E Lettieri si butta a sinistra…

Gianni Lettieri, candidato sindaco per il centrodestra sconfitto al ballottaggio da De Magistris, pronto a schierare gli eletti delle sue liste civiche con il centrosinistra in consiglio comunale e nei parlamentini delle municipalità. L’annuncio fragoroso è arrivato con un post di Pietro Diodato sul suo profilo Facebook nel quale, l’ex consigliere regionale di Fdi, ha raccontato del clamoroso voltafaccia dell’imprenditore napoletano avvenuto nel corso di “una cena il 21 giugno scorso con lo staff e i neo-consiglieri” in cui è stata impostata la linea politica da tenere per il prossimo futuro del ‘movimento’ di cui è a capo. “Con la nostra lista Napoli Capitale – ha raccontato con una punta di amarezza Diodato  – abbiamo espresso più di una perplessità circa la candidatura di Lettieri a sindaco di Napoli, ed infatti presentammo un nostro sfidante (Enzo Rivellini, ndr). Non lo ritenevamo, tra l’altro, politicamente e culturalmente espressione di un’area di centrodestra e che era troppo legato a Bassolino, Cozzolino, De Luca e in ultimo a Renzi. Ma non volevamo assumerci la responsabilità di far perdere il cosiddetto centrodestra e per questo alla fine convergemmo sul suo nome. Oggi Lettieri, a conferma dei nostri dubbi ha confessato pubblicamente agli eletti con le sue liste che la sua area di riferimento nel prosieguo sarà quella del Pd….Ne prendiamo atto!”. In verità la notizia girava già da qualche giorno, soprattutto in ambienti Pd, qualcuno maliziosamente come è di casa di questi tempi tra i Democratici parlava di Lettieri e dei suoi come la “quinta colonna del vecchio ‘amico’, il governatore Vincenzo De Luca, nell’aula di via Verdi e a Palazzo San Giacomo”. Ad alimentare le veline anche un incontro di qualche giorno fa con la capogruppo del Pd, Valeria Valente per discutere di possibili sinergie tra le opposizioni nell’assise cittadina. Così come ad avvalorare le ‘certezze’di Diodato ci si è messa pure la nomina di un fedelissimo di Bassolino, Salvatore Guerriero nella segreteria della formazione politica in Consiglio, incarico questo solitamente affidato a persone di provata fiducia.  “Anche la richiesta di avere come dipendente nel gruppo consiliare un vigile urbano, ex consigliere comunale del Pd – ha affermato sdegnato l’esponente di ‘Napoli capitale’ – deve essere letta come un ulteriore segnale di vicinanza a Renzi,da parte di Lettieri. In consiglio comunale non parteciperemo ad alcun incontro di centrodestra che veda la presenza di Lettieri, se quest’ultimo non chiarisce la propria collocazione politica”. A rendere la cosa come minimo singolare, la presenza nelle fila di ‘Prima Napoli’ di Marco Nonno, uno dei tre eletti della lista. Nonno è un uomo che per storia umana e politica, oltre che per vicende giudiziarie legate alla sua fede ideale, più di destra non si può, come potrebbe accettare una tale compromissione? “Si è evidentemente rimangiato il saluto romano per schierarsi con Lettieri” ha commentato sarcastico Diodato, suo antico sodale.  Intanto l’ex presidente degli industriali partenopei non parla, inutile cercarlo, ha fatto sapere che ricomincerà a dialogare con la stampa solo a settembre , forse. Non è chiaro se si dimetterà, anche se Vincenzo Moretto, primo dei non eletti della lista e in predicato di prenderne il posto, si dice sicuro di sì. “Ci siamo incontrati e mi ha assicurato che sarebbe andato via, ma non subito – ha spiegato  – non vuole fare apparire la cosa come una fuga”. Mentre Moretto resta fiducioso c’è chi invece è convinto che Lettieri stia preparando un “veicolo civico” da schierare ai prossimi appuntamenti elettorali – a partire dal referendum costituzionale – e che quindi non ha nessuna voglia di smantellare il giocattolo, dopo quello che gli è costato in termini di tempo, denaro e prestigio, per “puntare decisamente ad un posto in parlamento nella prossima legislatura”.

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Bassolino isolato, resetta la strategia

Da Roma sono stati chiari: “A Napoli di dimissioni, congresso e cose del genere non se ne parla prima del voto referendario, dopo vedremo”. Ad avere pronunciato la sentenza che chiude per il momento a qualsiasi ipotesi di contendibilità del partito nel capoluogo partenopeo, pare sia stato il più “democristiano” dei dirigenti democristiani del Pd, Lorenzo Guerini, regista dell’operazione di blindatura dell’organizzazione dall’assalto di Antonio Bassolino. Un osso duro l’ex governatore al quale non bisogna concedere nessun vantaggio, via quindi all’opera di logoramento: “Lasciarlo da solo ad urlare alla luna”, questa l’indicazione. Ed infatti è quel che sta accadendo. Dopo il disastroso risultato delle primarie seguito da quello del voto amministrativo, è cominciato un caotico rimpallo di responsabilità tra dirigenti, candidati, capibastone, militanti, senza uno straccio di convocazione degli organismi istituzionali per aprire un’ampia riflessione sul dopo-voto. Non sono mancati i veleni, di cui a farne le spese è stato soprattutto Bassolino, al quale è stata imputata la sconfitta. “E’ stata la sua ostinazione a non volere ammettere di essere finito – hanno fatto sapere i suoi indispettiti compagni di partito – a determinare il clima di sfiducia intorno alla coalizione che ci ha fatto soccombere”. Così, di questo passo, il “sindaco del Rinascimento” è finito nell’angolo, da dove spera di venirne fuori al più presto, anche se probabilmente ha capito di non avere in  questo momento molte frecce all’arco e che quindi sarà costretto a resettare la sua strategia. Da un po’ ha diradato i quotidiani post su Fb dove il principale bersaglio era il partito e le condizioni “comatose” in cui versava, anche i suoi più agguerriti e fedeli sostenitori hanno allentato le loro esternazioni su media e social dove denunciavano il “golpe” perpetrato dalla dirigenza che non si degnava di togliere il disturbo e convocare un congresso straordinario di rifondazione del Pd locale. Un incontro sul tema è previsto oggi pomeriggio alla Fondazione Sud, il quartier generale dei bassoliniani, e sarà probabilmente l’ultimo prima della pausa estiva. Se ne riparlerà a settembre. Una chiusura amara per Basssolino, aver perso le primarie è risultato esiziale, lo ha indebolito notevolmente, aver poi puntato sul disfacimento del partito a Napoli, è stata una scelta che all’evidenza non ha pagato. Il suo antico rivale, l’attuale governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a capo del fronte ostile, questa volta sembra aver vinto la partita, o almeno il primo tempo. E’ lui il riferimento di Renzi e del Nazareno, nonostante conservi senza imbarazzi la “giusta” distanza tra sé e il partito. La principale preoccupazione del premier in questo momento è portare a casa il referendum costituzionale sul quale si gioca prestigio e leadership, figuriamoci se ha intenzione di mettere a rischio gli equilibri politici territoriali in qualsiasi parte del Paese e men che meno a Napoli. Bassolino e suoi, allora, devono mettersi il cuore in pace ed attendere, anzi darsi da fare per far vincere il sì. Su questo si era impegnato direttamente con il segretario alla vigilia del crack primarie, la Fondazione avrebbe fatto da base logistica, poi più niente. Non è chiaro, inoltre, il personale peso politico sui parlamentari napoletani, visto ad esempio che proprio uno dei suoi più vicini consiglieri, l’eurodeputato Massimo Paolucci, ha dichiarato il proprio convinto “no” alla riforma. Insomma, avrà di che meditare il “Presidente” questa estate, magari un po’ di aria delle Dolomiti potrà aiutare.