Al voto, al voto! La ‘prima’ di Mattarella, Renzi e il Pd da ri-strutturare

Bisogna attendere almeno fino a domenica (al massimo lunedì) per la fine del primo atto della vecchia commedia italica che va in scena ad ogni crisi di governo che si rispetti, cioè quella che porta con sé la fine di un ciclo politico e l’inizio di un altro. Elezioni e ripartenza, se va bene, poi la routine di una governabilità sempre appesa ad un filo. Come quella che si sta andando a prefigurare in questi giorni. Domenica, dicevamo, il Presidente renderà note le sue osservazioni e le indicazioni scaturite dalle consultazioni con i partiti. Per Mattarella è una prima volta da brividi. E’ lui a dovere fare sintesi di una situazione politica ingarbugliata, senza prospettive e indicare una soluzione che non sia il voto anticipato, almeno nell’immediato. Di cui, a parole, tutti dicono di sentire come esigenza primaria, ma che intanto resta nel labile mondo del novero delle ipotesi. Nel frattempo, di sicuro, c’è una gran voglia in giro – tranne i 5S che pure erano stati i primi a proporlo – del caro, vecchio, rassicurante sistema elettorale proporzionale. Qualcuno, al massimo della ‘spregiudicatezza’, si è spinto a chiedere una piccola correzione con premio di maggioranza. Ma tant’è. Tutto questo bailamme, alla fine, non è altro che il modo migliore per prendere tempo e preparare la vera partita che può iniziare solo con un quadro politico ricomposto (il ricorso al proporzionale servirà a questo), dove siano chiare le quote di consenso di ognuno e il radicamento nel tessuto sociale e culturale del Paese. Insomma, si possono fare le elezioni a breve, oppure ad ottobre (che farebbe la felicità di molti parlamentari che avrebbero così maturato il ricco vitalizio) politicamente non un termine lontano, darsi un governo e metterlo in crisi dopo qualche mese perché frutto di compromessi e veti incrociati. Sì, niente di nuovo, già visto, null’altro che la consueta instabilità fisiologica cui sembra condannato il nostro Paese. Ma un passaggio ineluttabile, ahinoi, nella speranza che Renzi (chi scrive non sente di annoverarsi tra i suoi fans, giusto per chiarie) “l’unico vero leader oggi in circolazione in Italia” (Berlusconi docet), abbia intanto imparato la lezione e riprenda il cammino della rottamazione facendo tesoro dell’esperienza acquisita in questi anni  di governo e dalle sconfitte patite, la più pesante delle quali al referendum appena celebrato. L’Italia è un paese complesso, non si può governare senza una rete ‘nervosa’ di uomini e idee diffusa sul territorio. Il primo problema che avrà da risolvere, dunque, il capo del Pd sarà quello di ri-strutturare, una volta per tutte, il partito. Mettere mano alla sua organizzazione, non più come comitato elettorale, ma colonna vertebrale di una idea di Paese in grado di riconciliarsi con i suoi cittadini recependone  gli umori profondi. Va affrontata, senza ulteriori infingimenti e in via definitiva, la frattura  che appare sempre più insanabile tra riformisti e padroni della “ditta”, irrimediabilmente conservatori di una “sinistra” logora e impegnata nella difesa di poltrone e rendite di posizione. Azzeramento  delle tessere in larga parte pilotate dai ras locali, congresso e poi primarie aperte, questo il percorso netto da intraprendere nell’immediato, sempreché Renzi abbia voglia di andare fino in fondo nel proposito originario del “cambiare verso”. E senza più derogare, questa volta, all’invio di commissari nelle federazioni territoriali – il famoso “lanciafiamme” promesso all’alba della batosta subita alle amministrative e mai usato – dove si sono consumate le peggiori perfomance del partito, Napoli e Campania in primis. Un anno e mezzo di tempo, più o meno, per chiudere il cerchio. Poi, ancora elezioni, non prima però di avere imposto una nuova legge elettorale che dia a chi vince le chiavi del Palazzo. Chi vivrà vedrà.

Ps : Ovviamente quello che avete avuto la pazienza di leggere finora è solo un’opinione, o meglio, un auspicio. Ci piacerebbe, per farla breve, vedere finalmente uno spettacolo diverso, una nuova commedia.

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