Pd in coma, non resta che affidarsi a Bassolino che aveva previsto tutto. Anche se per ora manca il coraggio!

Il convitato di pietra del Pd locale (e non solo) Antonio Bassolino lo aveva detto: per rimettere in piedi il partito “si deve rifare tutto: commissariare il Pd provinciale e regionale con persone autorevoli e fuori dalle rigide correnti. Azzerare l’attuale tesseramento militarizzato e lottizzato. Bisogna preparare un congresso di rifondazione. Bisogna dare al partito un corpo (iscritti veri), una testa (un gruppo dirigente), un’anima. Dobbiamo muoverci subito, con responsabilità e passione politica”. Un grido d’allarme inascoltato, evidentemente, visto i progressivi passi falsi in cui è incappato l’establishment  dei dem partenopeo fino alla triste vicenda “listopoli” di questi giorni. Da Roma, dove finora hanno nascosto la testa sotto la sabbia (per mero calcolo politico, risultato sbagliato all’alba del 5 dicembre scorso) hanno battuto un colpo. Affidato a Francesco Nicodemo, napoletano e renzianissimo addetto alla comunicazione di Palazzo Chigi, che in una intervista al Cormez a cura di Simona Brandolini, ha sostanzialmente dato ragione all’ex governatore della Campania affermando: “Da luglio del 2015 il partito provinciale andava commissariato. Dopodiché la maggioranza del partito pensa di poter andare avanti in questo modo: oggi non credo che un congresso possa bastare a ricostruire un gruppo dirigente vero”. E alla domanda sulle responsabilità di Renzi e al “lanciafiamme” promesso, la risposta è risultata un’amara ammissione: “I problemi di Napoli sono atavici. Se il congresso continua a essere una gara tra chi ha più tessere non cambia la situazione”. ‘Don Antonio’, intanto, si gode la soddisfazione di avere dimostrato ancora una volta, casomai ce ne fosse stato bisogno, la propria statura politica e l’esperienza che continua a mettere a disposizione del partito il quale, colpevolmente, fa sempre più fatica ad ignorare . Nel frattempo non si è lasciato sfuggire l’occasione per lanciare un ulteriore segnale al “giovane Matteo” nel corso di una recente iniziativa organizzata in città da “Demonline”. Ad un certo punto del suo lungo intervento è stato perentorio: a Napoli “rischiamo di non esistere più. Altro che rischiare di prendere una bronchite, a Napoli il Pd è in sala di rianimazione. La provincia di Napoli è grande il doppio della città, ma dobbiamo sapere che Napoli è la testa, e un Pd senza Napoli è un Pd senza testa. Dobbiamo fare di tutto perché Napoli riacquisti questa funzione e che il Pd, qui in città, abbia la sua testa”. Il problema è la testa che manca. Ci ha provato De Luca a proporsi, mettendo in campo personalità, determinazione, decisionismo, capacità amministrative. Solo che una volta conquistato Palazzo Santa Lucia ha mostrato, suo malgrado, il respiro corto del politico di provincia incapace di calarsi nelle dinamiche di una metropoli difficile che ha pensato di trattare come una Salerno qualsiasi (con tutto il rispetto si intende per la splendida città). Ha con tutta evidenza fallito il tentativo di impadronirsi del partito che lo ha via via  mollato al punto da diventare ostile alle truppe cammellate dei notabili locali che lo avevano sostenuto nella corsa alle regionali (vedi Mario Casillo e Raffaele Topo). Fino a mancare l’appuntamento più importante, ai fini dell’accreditamento in chiave nazionale con l’allora premier in carica, del referendum, portando a casa il peggior risultato tra le regioni italiane nel confronto con i contrari alla riforma costituzionale proposta da Renzi. Nel frattempo, al di là della retorica sprecata sull’argomento, tra le giovani leve del partito non si intravedono talenti nuovi capaci di affrontare la sfida di una leadership che guardi al futuro. Desolanti, da questo punto di vista, le performance di alcuni aspiranti campioni della ‘rottamazione” che non sono andati oltre la scimmiottatura degli atteggiamenti e delle parole d’ordine del capo romano, su cui è meglio stendere un velo pietoso. Il risultato è quello di un partito alla canna del gas, in coma profondo e un’unica possibilità per venirne fuori affidandosi a chi se ne ‘intende’. Decidere di commissariare l’organizzazione dando al “vecchio vicerè” i poteri per svolgerne la necessaria ‘manutenzione’, sarebbe forse troppo azzardato da parte del segretario, significherebbe avere coraggio e visione politica che francamente non sembrano al momento nelle sue disponibilità (la batosta referendaria lo ha decisamente indebolito), ma consentire un congresso azzerando – come suggerito non solo da Bassolino abbiamo visto – vertici, tesseramento e organismi di partito senza più alcuna autorevolezza e credibilità, rappresenterebbe il minimo sindacale. Un modo per verificare ambizioni, carisma e idee di chi pensa di avere le stimmate per guidarne la rinascita. Semplice? Sì, ma non crediamo che accada.

 

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Il delirio visionario del sindaco e ‘l’ombra’ del fratello marpione

Comune pieno di debiti, la città agonizzante sempre più sprofondata nei suoi drammatici problemi e lui gioca a fare il poeta visionario, il comunicatore di sogni, senza che nessuno sia in grado di farlo rinsavire. Un vero delirio il post di qualche giorno fa sul suo profilo Facebook , nel quale si intrattiene presumiamo di notte con un robusto bicchiere di cognac tra le mani (ammesso che gli piaccia; e questo sarebbe un titolo a suo onore), a proposito di Napoli e del suo futuro. Vale la pena di riportarlo integralmente: “ Napoli va conosciuta, amata. Venite a Napoli, tornate a Napoli. Visitatela, vivetela. Napoli, oggi, ha voglia di essere capitale. Aiutiamoci tutti. Napoli res publica, agorà, polis. Napoli cuore del mediterraneo. Città di mare, oltre ogni confine. Superamento di proprietà, verso la comunione. Napoli inferno e paradiso. Quindi vita, con tutte le sue complessità e contraddizioni. Napoli avere ed essere, amore ed odio. Passione contro indifferenza. Napoli assetata di giustizia, con profonda voglia di riscatto. Orgoglio partenopeo. Immergetevi nelle strade e raccontate. Cogliete il profondo volto umano della Città. Napoli oggi vive, non sopravvive. La potenza vulcanica vince contro rassegnazione e lamento. Percepisco la forza di Napoli. Avanti tutta, senza sosta, nella costruzione della comunità popolare napoletana”.  Niente da dire, belle parole, chiacchiere da salotto, una cascata di luoghi comuni capace di affascinare un ristretto numero di gagà della borghesia partenopea poco avvezza a confrontarsi con i disagi di una città dagli eterni cantieri aperti, strade dissestate, trasporti da terzo mondo, illegalità diffuse e chi più ne ha ne metta, tanto da essere sprofondata agli ultimi posti nelle classifiche di vivibilità e qualità della vita delle metropoli occidentali. Quello del sindaco è in sostanza il solito refrain – anche se in versione 2.0 – di sole, mare, pizza e mandolino. Certo, con una spruzzata di vecchio spirito ‘comunardo’ che non guasta mai, giusto per coinvolgere nel suo furore rivoluzionario frotte di giovani studenti anti-sistema, pseudo artisti in cerca di spazi e visibilità, centri sociali, comitati civici e outsider di ogni specie e provenienza. Con l’impegno, al culmine di una crisi di isteria narcisistica, a fare di Napoli il “paradiso in terra” per l’umanità tutta.  Un vaneggiamento che, come dicevamo, nessuno sembra in grado di fermare, neanche il fratello Claudio, la vera ‘mente’ della famiglia. E’ lui il vero dominus del fenomeno De Magistris destinato, nelle intenzioni, a proporsi come dinastia vicereale del Vesuvio, di Partenope, della Campania e di tutto il Mezzogiorno tuttora sotto occupazione del “Piemonte invasore”. Il Richelieu che lucidamente sta pianificando il futuro suo e del fratello, cominciando con l’intestarsi il ruolo di segretario politico (in attesa di una investitura ufficiale di là da venire) di ‘Dema’ il movimento a loro nome che si propone di conquistare uno spazio di rappresentanza nazionale a sinistra della sinistra del Pd e ancora oltre. Per il momento, in attesa della verifica alle urne, l’obiettivo minimo, sembra di capire, è quello di puntare a Palazzo Santa Lucia con Giggino e il prosieguo dell’esperienza a San Giacomo con lui al posto del ‘germano’. Emblematica in tal senso la dichiarazione affidata, forse improvvidamente senza l’ok di Claudio, alle agenzie da parte del primo cittadino in occasione della presentazione del partito: “La volontà  è quella di fare il sindaco a tempo pieno fino al 2021. Ci stiamo organizzando per un movimento nuovo rispetto ai partiti e al Movimento 5 Stelle, che finora ha deluso le aspettative; vogliamo andare oltre la città di Napoli e proporci anche alla guida della Regione Campania. Non sarò io il candidato ma in politica mai dire mai”. Appunto, mai dire mai. Una promessa, o forse una minaccia. Nel dubbio, meglio organizzarsi a resistere.