Indagine Consip, tutto già deciso: Renzi out, Italia salva!

E’ tutto un brutto film già visto, segno che il Paese non riesce proprio ad uscire fuori dal suo incubo, paralizzato dalla paura del cambiamento. Il ‘grumo’ di potere insediatosi ai vertici dello Stato con a capo Renzi e votato alla rottamazione del passato, non ha retto alla controriforma delle piccole e grandi consorterie politiche, economiche, delle professioni, della burocrazia, del mondo della rappresentanza istituzionale e, infine, della magistratura le quali hanno sferrato un attacco a tutto campo dagli esiti nefasti se l’offensiva dovesse andare a buon fine. Per Renzi è proprio un brutto momento, sta scontando a caro prezzo gli effetti degli errori nei tre anni in cui la sua leadership ha raggiunto l’apice. Soprattutto l’incapacità di mediazione, forse voluta, ma che ha prodotto un brillante isolamento quando poi si è arrivati al dunque: la sopravvivenza sua, o quella di tutti gli altri della giostra. Il duro colpo del referendum perso in malo modo, anche attribuendo a se stesso ottimisticamente il 40% dei favorevoli alla riforma, è stato il primo avvertimento, cui ha provato a reagire con il colpo di teatro delle dimissioni lampo da capo del governo. In realtà una mossa che i suoi avversari hanno saputo sfruttare a proprio favore, prendendo tempo e ponendo in discussione l’esistenza stessa del partito di cui è segretario. Scissione inevitabile, come era nell’ordine delle cose, e sommovimenti interni alla maggioranza con i capi corrente decisi a ridiscutere assetti dell’organizzazione e addirittura la stessa leadership. Che sembra avere ancora in pugno, ma che comincia a mostrare qualche crepa, quando, per arrivare a questi giorni,piomba sulla scena quella che ha tutta l’aria di essere un Armageddon per l’ex premier. L’immancabile indagine di una procura che, senza tirarlo in ballo direttamente, agita le manette tra il suo più stretto entourage, in particolare puntando al fedelissimo Luca Lotti, attuale ministro dello Sport con importanti deleghe e, addirittura il padre, Tiziano, tratteggiato dalle cronache dei giornali come un “intrallazziere” senza scrupoli, irresponsabile al punto da farsi responsabile principale della disgraziata fine della carriera politica del figlio. Ben presto gli accertamenti dei magistrati sono usciti sottoforma di indiscrezioni, ma questa non è una novità,  così come presto sono diventati argomenti dirimenti, dimentichi di altri problemi più urgenti, per i palazzi della politica, delle redazioni di giornali, Tg e Talk show televisivi. Da tutte le parti richieste di chiarimento, minacce di sfiducia al Ministro, mentre il segreto istruttorio può andarsi a fare benedire e un eventuale processo è pressoché inutile da celebrare per quelli cui non è stato ancora formulato nessun addebito e accusa specifica. L’obiettivo è chiaro: “Renzi non poteva non sapere”. Il cerchio si chiude. L’Italia, così come l’abbiamo sempre conosciuta è salva. Fino al prossimo giro.

 

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