addirittura nella Capitale. Ma niente è dato per sicuro, prima o poi pure devono cominciare a misurarsi con qualche grande metropoli se aspirano a governare il Paese. Dell’ex presidente dell’Unione industriali napoletana, già si è detto, Lettieri ci sta riprovando rifondendoci, dicono, qualche milione (tre azzarda qualcuno), la sua campagna è impostata tutta sull’immagine dell’uomo del fare nato dal niente in grado di dare risposte concrete ai problemi della città e dei suoi abitanti. Un po’ datata in verità, “ma che ancora seduce“, affermano quelli dello staff di giovani teste d’uovo che lo sta affiancando nella campagna elettorale. Intanto Fdi-An, la destra di Rivellini, Ronghi, Diodato e anche all’interno di Fi, vedi Laboccetta, non ne vogliono sapere e continuano a chiedere primarie, addirittura il partito della Meloni ha candidato Marcello Taglialatela con una sfilza di manifesti 6×3 esposti in tutta la città.  Il quadro come si vede, consente ad Antonio Bassolino di professarsi ottimista. Come dicevamo, quel che conta è arrivare al ballottaggio dove è persuaso di vincere contro chiunque, avendo nel frattempo piegato, questo è certo come la morte, renziani e non alla sua causa facendogli il favore di restare in partita. Lo strappo sarà ricucito e si aprirà una nuova stagione.

IL SINDACO “MARPIONE”. GIGGINO PRONTO A COLPIRE MENTRE SALTANO LE PRIMARIE DEL PD

De magistris si lancia a capofitto, con la consueta spregiudicatezza, nella bagarre che si è accesa per conquistare lo spazio di rappresentanza radicale e massimalista che il Pd di Renzi sta lasciando alla sua sinistra. Gioca la sua partita, com’è giusto che sia, con il chiaro intento di garantirsi un futuro prossimo venturo nell’agone politico che conta (di nuovo sindaco o uno scranno in parlamento), visto che con il suo vecchio mestiere di magistrato ha chiuso da tempo. E ancora una volta sta dimostrando di avere spiccate doti di visione politica e capacità comunicative fuori dall’ordinario. A questo proposito, basta per tutte, il modo con il quale ha gestito la fase della sospensione dalla carica di primo cittadino, inventandosi la categoria mai vista del “sindaco di strada”, che ha suscitato più di un’ilarità e tanti imbarazzi. Così ha capito per tempo che il suo nemico è il presidente del Consiglio il quale è anche segretario del principale partito italiano e che le truppe di questi a Napoli, e più in generale in Campania sono irrilevanti, sovrastate come sono dalle consorterie interne e dalle guerre fratricide che queste si combattono tra loro.

Un ventre molle in cui affondare a disposizione di chi ne sa approfittare, questo i democrat locali al momento, e lui non si è fatto pregare. Ha stretto alleanza con Vendola, il sempre verde leader della gauche “benaltrista” che ha sua volta sta facendo da sponda alla minoranza Pd prefigurando una nuova formazione politica di sinistra “dura e pura”. Un’ennesima “rifondazione rossa” cui non può mancare di aderire e fare la sua parte. Sa bene che la possibilità di essere rieletto è assai remota, a meno che si creino le condizioni necessarie per fare in modo che lui, ancora una volta outsider, possa inserirsi e assestare la zampata decisiva. D’altronde è una costante questa di trovarsi sempre al “posto giusto nel momento giusto”, una dote da vero fuoriclasse che, per sua fortuna, è stata costantemente sottovalutata da amici e avversari, a partire dal suo approdo all’Idv di Antonio Di Pietro con il seguito di popolarità derivatogli dalle inchieste condotte da magistrato che lo spedirono a Strasburgo, fino all’intuizione ‘arancione’ che lo avrebbe portato a diventare sindaco della terza metropoli italiana tra la sorpresa di tutti e contro ogni previsione.

In realtà, aveva semplicemente capito che il momento era propizio per lanciarsi nella mischia, approfittando del Pd ridotto a brandelli e senza credibilità dopo la figuraccia delle primarie, della blandezza del centrodestra poco convinto nel sostegno al suo candidato, Gianni Lettieri, oltre il convitato di pietra dell’emergenza rifiuti e il montare della protesta populista dell’antipolitica innescata dai “Vaffà” di Beppe Grillo.

La storia si ripete. Un incredibile assist glielo ha fornito il premier con lo ‘schiaffo’ di Bagnoli. “Ha espropriato i napoletani dei propri diritti costituzionali” ha tuonato il sindaco, senza non qualche ragione, e subito si è alzato il coro dei suoi denigratori che lo hanno accusato di isolare la città dimenticando che l’isolamento è iniziato ben prima del suo avvento a Palazzo San Giacomo, più o meno a partire proprio dall’emergenza rifiuti e dall’uscita di scena di Antonio Bassolino. Occasione irripetibile, dunque, per partire all’attacco e lanciare l’opzione ‘altra’ rappresentata dalla propria ricandidatura contro i “poteri forti” e chi considera Napoli una “palla al piede per il Paese”, con la postilla che ogni riferimento a Renzi è puramente casuale. Pertanto, dopo avere chiarito senza ombra di dubbio che è in corsa per la riconferma, per completare l’opera e dare un senso più ampio al suo orizzonte politico, ha fatto sapere che dirà la sua anche per quel che riguarda le regionali.

Soprattutto se, come sembra, riuscirà il blitz del Nazareno di far saltare le primarie per le regionali con una decisione di imperio (per carità, legittimata dallo statuto) e la proposizione di Gennaro Migliore come candidato terzo a De Luca e Cozzolino. Una soluzione che, sa bene, andrebbe stretta proprio al suo collega di Salerno, pronto a sua volta a tentare comunque l’avventura a dispetto del partito. Con De Luca i rapporti sono, tutto sommato, buoni e un’intesa in chiave Pop potrebbe funzionare. Poi, chissà, c’è sempre qualche buona stella dall’alto a illuminare il cammino dei buoni samaritani. Vedremo.

NON SPARATE SUL PIANISTA: DE MAGISTRIS NON DIMETTERTI!

“De Magistris condannato, si deve dimettere”. E’ l’appello che arriva da più parti in queste ore dopo l’annuncio della sentenza a suo carico a proposito dell’inchiesta “Why not” da lui condotta ai tempi di quando era pm. Un’inchiesta che terremotò la politica italiana nel 2008 e che gli consentì di spiccare il volo, l’anno successivo, verso il parlamento europeo con un plebiscito di voti (è bene ricordare) consegnandolo definitivamente alla politica. Insomma, lì dove l’avventura che lo ha portato a Palazzo San Giacomo è cominciata, lì probabilmente troverà la fine, inchiodato dal suo maldestro modo di fare il magistrato e, ancora peggio, l’amministratore pubblico; la dimostrazione, affermano in coro i suoi denigratori, della propria endemica inadeguatezza ad essere utile alla collettività….

 

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CORSA A SINDACO. TRA YUPPIES E BORGHESIA INDIFFERENTE, LETTIERI IN CERCA D’AUTORE

Da Forza Italia gli hanno fatto capire da tempo che è assolutamente esclusa una sua ricandidatura a Palazzo San Giacomo, così come in consiglio comunale, dove si fregia del titolo di “capo dell’opposizione”, lo schieramento di centrodestra procede in ordine sparso considerandolo, se non proprio un intruso, un ospite da trattare con sufficienza. Per Gianni Lettieri, insomma, la corsa a sindaco di Napoli che è già cominciata nonostante manchino più di due anni alla scadenza naturale dell’attuale consiliatura, parte in salita….

 

 

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Il sindaco “parapaccheri”, Lettieri e la politica senza alternative

Alla variegata ‘fauna’ degli amministratori che hanno guidato Napoli nel corso della sua storia, mancava ancora quella del sindaco “parapaccheri” . La lacuna è stata colmata con l’ascesa a Palazzo san Giacomo di Luigi De Magistris, la cui irruzione sulla scena, inaspettata quanto parecchio fortunosa, fu salutata come il primo atto di una rivoluzione politico-culturale capace di proiettare la città nel novero delle principali capitali europee e mondiali. Mai promessa fu tanto avventata, visti i risultati. Ed è la ragione basilare che ha trasformato il ‘supereroe’ nel catalizzatore di ceffoni quale “unico responsabile” dei guai sempre più drammatici che affliggono la metropoli partenopea. La città langue nell’immobilismo? E giù schiaffi dalla società civile che lo addita come epigono del livello di prearcaica civiltà intrisa di anarchismo indolente, della comunità partenopea. Le defaillance di gestione amministrativa e di programmazione? Rifiuti, dissesto dei conti, Bagnoli, Napoli est, Centro storico, traffico, trasporti, welfare, lavoro, sicurezza, pressione fiscale, San Carlo, Forum delle culture, un lungo elenco di dolenze seguito da un’altrettanta intensa scarica di sberle. Provenienti da tutto l’iridescente mondo della politica locale. A partire dalla sua maggioranza, composta per la gran parte da ‘miracolati’ finiti in consiglio comunale con una manciata di voti i quali, alla prima occasione, non hanno esitato a mollarlo. Poi il sindacato e, soprattutto, le due diverse opposizioni, una di centrosinistra, l’altra di centrodestra, entrambe impegnate con particolare accanimento a confezionare raffiche di colpi sempre più duri pur di nascondere le proprie reciproche debolezze. Sempre più frastornato il primo cittadino tiene botta e rilancia anche se ormai non gli crede più nessuno. Così come nessuno, in realtà, almeno tra i soggetti istituzionali delegati a tal proposito, è in grado di esprimere un’alternativa. Senza punti di riferimento la politica si è frantumata in piccole e bellicose consorterie. Nel Pd, protagonista indiscusso della gauche locale, neanche la travolgente ascesa del renzismo è riuscita a mettere pace tra le bande che si disputano il partito. ‘Naturale’ referente nel Pantheon del sindaco, i dem hanno sdegnosamente rimandato al mittente i tentativi di approccio che questi ha esercitato nei loro confronti, nel tentativo di uscire dall’angolo in cui si è andato a cacciare in questi tre anni di consiliatura. L’altra opposizione, quella rappresentata da ciò che resta del Pdl, non brilla a sua volta per propositività e, manco a dirlo, coesione interna. Il suo capo, o presunto tale, nell’Aula di Via Verdi, Gianni Lettieri si è distinto finora per il livore nei confronti di De Magistris, da cui è stato sconfitto alle urne, restando sostanzialmente estraneo alle dinamiche e agli interessi del proprio schieramento. Una battaglia personale fine a se stessa, senza costrutto, che ha finito per svilire ancora di più l’azione del centrodestra nell’Assise cittadina. Così, in attesa di capire come andrà a finire la parabola del berlusconismo in riva al golfo, ci si prepara ai possibili scenari che si potranno venire a configurare e che determineranno anche la scelta del candidato alla poltrona di sindaco per il prossimo giro. Che potrebbe essere già domani. Per De Magistris e la sua giunta incombe l’incubo del dissesto, pericolo per niente scongiurato, nonostante l’aiutino della deroga per mettere a posto i conti fornito dal governo Renzi non appena insediato. Insomma, potrebbe succedere che venga costretto a lasciare prima della scadenza del mandato determinando l’apertura immediata di una campagna elettorale dagli esiti imprevisti. In tutti i casi, l’ex presidente dell’Unione industriali di Napoli, non sembra della partita. Con il celebrato ritorno della politica, la fine della tecnocrazia e degli unti dal Signore, di un imprenditore che si mette al servizio del bene comune nessuno sente più bisogno. La sfida presumibilmente vedrà coinvolti nomi che usciranno fuori dal gioco delle appartenenze e delle visioni di potere interne ai due principali partiti, Pd e Forza Italia. Entrambi, tuttavia, hanno bisogno di tempo per rimettere in linea di galleggiamento i rispettivi navigli. Per il momento, dunque, non ci sono altre soluzioni che tenersi il sindaco arancione, meglio che resti al suo posto e paghi per tutti l’incombente default della città. E per noi, intristiti spettatori della catastrofe, tra promesse e schiaffoni, non resta che sperare di salire indenni sulla prossima giostra.