Primarie Pd, tra azzardo e paura: la scommessa di Andrea Cozzolino

Schierato apertamente con Valeria Valente, anzi, ispiratore e garante della sua candidatura alle primarie, prova a scrollarsi di dosso una volta per tutte l’ingombrante destino di “eterno delfino” di Antonio Bassolino. Una scommessa, allo stato dell’arte per Andrea Cozzolino, che non ammette opzioni: dentro, o fuori. L’occasione è quanto mai topica, è giunta l’ora di mettere sul tavolo le proprie carte, che poi sono i voti di cui si ‘dispone’, per giocarsi la partita fino in fondo. Vincerla, significherebbe non solo portare a termine il parricidio tentato a partire dalle disastrose primarie del 2011, ma soprattutto conquistare l’agognata leadership di un’area di consenso importante del centrosinistra campano di cui proprio Bassolino è stato principale punto di riferimento. E il problema  sta tutto qua, cioè andare a vedere il piatto e scoprire se lo è ancora punto di riferimento dopo cinque anni di esilio e di contumelie nei suoi riguardi. Insomma: “il presidente” ce li ha ancora i suffragi, o il suo delfino – che nel frattempo è diventato squalo – se li è mangiati tutti?  E’ tutta qui la scommessa. Perderla, evidentemente, significherebbe per Cozzolino il definitivo anonimato a Strasburgo e forse la fine della sua stessa carriera politica. Il rischio è elevato. Non può sbagliare una mossa, lo sa, e qualche timore lo mostra. Dopo l’endorsement pubblico alla Valente di alcuni giorni fa, non si è più fatto vivo, così come altri vecchi “portatori d’acqua” bassoliniani  che avevano promesso di dare una mano. E non depone certo a favore neanche la presa di posizione decisa di un altro pezzo da novanta della figliata dell’ex governatore, Antonio Marciano che con un secco post su Facebook  ha fatto sapere di non essere tra i ‘congiurati’.  Dunque “massima cautela” e verifica delle ‘bocche di fuoco’, prima di compiere azioni avventate. Certo, un atteggiamento del genere non gioca a favore, Bassolino è un osso duro e già ne sta approfittando. Ha ricominciato lì dove aveva lasciato, quando preso dall’autostima euforica del ‘potere’ – catapultato prima nel governo nazionale, poi a Palazzo Santa Lucia – decise che quella del sindaco fosse una stagione finita. Da mesi in campagna elettorale gira per i quartieri, incontra la pancia della città, con umiltà ci mette la faccia entrando nelle case della gente, dispensa pensieri saggi, non trascurando il necessario aplomb istituzionale e un pensiero gentile anche per i suoi avversari. Tutti, compresi De Magistris e Lettieri il quale, tra l’altro, nutre per lui un ‘imbarazzante’ rispetto. I sondaggi, per quello che valgono, al momento lo danno in vantaggio e questo accresce l’ansia di prestazione, Cozzolino se vuole venirne a capo deve a questo punto battere un colpo. Che sia fragoroso, il tempo stringe e questa ha tutta l’aria di essere una ‘guerra’ dove non saranno fatti prigionieri.

Annunci