Il Pd, Renzi, D’Alema e la scissione auspicabile

Avvilente, veramente avvilente il dibattito che si sta svolgendo in questi giorni nel Pd, con un unico esito finale: l’ennesima scissione. Inevitabile. E auspicabile, a questo punto, per chiarire una volta per tutte, che non c’è altra strada che ‘spurgare’ dal partito i residui di un mondo archiviato dalla storia. Così come la sua classe dirigente che ha dato una pessima prova di sé e pretende ancora di dettare legge in nome di una ‘socialismo’ fuori luogo mentre è impegnata in una tenace, feroce volontà di conservare autoreferenzialità, poltrone, visibilità e autostima. Il pretesto per la loro ennesima battaglia perdente, perché fondamentalmente di retroguardia, è questa volta Matteo Renzi, come in passato lo sono stati Craxi, Occhetto, Prodi , Berlusconi; sì, anche il Cavaliere a suo modo. I signori del “ben altro”, con a capo l’inossidabile D’Alema – più deciso che mai a fargliela pagare  all’odioso guascone toscano che gli aveva promesso e poi disatteso un posto di commissario europeo – e rinfrancati dalla vittoria al referendum del 4 dicembre, hanno cominciato a sparare ad alzo zero. Baffino, tanto per dire, si è inventato, nel tempo della post-verità, un “non partito”, un movimento (“ConSenso”) che pronto all’occorrenza potrà essere utilizzato per partecipare autonomamente alle elezioni. Ovviamente a ‘sinistra’ del rinnegato Pd renziano. Un luogo in verità già molto affollato. Ci sono quelli di Sinistra italiana anche loro prossimi, guarda un po’, ad una scissione; c’è l’ex sindaco di Milano Pisapia, impegnato a mettere insieme quel che è rimasto del popolo arancione e non mancano i Verdi, in varie sfumature, come gli Arcobaleno, un po’ di società civile composta da una stanca borghesia urbana illuminata e infine i visionari giacobini alla Civati, Emiliano, De Luca, De Magistris. Non c’è che dire, una bella compagnia di giro che ha un solo grande problema, quello cioè della reale consistenza all’atto dell’apertura delle urne. Tutti insieme, a livello nazionale, stando ai sondaggi, valgono tra i 3 e il 5%, risultato buono forse per entrare in parlamento, ma da dividere tra parecchi pretendenti senza che nessuno sia sicuro di come andrà a finire. Renzi, ultimo erede della Dc e prodotto “del fallimento di D’Alema e Bersani, dalla loro incapacità di essere davvero gruppo egemone”, come ha sentenziato un grande vecchio del Pci, il 93enne Emanuele Macaluso in una recente intervista alla ‘Stampa’, lascia fare, mostra sicumera, anzi spera che la scissione “abbia luogo finalmente”. La cosiddetta sinistra: ideologica, opportunista, inconcludente, retaggio del secolo passato, incapace di connettersi ai nuovi paradigmi della globalità, tolga il disturbo e vada per la sua strada verso l’abisso. Libero, senza più remore, di poter stringere accordi anche col ‘diavolo’ pur di riformare un Paese forse irriformabile. Ma questo è un altro discorso.

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De Luca-De Magistris, una corona per due

Ad entrambi non mancano le qualità di arruffapopolo, uno smisurato ego e l’ambizione al comando senza mediazioni. Vincenzo De Luca e Luigi De Magsitris, vivono la stessa certezza, cioè quella di essere predestinati a governare il mondo. E poco male se questo sia circoscritto, ahinoi, alla capitale del sud. Napoli è il mondo – non sono stati i primi a pensarlo – pertanto battagliano per conquistare lo scettro del comando, la corona di viceré, forzatamente lasciata in eredità da Antonio Bassolino. Che è poi l’unico modo per avere una non secondaria voce in capitolo nel gioco politico nazionale e nelle logiche di potere tradizionale. Poco importa se ne hanno le qualità – loro ne sono convinti ovviamente – quel che conta è centrare l’obiettivo mettendo in campo ognuno le proprie capacità cercando di prevalere sull’avversario. Lo scontro è cruento, nelle ultime settimane è trasceso a livello di imboscate, ai limiti del “vaffa’” reciproco. Mai prima d’ora c’era stato un grumo di tensione tanto intenso tra le due principali istituzioni di governo locale. Mai Palazzo santa Lucia e Palazzo San Giacomo si erano guardati così in cagnesco. D’accordo su niente e accuse reciproche sulle principali questioni che riguardano la vita dei cittadini da loro amministrati: la gestione dei fondi europei, quella dei rifiuti, delle risorse idriche, delle Universiadi e degli impianti sportivi, della riqualificazione di Bagnoli, della sanità e della sicurezza urbana; fino alla più banale querelle sulla mancata diretta Rai della festa di Capodanno. A nulla sono serviti i “pacificatori”, il fratello Claudio per il sindaco e Fulvio Bonavitacola, vice presidente della giunta regionale, per il governatore, le schermaglie sono proseguite senza sosta e non sembra sia possibile al momento una ricomposizione. E’ nella natura stessa della contesa che prevede un solo vincitore e nessun pareggio. La posta è alta, questione di vita o di morte, ne va del proprio futuro. Per De Luca sarebbe la consacrazione, dopo un trentennio di ‘umiliazioni’ all’ombra di Bassolino – amministrando con efficienza e mano ferma la sua Salerno  (praticamente un quartiere cittadino del capoluogo) – delle sue doti di indefesso condottiero per il riscatto del “popolo oppresso”. Per De Magistris, che condivide la stessa paranoia, la certezza di non implodere nell’anonimato più totale e trovarsi nella condizione di dover riscrivere il proprio percorso umano in un alveo di indeterminatezza identitaria. Intanto, sia l’uno che l’altro, devono fare i conti con una borghesia napoletana, indolente, spesso un po’ cialtrona, che è l’ago della bilancia delle loro fortune postume e poco propensa a fare sconti, soprattutto agli ‘estranei’ ai propri interessi. I segnali di scontento non sono mancati. “Il tema del rapporto con Napoli – ha scritto qualche giorno fa su Fb l’ex senatrice Pd, Graziella Pagano, una delle principali teste di ponte di De Luca della città che conta, in un accorato messaggio al governatore – quella che ti ha fatto vincere le elezioni regionali è lì sul tavolo. La Giunta è insufficiente…ma non per incapacità, solo che manca la politica…non Enzo, la politica politicante, ma quella straordinaria missione civile che tu ed altri, fra cui la sottoscritta, hanno imparato ad amare in quella meravigliosa comunità che era il Pci. Rifletti”. Un avvertimento che non è mancato neanche per il sindaco che, tra una polemica e l’altra con Roberto Saviano, la gestione di ‘Nalbero alla rotonda Diaz , quella della irrispettosa movida nel salotto buono cittadino a Chiaia e le discutibili scelte in materia di sicurezza, ha incassato gli strali di intellettuali e pezzi organizzati di quella società civile a lui più cara. Come andrà a finire nessuno può saperlo, di sicuro ci sentiamo di dire che “…Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non ha tomba, è immortale …è l’amore (cit. Matilde Serao)”. Speriamo.