Vincere al primo turno è possibile, DeMa ci crede: ecco perchè

E’ un imperativo categorico, quasi una necessità, vincere al primo turno delle amministrative. De Magistris ci crede, dopo aver saggiato la scarsa consistenza dei suoi avversari principali, vale a dire il Pd e l’ex presidente dell’Unione industriali di Napoli Gianni Lettieri. Sarebbe meglio però evitare altre due settimane di campagna elettorale per affrontare un ballottaggio che di per sé è sempre motivo di ansia perché non si può mai sapere come va a finire (si sa come sono le cose della politica), fatto sta che ci sono tutte le condizioni per potere centrare il risultato al primo colpo. Una legittimazione importante, soprattutto per la sua futura  carriera politica che vede senza dubbio in chiave nazionale. L’arancione che non sbiadisce, ma che anzi tende al rosso e si fa riferimento del diffuso mondo del radicalismo nostrano, anti-governativo a prescindere, salottiero e festaiolo e, per quanto riguarda Napoli, della variegata cittadinanza anarchica ad ogni livello di ceto sociale che la popola. Riconfermarsi sindaco sarebbe il massimo. Ad agevolargli il compito, come dicevamo, le manifeste debolezze dei suoi competitor. Il Partito democratico, dopo una ruvida campagna per le primarie ha mostrato, con la controversa affermazione di Valeria Valente su Antonio Bassolino, la definitiva conclamazione della frammentazione correntizia e l’assoluta inadeguatezza dell’apparato dirigente ad affrontare la contesa. Alla fine è apparso chiaro a tutti, dopo la sfilata di ministri, sottosegretari, massimi vertici dell’organizzazione che l’hanno affiancata nel corso di tutta la corsa al voto, l’insolita attenzione del governo per la Campania con provvedimenti importanti e di forte impatto mediatico, o in ultimo l’ennesima discesa a Napoli del capo del Governo al comizio finale prima del silenzio elettorale, che Valente, nel caso di una improbabile vittoria, più che il sindaco sarebbe destinata a ricoprire al massimo (per essere buoni) il ruolo di amministratore delegato del governo nazionale in città. Insomma, sotto tutela. E di chi se non del governatore della Campania Vincenzo De Luca? Il quale, nell’eventualità, risulterebbe il vero trionfatore della partita, avendo conquistato il partito e fatto fuori Antonio Bassolino, suo storico antagonista. Il piano comunque sembra difficile possa funzionare, ai napoletani si sa piace avere gli interlocutori istituzionali a portata di mano, dover sperare che da Roma arrivino ordini e prebende non è una prospettiva che entusiasma i più, tuttavia questa è l’unica carta che i democrat hanno potuto spendere dovendosi muovere sulle macerie del partito locale. L’altro candidato, Gianni Lettieri, “l’imprenditore scugnizzo” come ama definirsi, pur avendo profuso una barca di quattrini (tutta roba sua per carità) a sostegno della propria candidatura si è ritrovato a fare i conti con un centrodestra litigioso e diviso, poco propenso a sostenerlo e una pletora di liste civiche dalle improbabili performance elettorali. Poco gradito nei salotti buoni della città, ha cercato il contatto con il popolo minuto, ha girato come un forsennato tra i quartieri cittadini, nei mercatini rionali, ‘lazzaro tra i lazzari’, nel tentativo di farsi capopopolo. Ci ha messo grinta e passione, una mano ha provato a dargliela anche Berlusconi schierando FI e Mara Carfagna con lui spalla a spalla nel rush finale della campagna elettorale. Si è convinto di potere arrivare al ballottaggio e a quel punto conquistare i voti in uscita del Pd (così come la Valente i suoi nel caso fosse lei ad arrivare seconda), proposito vagheggiato apertamente in alcune dichiarazioni fatte nelle scorse settimane. E non è escluso che qualche ammiccamento possa esserci se dovesse capitare di arrivare al secondo turno. Entrambi però non fanno i conti con l’astensionismo, previsto molto alto oltre il 40%, che gioca a favore tutto del sindaco uscente, soprattutto in caso di supplementari  – dove il numero di chi non si ripresenta ai seggi cresce fisiologicamente – e con la mancanza di certezze circa il fatto che i votanti del Pd, come quelli di FI e delle civiche di Lettieri, siano dati per acquisiti a prescindere, venendo meno anche la spinta delle municipalità dove chi ha vinto e chi ha perso è stabilito subito senza possibilità d’appello. Ci sono poi i Cinque Stelle i quali, accontentatisi di aver messo piede, come probabilmente accadrà, in consiglio comunale rappresenteranno una riserva di voti più propensi ad accasarsi con DeMa che con chiunque altro. Benvenuti, dunque, nella Repubblica popolare partenopea, la storia si ripete. Speriamo solo che non vada a finire male, come l’altra volta.

Annunci