Pd, primarie farsa: Renzi, Berlusconi e i libri di storia

Primarie farsa che servono ad aggiungere confusione alla confusione del quadro politico italiano mentre il Paese annaspa nel tentativo di restare a galla. Si conosce il vincitore, Matteo Renzi, cui manca solo il sigillo dei gazebo, che poi dicono “sono le primarie vere”, ma si continua a traccheggiare, sancendo implicitamente che la liturgia finora svolta con protagonisti i militanti, non è stato altro che un meccanismo per la conta interna tra correnti in funzione della composizione delle liste elettorali di là da venire. Insomma, una dimostrazione plastica che la semplificazione, la sburocratizzazione dei processi decisionali è molto più facile predicarla che praticarla. Non siamo un paese serio. Se questo è il partito che si spaccia per la massima espressione della democrazia partecipata oggi in Italia, figuriamoci il resto. C’è da impazzire, eppure sta scritto tutto, affinché non ci siano dubbi, nello statuto dell’organizzazione. La prima fase, quella cui abbiamo assistito nelle ultime settimane, relativa alla consultazione della base iscritta, è servita a sancire quali saranno i candidati ammessi (serve almeno il 5% dei consensi su scala nazionale) a partecipare alle primarie per designare il capo del partito e il candidato premier alle prossime elezioni politiche. Fatto salvo, ovviamente, la distribuzione del numero di delegati delle varie mozioni eletti nell’assemblea nazionale (già ampiamente a favore del segretario uscente con quasi il 70% ), l’unica in grado di eleggere il segretario nell’eventualità che alle primarie generali nessuno degli aspiranti abbia raggiunto la maggioranza del 50%. La seconda fase, come si diceva, è quella decisiva. Chi prende più voti diventa il dominus, non ce n’è per nessuno, è la logica della leadership, anche i più riottosi devono rassegnarsi a questa idea. Dunque, chi vince il 30 aprile, data stabilita per il voto popolare che conta, comanda. Per gli sconfitti, in base alle percentuali di consenso ottenuti, saranno riservati premi di consolazione corrispondenti a posti sicuri in parlamento per i propri fedelissimi. Alla faccia della battaglia sui capilista bloccati che sta scuotendo il partito in queste ultime settimane. Quel che inquieta, ahinoi, in questa storia, è che tutto sia già scritto e che il Paese da almeno quattro mesi sia fermo sul dibattito politico riguardante i tormenti interni al Pd, senza che i suoi competitor, compresi i 5 Stelle, riescano ad elaborare un’alternativa credibile allo  strabordante potere attrattivo dell’ex premier. Tempo perso, mentre il mondo corre in fretta. Una guerra inutile. Renzi le primarie le vincerà a man bassa, non c’è alcun dubbio, dopodiché avrà a disposizione il pallino del gioco, soprattutto se si sarà espressa al voto almeno una parte di quella maggioranza silenziosa di cittadini che tutti ignorano e che rappresenta la sostanza del 40% che lo ha sostenuto al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso. Potrà far cadere il governo quando vorrà (noi siamo tra quelli convinti che sarà la prima opzione sul tavolo del post-primarie), potrà mettere mano all’organizzazione del partito stabilendo a suo piacimento uomini e strategie sul territorio, potrà, infine, dialogare in libertà con il suo vero “nemico/amico” Berlusconi. Il quale non aspetta altro per sistemare le questioni riguardanti il suo impero finanziario e farsi finalmente  padre nobile di un Paese proiettato nella post-modernità entrando definitivamente,di prepotenza, nei libri di storia. Amen!

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