Bassolino isolato, resetta la strategia

Da Roma sono stati chiari: “A Napoli di dimissioni, congresso e cose del genere non se ne parla prima del voto referendario, dopo vedremo”. Ad avere pronunciato la sentenza che chiude per il momento a qualsiasi ipotesi di contendibilità del partito nel capoluogo partenopeo, pare sia stato il più “democristiano” dei dirigenti democristiani del Pd, Lorenzo Guerini, regista dell’operazione di blindatura dell’organizzazione dall’assalto di Antonio Bassolino. Un osso duro l’ex governatore al quale non bisogna concedere nessun vantaggio, via quindi all’opera di logoramento: “Lasciarlo da solo ad urlare alla luna”, questa l’indicazione. Ed infatti è quel che sta accadendo. Dopo il disastroso risultato delle primarie seguito da quello del voto amministrativo, è cominciato un caotico rimpallo di responsabilità tra dirigenti, candidati, capibastone, militanti, senza uno straccio di convocazione degli organismi istituzionali per aprire un’ampia riflessione sul dopo-voto. Non sono mancati i veleni, di cui a farne le spese è stato soprattutto Bassolino, al quale è stata imputata la sconfitta. “E’ stata la sua ostinazione a non volere ammettere di essere finito – hanno fatto sapere i suoi indispettiti compagni di partito – a determinare il clima di sfiducia intorno alla coalizione che ci ha fatto soccombere”. Così, di questo passo, il “sindaco del Rinascimento” è finito nell’angolo, da dove spera di venirne fuori al più presto, anche se probabilmente ha capito di non avere in  questo momento molte frecce all’arco e che quindi sarà costretto a resettare la sua strategia. Da un po’ ha diradato i quotidiani post su Fb dove il principale bersaglio era il partito e le condizioni “comatose” in cui versava, anche i suoi più agguerriti e fedeli sostenitori hanno allentato le loro esternazioni su media e social dove denunciavano il “golpe” perpetrato dalla dirigenza che non si degnava di togliere il disturbo e convocare un congresso straordinario di rifondazione del Pd locale. Un incontro sul tema è previsto oggi pomeriggio alla Fondazione Sud, il quartier generale dei bassoliniani, e sarà probabilmente l’ultimo prima della pausa estiva. Se ne riparlerà a settembre. Una chiusura amara per Basssolino, aver perso le primarie è risultato esiziale, lo ha indebolito notevolmente, aver poi puntato sul disfacimento del partito a Napoli, è stata una scelta che all’evidenza non ha pagato. Il suo antico rivale, l’attuale governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a capo del fronte ostile, questa volta sembra aver vinto la partita, o almeno il primo tempo. E’ lui il riferimento di Renzi e del Nazareno, nonostante conservi senza imbarazzi la “giusta” distanza tra sé e il partito. La principale preoccupazione del premier in questo momento è portare a casa il referendum costituzionale sul quale si gioca prestigio e leadership, figuriamoci se ha intenzione di mettere a rischio gli equilibri politici territoriali in qualsiasi parte del Paese e men che meno a Napoli. Bassolino e suoi, allora, devono mettersi il cuore in pace ed attendere, anzi darsi da fare per far vincere il sì. Su questo si era impegnato direttamente con il segretario alla vigilia del crack primarie, la Fondazione avrebbe fatto da base logistica, poi più niente. Non è chiaro, inoltre, il personale peso politico sui parlamentari napoletani, visto ad esempio che proprio uno dei suoi più vicini consiglieri, l’eurodeputato Massimo Paolucci, ha dichiarato il proprio convinto “no” alla riforma. Insomma, avrà di che meditare il “Presidente” questa estate, magari un po’ di aria delle Dolomiti potrà aiutare.

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