Bassolino sfida il Politburo del Pd, “passo dopo passo” verso la lista civica

Il Politburo del Partito Democratico ha deciso “non è successo niente”, Antonio Bassolino incassa e rilancia dando appuntamento ai suoi supporter domani mattina  al teatro Augusteo, dove spiegherà le ragioni di una scelta che era nell’aria da tempo e che le primarie con ‘l’aiutino’ vinte dalla Valente hanno accelerato. La candidatura con una lista civica autonoma, la sfida in campo aperto a quello che ormai sente come il suo ex partito e a tutti gli altri competitor per Palazzo San Giacomo, convinto di poterla spuntare. L’annuncio però, probabilmente per ragioni tattiche, non dovrebbe arrivare nel corso dell’appuntamento, ma solo qualche giorno più avanti, quando il nuovo ricorso che si appresta a presentare proprio per dimostrare di non avere lasciato niente di intentato per evitare la rottura, sarà nuovamente respinto, come già hanno fatto sapere da Roma. L’incontro all’Augusteo, dunque, servirà solo a fare “il punto di quanto accaduto domenica, ma anche un’occasione per contarci” ha detto. Insomma, chi credeva che si sarebbe fatto da parte “disgustato” dopo le pratiche truffaldine emerse ai seggi in alcuni quartieri popolari, documentati dai filmati dei giornalisti di Fanpage.it determinanti ai fini della vittoria di Valeria Valente, deve rassegnarsi a trovarselo tra i piedi. E questa volta alle urne vere, quelle che contano. Ha deciso, non molla. In fondo si tratta di raggiungere il ballottaggio e la scalata non è impossibile. Il Pd dopo l’ennesima brutta figura delle primarie napoletane esce ancora più indebolito, è evidente che l’operazione di eliminarlo dalla partita facendo blocco quasi totale dei capicorrente nazionali e locali, non è riuscita. Inoltre, sono in tanti i militanti e simpatizzanti che non l’hanno votato ad essere rimasti disorientati dall’inaspettato epilogo della vicenda e potrebbero decidere di cambiare idea seguendolo nell’avventura, riconoscendogli il carisma e la tenacia del vero leader cui affidare le proprie speranze. Così come non trascurabile sarebbe per lui poter correre senza la zavorra di una partito ormai screditato tra l’opinione pubblica che gli gioverebbe nell’allargamento del campo delle alleanze e del voto di opinione che è stato fin qui il suo principale asset. Per il resto è sicuro, stando a quel che dicono i suoi più stretti collaboratori, di potersela vedere con “buone chance” di spuntarla contro gli altri avversari, a suo dire “sovrastimati in questa fase e destinati a calare alla distanza” quando sarà vera partita. De Magistris per ora gioca sul velluto, la sua unica preoccupazione sono i Cinque Stelle che ha tentato finora senza successo di blandire, Lettieri il candidato di un centrodestra frantumato, non lo impensierisce più di tanto lo ha già battuto nel 2011. L’incognita grillini invece potrebbe risultare determinante e mettere a rischio anche la possibilità di arrivare al ballottaggio. Certo Napoli non è Livorno o Parma, il Movimento non sembra molto convinto di correre per vincere, preferirebbe per il momento tenersi lontano da situazioni amministrative complicate come nel capoluogo partenopeo o addirittura nella Capitale. Ma niente è dato per sicuro, prima o poi pure devono cominciare a misurarsi con qualche grande metropoli se aspirano a governare il Paese. Dell’ex presidente dell’Unione industriali napoletana, già si è detto, Lettieri ci sta riprovando rifondendoci, dicono, qualche milione (tre azzarda qualcuno), la sua campagna è impostata tutta sull’immagine dell’uomo del fare nato dal niente in grado di dare risposte concrete ai problemi della città e dei suoi abitanti. Un po’ datata in verità, “ma che ancora seduce“, affermano quelli dello staff di giovani teste d’uovo che lo sta affiancando nella campagna elettorale. Intanto Fdi-An, la destra di Rivellini, Ronghi, Diodato e anche all’interno di Fi, vedi Laboccetta, non ne vogliono sapere e continuano a chiedere primarie, addirittura il partito della Meloni ha candidato Marcello Taglialatela con una sfilza di manifesti 6×3 esposti in tutta la città.  Il quadro come si vede, consente ad Antonio Bassolino di professarsi ottimista. Come dicevamo, quel che conta è arrivare al ballottaggio dove è persuaso di vincere contro chiunque, avendo nel frattempo piegato, questo è certo come la morte, renziani e non alla sua causa facendogli il favore di restare in partita. Lo strappo sarà ricucito e si aprirà una nuova stagione.

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Centrodestra a pezzi, Lettieri non ‘tira’: i portatori di voti si defilano

Nonostante l’impegno profuso in cinque anni di opposizione in consiglio comunale e gli sforzi per scardinare le resistenze in Forza Italia alla sua ricandidatura a sindaco e, soprattutto, l’averci rimesso finora già un mucchio di quattrini per finanziare la campagna elettorale, Gianni Lettieri sembra non avere chance di successo. L’imprenditore “scugnizzo” deve fare i conti con la liquefazione del centrodestra a Napoli, orfano dei suoi vecchi riferimenti politici alle prese chi con la giustizia, chi imboscato a Roma a vivere gli ultimi scampoli del berlusconismo al tramonto. Le varie ‘famiglie’ dello schieramento viaggiano ognuno per conto proprio e Lettieri non unisce: “non è adatto a creare le emozioni giuste per vincere”, gli ha mandato a dire pubblicamente Marcello Taglialatela. Il parlamentare di Fdi, candidato in pectore da almeno 20 anni a Palazzo San Giacomo, in un’intervista a ‘Il Mattino’ qualche giorno fa ha fatto sapere che i suoi non lo appoggeranno: “per noi al momento è impossibile tornare dove si è perso”. Insomma, anche se è possibile che la posizione possa essere rivista se nella Capitale dovesse prendere corpo la candidatura della leader del partito, Giorgia Meloni al Campidoglio, pure Fdi è quasi andato e la strada per l’ex presidente dell’Unione Industriali di Napoli resta decisamente in salita. Poco amato dai suoi stessi colleghi imprenditori, snobbato da gran parte della borghesia cittadina, neanche nel suo partito di riferimento fanno salti di gioia a ‘trovarselo tra i piedi’. Tranne Stefano Caldoro con la sua micro formazione politica del ‘Nuovo Psi’, l’altrettanto micro movimento ‘Italia Unica’ di Corrado Passera, i pochi seguaci locali di ‘Noi con Salvini’ e una pletorica schiera di liste e associazioni civiche amiche, i veri portatori di voti si sono defilati. Tra questi, a parte l’avversione dichiarata dell’ex vice coordinatore regionale di Fi e presidente di ‘Polo sud’, Amedeo Laboccetta e l’aperta ostilità di gente come Enzo Rivellini e Salvatore Ronghi,  brilla Fulvio Martusciello. L’eurodeputato ci teneva ad essere nominato sfidante per la poltrona di sindaco ritenendo di avere la forza per potersela giocare, ma ha dovuto ingoiare amaramente la decisione di Berlusconi di dare il via libera a Lettieri. Al momento è dato in missione con una delegazione di parlamentari Ue in India. Certo prima o poi tornerà, ma appare difficile che si spenderà senza risparmio per chi lo ha svegliato dal sogno di diventare primo cittadino di Napoli. Insomma, per come stanno le cose, al di là dei sondaggi che fanno circolare dal suo staff che lo danno al 26% (“assai meno del 34% preso da Caldoro alle ultime regionali” ha fatto notare Taglialatela nella intervista appena citata) per Lettieri si profila un ruolo marginale nella prossima competizione elettorale. Al massimo terzo “se non addirittura – azzarda qualcuno trai suoi più maliziosi critici – quarto”. Una debàcle che ne affosserebbe definitivamente le ambizioni politiche. Forse.

Renzi e Berlusconi, le ‘mani’ su Marchini

Per il Pd a Roma è dura. Ne è consapevole il premier. Sa che è difficile in poco tempo, circa setto-otto mesi, recuperare il patrimonio di credibilità e fiducia dilapidato dal partito in poco più di due anni di giunta a guida Ignazio Marino, il suo uomo. Pertanto è meglio cambiare spartito. Matteo Renzi è talmente convinto che sia questa la strada da seguire per tornare ad essere competitivi alle prossime amministrative tanto da rinunciare alla “incombenza” di dovere “per forza” tirare fuori lui un coniglio dal cilindro. Una ‘mission impossible’ allo stato dell’arte, meglio dunque immaginare un altro percorso. “Puntiamo su Marchini” sembra che abbia detto ai suoi più stretti collaboratori e per quanto riguarda le primarie, chieste a gran voce dalla minoranza interna e non solo, “facciamole , ma senza entusiasmo” ha raccomandato. Vale a dire: candidati di basso profilo e scarsa partecipazione, evitando di metterci la faccia facendo emergere mediaticamente se non il fastidio, almeno un certo distacco. Insomma “investiamo il meno possibile nella kermesse e concentriamoci sul nostro vero obiettivo” che è far vincere un candidato “a noi vicino che ci consenta di non perdere, contenere l’assalto dei grillini e continuare a tenere nell’angolo il centrodestra”. Il quale , nella fattispecie Silvio Berlusconi, sta cercando di fare la stessa operazione. “Marchini – ha spiegato l’ex Cavaliere che nei giorni scorsi lo ha anche incontrato a Palazzo Grazioli – ha quel profilo misto che ne fa un personaggio moderno, un conservatore nei valori ideali e insieme un innovatore politico”. Immancabile dunque il confronto tra i due su chi riuscirà a mettere il cappello sulla iniziativa dell’imprenditore romano lanciato alla conquista del Campidoglio. Lui per il momento, potendo permetterselo, fa lo ‘scontroso’ respingendo qualsiasi avance dell’uno o l’altro, pur sapendo che per vincere davvero avrà bisogno di ‘accomodarsi’ con uno dei due. Staremo a vedere come andrà a finire anche se è evidente che a trovarsi un una posizione di forza a questo punto, a parte i 5Stelle che fanno storia a se, è proprio il rampollo della “dinastia rossa” dei Marchini che pone come condizione per una intesa il poter fare di testa sua. Berlusconi e Renzi per quanto li riguarda sarebbero pure d’accordo, ma per entrambi purtroppo fanno gioco le rispettive ‘zavorre’. Il primo deve fare i conti con la Lega di Salvini e soprattutto con quelli di Fratelli d’Italia che con la loro leader, Giorgia Meloni voglio tornare a guidare la capitale dopo i disastri di Alemanno, il secondo, invece,  battagliare con la sinistra del partito e le fameliche aspettative degli alleati di coalizione. Per ora, in sostanza, una situazione di stallo che favorisce Grillo, Casaleggio e il loro Movimento, ideale insomma se solo non avessero paura di vincere come ogni volta che gliene capita l’occasione. Governare Parma, Livorno e qualche altro piccolo Comune non è certo la stessa cosa, con tutto il rispetto, che farlo in una città come Roma, Napoli o Milano: “che Dio ce ne scansi e liberi”.