De Luca-De Magistris, una corona per due

Ad entrambi non mancano le qualità di arruffapopolo, uno smisurato ego e l’ambizione al comando senza mediazioni. Vincenzo De Luca e Luigi De Magsitris, vivono la stessa certezza, cioè quella di essere predestinati a governare il mondo. E poco male se questo sia circoscritto, ahinoi, alla capitale del sud. Napoli è il mondo – non sono stati i primi a pensarlo – pertanto battagliano per conquistare lo scettro del comando, la corona di viceré, forzatamente lasciata in eredità da Antonio Bassolino. Che è poi l’unico modo per avere una non secondaria voce in capitolo nel gioco politico nazionale e nelle logiche di potere tradizionale. Poco importa se ne hanno le qualità – loro ne sono convinti ovviamente – quel che conta è centrare l’obiettivo mettendo in campo ognuno le proprie capacità cercando di prevalere sull’avversario. Lo scontro è cruento, nelle ultime settimane è trasceso a livello di imboscate, ai limiti del “vaffa’” reciproco. Mai prima d’ora c’era stato un grumo di tensione tanto intenso tra le due principali istituzioni di governo locale. Mai Palazzo santa Lucia e Palazzo San Giacomo si erano guardati così in cagnesco. D’accordo su niente e accuse reciproche sulle principali questioni che riguardano la vita dei cittadini da loro amministrati: la gestione dei fondi europei, quella dei rifiuti, delle risorse idriche, delle Universiadi e degli impianti sportivi, della riqualificazione di Bagnoli, della sanità e della sicurezza urbana; fino alla più banale querelle sulla mancata diretta Rai della festa di Capodanno. A nulla sono serviti i “pacificatori”, il fratello Claudio per il sindaco e Fulvio Bonavitacola, vice presidente della giunta regionale, per il governatore, le schermaglie sono proseguite senza sosta e non sembra sia possibile al momento una ricomposizione. E’ nella natura stessa della contesa che prevede un solo vincitore e nessun pareggio. La posta è alta, questione di vita o di morte, ne va del proprio futuro. Per De Luca sarebbe la consacrazione, dopo un trentennio di ‘umiliazioni’ all’ombra di Bassolino – amministrando con efficienza e mano ferma la sua Salerno  (praticamente un quartiere cittadino del capoluogo) – delle sue doti di indefesso condottiero per il riscatto del “popolo oppresso”. Per De Magistris, che condivide la stessa paranoia, la certezza di non implodere nell’anonimato più totale e trovarsi nella condizione di dover riscrivere il proprio percorso umano in un alveo di indeterminatezza identitaria. Intanto, sia l’uno che l’altro, devono fare i conti con una borghesia napoletana, indolente, spesso un po’ cialtrona, che è l’ago della bilancia delle loro fortune postume e poco propensa a fare sconti, soprattutto agli ‘estranei’ ai propri interessi. I segnali di scontento non sono mancati. “Il tema del rapporto con Napoli – ha scritto qualche giorno fa su Fb l’ex senatrice Pd, Graziella Pagano, una delle principali teste di ponte di De Luca della città che conta, in un accorato messaggio al governatore – quella che ti ha fatto vincere le elezioni regionali è lì sul tavolo. La Giunta è insufficiente…ma non per incapacità, solo che manca la politica…non Enzo, la politica politicante, ma quella straordinaria missione civile che tu ed altri, fra cui la sottoscritta, hanno imparato ad amare in quella meravigliosa comunità che era il Pci. Rifletti”. Un avvertimento che non è mancato neanche per il sindaco che, tra una polemica e l’altra con Roberto Saviano, la gestione di ‘Nalbero alla rotonda Diaz , quella della irrispettosa movida nel salotto buono cittadino a Chiaia e le discutibili scelte in materia di sicurezza, ha incassato gli strali di intellettuali e pezzi organizzati di quella società civile a lui più cara. Come andrà a finire nessuno può saperlo, di sicuro ci sentiamo di dire che “…Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non ha tomba, è immortale …è l’amore (cit. Matilde Serao)”. Speriamo.

 

 

 

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