‘Italia Unica’ di Corrado Passera sbarca a Napoli, Stanislao Lanzotti probabile referente e intanto lascia Forza Italia

Forza Italia perde pezzi e fa capolino, nel bailamme generale che contraddistingue in questo momento il centrodestra campano, ‘Italia Unica’ di Corrado Passera. Il mini partito dell’ex Ministro del governo Monti, di centro che più centro non si può, prova ad inserirsi nella bagarre e mettere una bandierina anche a Napoli, dopo la quasi certa candidatura proprio di Passera al comune di Milano, e ritagliarsi uno spazio significativo nella corsa a Palazzo San Giacomo. Testa di ponte per l’operazione il consigliere di Forza Italia a via Verdi, Stanislao Lanzotti il quale, pur non avendo ancora sciolto tutti i nodi politici che la scelta comporta, ha deciso di lasciare il partito e lanciarsi nell’avventura con un ruolo di primo piano. “Forza Italia – dice – non esiste più è ormai, purtroppo, una bad company, ha perso la bussola”. A farlo infuriare e rompere gli undugi è stato il voto favorevole del suo gruppo a Santa Maria La Nova al bilancio della Città Metropolitana presentato da De Magistris in cambio, a suo dire, della promessa di futuri “incarichi assessoriali”.  “Ho chiesto lumi ai coordinatori del partito sulla gravità assoluta di questa vicenda – ha scritto qualche giorno fa in una nota – che non può essere giustificata con la solita scusante della responsabilità istituzionale. Qui siamo ben oltre”. Ovviamente non ha ricevuto nessuna risposta e questo non ha fatto altro che convincerlo della scelta di cambiare aria. Quarantenne, imprenditore, “politico per passione”, esponente della Napoli bene posillipina è il profilo perfetto per fare da trait d’union tra il movimento di Passera è la buona borghesia della città in riva al golfo. “Si tratta di occupare uno spazio – dice convinto Lanzotti – tra Matteo e Matteo (Renzi, ndr)”; in sostanza, il sempre presente, fantomatico e ‘inquietante’ centro. Quello che può decidere i destini di una coalizione, o di un candidato sindaco. Certo, servono i voti e da qualche parte bisogna andarli a pescare, oltre l’indistinto bacino dell’astensione cui tutti sentono di poter rappresentare, e non è una cosa semplice. “Scontenti di Forza Italia, Scelta Civica, Centro democratico, Udc e Ncd, aspettano una proposta seria – afferma  il consigliere – e credo che questa possa essere proprio Italia Unica”.  Per il momento referente del partito in Campania è Pino Bicchielli, ex mastelliano e primo dei non eletti di Centro Democratico alla Camera, cui dovrebbe succedere Lanzotti il quale, però, vuole essere sicuro che l’idea non sia quella di “connotarsi come un partito comprimario”. Nel senso di non avere preclusioni a guardarsi intorno a 360 gradi. Vale a dire: “con il centrodestra se il candidato fosse Mara Carfagna o Gianni Lettieri,  ma perché no, anche con Antonio Bassolino, nell’eventualità si candidati e faccia catarsi ‘uccidendo’ i suoi amici storici aprendosi a un mondo nuovo di relazioni politiche”. Un taglio al passato, dunque, e se ne può parlare. In uno scenario del genere tutto può succedere. Tipo che Lettieri si ritiri dalla competizione concordando magari un posto di rilievo nell’amministrazione cittadina di un ‘Bassolino tris’, risparmiando in questo modo il milioncino di euro messo in conto per la campagna elettorale, o che inaspettatamente il Pd tiri fuori dal cilindro un nome tale da sparigliare le carte, del genere “Raffaele Cantone e non si passa oltre”. In tutti i casi si “lotta per vincere” sottolinea Lanzotti e l’idea di Marco Mansueto, anche lui un pard forzista in consiglio comunale, di costruire un listone centrista “modello Margherita” da schierare con il candidato favorito e l’obiettivo di raccogliere poco oltre ventimila voti, non è peregrina. Assicurerebbe almeno un consigliere in caso di sconfitta e non meno di quattro in quello di vittoria. Insomma, comunque vada un successo.

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IL SINDACO “MARPIONE”. GIGGINO PRONTO A COLPIRE MENTRE SALTANO LE PRIMARIE DEL PD

De magistris si lancia a capofitto, con la consueta spregiudicatezza, nella bagarre che si è accesa per conquistare lo spazio di rappresentanza radicale e massimalista che il Pd di Renzi sta lasciando alla sua sinistra. Gioca la sua partita, com’è giusto che sia, con il chiaro intento di garantirsi un futuro prossimo venturo nell’agone politico che conta (di nuovo sindaco o uno scranno in parlamento), visto che con il suo vecchio mestiere di magistrato ha chiuso da tempo. E ancora una volta sta dimostrando di avere spiccate doti di visione politica e capacità comunicative fuori dall’ordinario. A questo proposito, basta per tutte, il modo con il quale ha gestito la fase della sospensione dalla carica di primo cittadino, inventandosi la categoria mai vista del “sindaco di strada”, che ha suscitato più di un’ilarità e tanti imbarazzi. Così ha capito per tempo che il suo nemico è il presidente del Consiglio il quale è anche segretario del principale partito italiano e che le truppe di questi a Napoli, e più in generale in Campania sono irrilevanti, sovrastate come sono dalle consorterie interne e dalle guerre fratricide che queste si combattono tra loro.

Un ventre molle in cui affondare a disposizione di chi ne sa approfittare, questo i democrat locali al momento, e lui non si è fatto pregare. Ha stretto alleanza con Vendola, il sempre verde leader della gauche “benaltrista” che ha sua volta sta facendo da sponda alla minoranza Pd prefigurando una nuova formazione politica di sinistra “dura e pura”. Un’ennesima “rifondazione rossa” cui non può mancare di aderire e fare la sua parte. Sa bene che la possibilità di essere rieletto è assai remota, a meno che si creino le condizioni necessarie per fare in modo che lui, ancora una volta outsider, possa inserirsi e assestare la zampata decisiva. D’altronde è una costante questa di trovarsi sempre al “posto giusto nel momento giusto”, una dote da vero fuoriclasse che, per sua fortuna, è stata costantemente sottovalutata da amici e avversari, a partire dal suo approdo all’Idv di Antonio Di Pietro con il seguito di popolarità derivatogli dalle inchieste condotte da magistrato che lo spedirono a Strasburgo, fino all’intuizione ‘arancione’ che lo avrebbe portato a diventare sindaco della terza metropoli italiana tra la sorpresa di tutti e contro ogni previsione.

In realtà, aveva semplicemente capito che il momento era propizio per lanciarsi nella mischia, approfittando del Pd ridotto a brandelli e senza credibilità dopo la figuraccia delle primarie, della blandezza del centrodestra poco convinto nel sostegno al suo candidato, Gianni Lettieri, oltre il convitato di pietra dell’emergenza rifiuti e il montare della protesta populista dell’antipolitica innescata dai “Vaffà” di Beppe Grillo.

La storia si ripete. Un incredibile assist glielo ha fornito il premier con lo ‘schiaffo’ di Bagnoli. “Ha espropriato i napoletani dei propri diritti costituzionali” ha tuonato il sindaco, senza non qualche ragione, e subito si è alzato il coro dei suoi denigratori che lo hanno accusato di isolare la città dimenticando che l’isolamento è iniziato ben prima del suo avvento a Palazzo San Giacomo, più o meno a partire proprio dall’emergenza rifiuti e dall’uscita di scena di Antonio Bassolino. Occasione irripetibile, dunque, per partire all’attacco e lanciare l’opzione ‘altra’ rappresentata dalla propria ricandidatura contro i “poteri forti” e chi considera Napoli una “palla al piede per il Paese”, con la postilla che ogni riferimento a Renzi è puramente casuale. Pertanto, dopo avere chiarito senza ombra di dubbio che è in corsa per la riconferma, per completare l’opera e dare un senso più ampio al suo orizzonte politico, ha fatto sapere che dirà la sua anche per quel che riguarda le regionali.

Soprattutto se, come sembra, riuscirà il blitz del Nazareno di far saltare le primarie per le regionali con una decisione di imperio (per carità, legittimata dallo statuto) e la proposizione di Gennaro Migliore come candidato terzo a De Luca e Cozzolino. Una soluzione che, sa bene, andrebbe stretta proprio al suo collega di Salerno, pronto a sua volta a tentare comunque l’avventura a dispetto del partito. Con De Luca i rapporti sono, tutto sommato, buoni e un’intesa in chiave Pop potrebbe funzionare. Poi, chissà, c’è sempre qualche buona stella dall’alto a illuminare il cammino dei buoni samaritani. Vedremo.

“NORMALIZZARE” NAPOLI E LA CAMPANIA, NAPOLITANO E RENZI D’ACCORDO: RANIERI A PALAZZO SAN GIACOMO

Per il momento è solo uno spiffero, ma a breve potrebbe trasformarsi in una tempesta tropicale. Napolitano ha messo il veto su Palazzo San Giacomo: “Umberto Ranieri, deve essere il prossimo sindaco”. E tra il premier e il capo dello Stato “la sintonia sull’argomento è totale”. Anzi i sussurri dicono che per lui il Presidente avrebbe chiesto addirittura un incarico governativo, magari agli Esteri, di cui è un esperto, come vice di Lapo Pistelli che, secondo i piani del Colle, doveva andare a sostituire la Mogherini. Poi, come sappiamo, non se n’è fatto niente, ma l’opzione Ranieri è rimasta sul tavolo fino a tramutarsi nella candidatura a primo cittadino di Napoli con il “pieno appoggio” del Partito democratico.

“A Napoli serve un uomo d’ordine, una persona seria e responsabile, dedito alle istituzioni, dal curriculum inoppugnabile”, queste, dicono, siano state le parole di “Re Giorgio” alle quali il Capo del governo e segretario del partito “ha espresso la sua più totale adesione”. La notizia, trapelata direttamente dal Quirinale e transitata per Palazzo Chigi, va presa ovviamente con le molle, anche se nell’impianto sembra abbastanza verosimile e dotata di una sua stringente razionalità. A fare da sfondo, ovviamente, la situazione di sostanziale ingovernabilità e scarsa considerazione nazionale, in cui è precipitata la città negli ultimi anni. A partire dal tramonto dell’epopea bassoliniana fino al disastro demagistriano, che ha rappresentato il culmine del disfacimento di una classe politica e un sistema di potere ormai alla canna del gas. Cui ha fatto da controcanto l’implosione del centrodestra con l’uscita di scena in ‘manette’ del potente ras locale dell’ex Pdl, Nicola Cosentino il quale ha lasciato sul campo tante più macerie di quanto non sia successo sul fronte opposto, dove nel frattempo si è affacciata la stella di Matteo Renzi.

Intanto, il Pd alle corde, si è fatto campo di battaglia di una guerra tra bande, ognuna impegnata a difendere la propria presunta quota di rappresentanza, finché da Roma qualcuno non si deciderà ad intervenire energicamente. Che sembra essere proprio la determinazione alla quale sono giunti Napolitano e il premier, una soluzione tesa a prendere due piccioni con una fava: dare alla capitale del Mezzogiorno una “guida autorevole” e mettere mano “definitivamente alla bonifica del partito”. Serve, insomma, un uomo super partes. Anzi, dalla parte del Presidente.

E Ranieri è “quello giusto”. Tra l’altro “va risarcito” del torto subito nell’aver messo, suo malgrado, la faccia nello scandaloso pastrocchio delle primarie del 2011: denunciò i brogli, poi fu lentamente emarginato. Lui, per ora, ha ricominciato a comparire sui giornali, a rilasciare dichiarazioni e interviste dove Napoli è sempre al centro delle preoccupazioni, com’è giusto che sia per uno che si appresta a diventarne sindaco. Bene, se così fosse, il cerchio sarebbe chiuso. Con la riconferma di Caldoro alla presidenza della Regione, concordata da Renzi con Berlusconi (di cui abbiamo dato conto in una precedente occasione su Napolionline) e benedetta anche questa da Napolitano, si avvierebbe, secondo le loro intenzioni , la “normalizzazione” del capoluogo e della Campania, finalmente “in corsa” nel nuovo millennio. Che dire? Tocca fidarsi… staremo a vedere.

NON SPARATE SUL PIANISTA: DE MAGISTRIS NON DIMETTERTI!

“De Magistris condannato, si deve dimettere”. E’ l’appello che arriva da più parti in queste ore dopo l’annuncio della sentenza a suo carico a proposito dell’inchiesta “Why not” da lui condotta ai tempi di quando era pm. Un’inchiesta che terremotò la politica italiana nel 2008 e che gli consentì di spiccare il volo, l’anno successivo, verso il parlamento europeo con un plebiscito di voti (è bene ricordare) consegnandolo definitivamente alla politica. Insomma, lì dove l’avventura che lo ha portato a Palazzo San Giacomo è cominciata, lì probabilmente troverà la fine, inchiodato dal suo maldestro modo di fare il magistrato e, ancora peggio, l’amministratore pubblico; la dimostrazione, affermano in coro i suoi denigratori, della propria endemica inadeguatezza ad essere utile alla collettività….

 

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CORSA A SINDACO. TRA YUPPIES E BORGHESIA INDIFFERENTE, LETTIERI IN CERCA D’AUTORE

Da Forza Italia gli hanno fatto capire da tempo che è assolutamente esclusa una sua ricandidatura a Palazzo San Giacomo, così come in consiglio comunale, dove si fregia del titolo di “capo dell’opposizione”, lo schieramento di centrodestra procede in ordine sparso considerandolo, se non proprio un intruso, un ospite da trattare con sufficienza. Per Gianni Lettieri, insomma, la corsa a sindaco di Napoli che è già cominciata nonostante manchino più di due anni alla scadenza naturale dell’attuale consiliatura, parte in salita….

 

 

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La sinistra che non si arrende, faccia a faccia D’Angelo-Bassolino

Da Bassolino a Bassolino. Potrebbe essere questo l’esito del complicato percorso di rigenerazione della sinistra campana, una sorta di “dove eravamo rimasti”. L’ex governatore ci crede, non ne vuole sapere di doversi rassegnare alla quiescenza e, da autentico animale politico, attende con circospezione di piazzare la zampata per riprendersi la scena…

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Il sindaco “parapaccheri”, Lettieri e la politica senza alternative

Alla variegata ‘fauna’ degli amministratori che hanno guidato Napoli nel corso della sua storia, mancava ancora quella del sindaco “parapaccheri” . La lacuna è stata colmata con l’ascesa a Palazzo san Giacomo di Luigi De Magistris, la cui irruzione sulla scena, inaspettata quanto parecchio fortunosa, fu salutata come il primo atto di una rivoluzione politico-culturale capace di proiettare la città nel novero delle principali capitali europee e mondiali. Mai promessa fu tanto avventata, visti i risultati. Ed è la ragione basilare che ha trasformato il ‘supereroe’ nel catalizzatore di ceffoni quale “unico responsabile” dei guai sempre più drammatici che affliggono la metropoli partenopea. La città langue nell’immobilismo? E giù schiaffi dalla società civile che lo addita come epigono del livello di prearcaica civiltà intrisa di anarchismo indolente, della comunità partenopea. Le defaillance di gestione amministrativa e di programmazione? Rifiuti, dissesto dei conti, Bagnoli, Napoli est, Centro storico, traffico, trasporti, welfare, lavoro, sicurezza, pressione fiscale, San Carlo, Forum delle culture, un lungo elenco di dolenze seguito da un’altrettanta intensa scarica di sberle. Provenienti da tutto l’iridescente mondo della politica locale. A partire dalla sua maggioranza, composta per la gran parte da ‘miracolati’ finiti in consiglio comunale con una manciata di voti i quali, alla prima occasione, non hanno esitato a mollarlo. Poi il sindacato e, soprattutto, le due diverse opposizioni, una di centrosinistra, l’altra di centrodestra, entrambe impegnate con particolare accanimento a confezionare raffiche di colpi sempre più duri pur di nascondere le proprie reciproche debolezze. Sempre più frastornato il primo cittadino tiene botta e rilancia anche se ormai non gli crede più nessuno. Così come nessuno, in realtà, almeno tra i soggetti istituzionali delegati a tal proposito, è in grado di esprimere un’alternativa. Senza punti di riferimento la politica si è frantumata in piccole e bellicose consorterie. Nel Pd, protagonista indiscusso della gauche locale, neanche la travolgente ascesa del renzismo è riuscita a mettere pace tra le bande che si disputano il partito. ‘Naturale’ referente nel Pantheon del sindaco, i dem hanno sdegnosamente rimandato al mittente i tentativi di approccio che questi ha esercitato nei loro confronti, nel tentativo di uscire dall’angolo in cui si è andato a cacciare in questi tre anni di consiliatura. L’altra opposizione, quella rappresentata da ciò che resta del Pdl, non brilla a sua volta per propositività e, manco a dirlo, coesione interna. Il suo capo, o presunto tale, nell’Aula di Via Verdi, Gianni Lettieri si è distinto finora per il livore nei confronti di De Magistris, da cui è stato sconfitto alle urne, restando sostanzialmente estraneo alle dinamiche e agli interessi del proprio schieramento. Una battaglia personale fine a se stessa, senza costrutto, che ha finito per svilire ancora di più l’azione del centrodestra nell’Assise cittadina. Così, in attesa di capire come andrà a finire la parabola del berlusconismo in riva al golfo, ci si prepara ai possibili scenari che si potranno venire a configurare e che determineranno anche la scelta del candidato alla poltrona di sindaco per il prossimo giro. Che potrebbe essere già domani. Per De Magistris e la sua giunta incombe l’incubo del dissesto, pericolo per niente scongiurato, nonostante l’aiutino della deroga per mettere a posto i conti fornito dal governo Renzi non appena insediato. Insomma, potrebbe succedere che venga costretto a lasciare prima della scadenza del mandato determinando l’apertura immediata di una campagna elettorale dagli esiti imprevisti. In tutti i casi, l’ex presidente dell’Unione industriali di Napoli, non sembra della partita. Con il celebrato ritorno della politica, la fine della tecnocrazia e degli unti dal Signore, di un imprenditore che si mette al servizio del bene comune nessuno sente più bisogno. La sfida presumibilmente vedrà coinvolti nomi che usciranno fuori dal gioco delle appartenenze e delle visioni di potere interne ai due principali partiti, Pd e Forza Italia. Entrambi, tuttavia, hanno bisogno di tempo per rimettere in linea di galleggiamento i rispettivi navigli. Per il momento, dunque, non ci sono altre soluzioni che tenersi il sindaco arancione, meglio che resti al suo posto e paghi per tutti l’incombente default della città. E per noi, intristiti spettatori della catastrofe, tra promesse e schiaffoni, non resta che sperare di salire indenni sulla prossima giostra.