Valente in campo (forse), ma il candidato di Renzi è Bassolino: Pd napoletano sotto choc

Al Nazareno hanno tirato giù il velo, è Bassolino il candidato di Renzi a Napoli. E l’unico modo per dirlo, senza far gridare allo scandalo, è stato lanciare nella bagarre Valeria Valente.   La giovane parlamentare partenopea, appena 39 anni, ha avuto una carriera politica cresciuta, senza particolari meriti, all’ombra della corte dei fasti bassoliniani. Contrapporla al suo mentore, hanno pensato a Roma, dimostrerà “la nostra volontà di discontinuità, proprio andando a sfidare il lupo nella sua tana”. Se poi si perderà, come sono convinti, nessuno “ci potrà accusare di non averci provato  e, di fronte alla volontà popolare, di fare un passo indietro e sostenere fino in fondo il vincitore senza più riserve”. Inoltre la mossa, nelle modalità con cui è stata presentata, ha cacciato nel panico i capibastone delle correnti locali i quali, presi alla sprovvista, stentano ad organizzare una controffensiva che gli consenta di riposizionarsi in qualche modo dopo avere preso atto della decisione di Palazzo Chigi. Di Umberto Ranieri è già da qualche giorno che si sono perse le tracce, il governatore De Luca si è tirato fuori per tempo facendo sapere che lui ha altre cose più importanti cui pensare, Andrea Cozzolino – vero padrino politico della Valente – continua a tacere probabilmente alle prese anche con un conflitto familiare (la moglie, l’imprenditrice Anna Normale si è apertamente schierata con Bassolino), mentre il consigliere regionale, Gianluca Daniele  che dice di parlare a nome di Area Riformista, ma dai cui componenti viene puntualmente sconfessato, promette di essere pronto dopo avere raccolto 800 firme e aspetta solo un segnale: da chi non è chiaro. Per non parlare della segretaria regionale del partito, Assunta Tartaglione la quale, l’ultima volta, pare sia stata vista dalle parti della Camera a chiedere ai passanti dove si trovasse, o del segretario provinciale, Venanzio Carpentieri che non si è ancora ripreso dallo choc e per il momento ha deciso di non rilasciare dichiarazioni. Tutto questo – non è secondario ma aiuta a capire il ragionamento del premier e del suo stretto entourage – senza che ci sia stata una presa di posizione ufficiale da parte del Pd nazionale. Solo una voce data in pasto ai media che non aspettavano altro per aggiornare la narrazione che languiva da giorni sul punto interrogativo di chi sarebbe stato lo sfidante di Bassolino. Una circostanza che ha turbato non poco anche la Valente, che è ragazza ma non certo di primo pelo, la quale ha fiutato il bruciato e ha messo le mani avanti dichiarandosi in attesa di un endorsement più ‘deciso’. Va bene che si è prestata al gioco in cambio probabilmente di un seggio in parlamento nella prossima legislatura, ma quasi certamente non era negli accordi essere data in pasto ai famelici ‘appetiti’ dei cacicchi locali del partito. Insomma, la situazione è in evoluzione, difficile fare previsioni su come andrà a finire, ma il dado è tratto. Bassolino è in campo con tutti i crismi della legittimità. Non commenta, resta in silenzio sull’argomento. Sa di essere il prescelto, tutto gioca a suo favore. D’altronde lui è un renziano doc, è uno tra quelli della primissima ora, e questo Matteo lo sa e non l’ha dimenticato, come sa che è l’unico che potrebbe farcela a conquistare Palazzo San Giacomo. Ed è questo, quello che conta alla fine.

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Centrodestra a pezzi, Lettieri non ‘tira’: i portatori di voti si defilano

Nonostante l’impegno profuso in cinque anni di opposizione in consiglio comunale e gli sforzi per scardinare le resistenze in Forza Italia alla sua ricandidatura a sindaco e, soprattutto, l’averci rimesso finora già un mucchio di quattrini per finanziare la campagna elettorale, Gianni Lettieri sembra non avere chance di successo. L’imprenditore “scugnizzo” deve fare i conti con la liquefazione del centrodestra a Napoli, orfano dei suoi vecchi riferimenti politici alle prese chi con la giustizia, chi imboscato a Roma a vivere gli ultimi scampoli del berlusconismo al tramonto. Le varie ‘famiglie’ dello schieramento viaggiano ognuno per conto proprio e Lettieri non unisce: “non è adatto a creare le emozioni giuste per vincere”, gli ha mandato a dire pubblicamente Marcello Taglialatela. Il parlamentare di Fdi, candidato in pectore da almeno 20 anni a Palazzo San Giacomo, in un’intervista a ‘Il Mattino’ qualche giorno fa ha fatto sapere che i suoi non lo appoggeranno: “per noi al momento è impossibile tornare dove si è perso”. Insomma, anche se è possibile che la posizione possa essere rivista se nella Capitale dovesse prendere corpo la candidatura della leader del partito, Giorgia Meloni al Campidoglio, pure Fdi è quasi andato e la strada per l’ex presidente dell’Unione Industriali di Napoli resta decisamente in salita. Poco amato dai suoi stessi colleghi imprenditori, snobbato da gran parte della borghesia cittadina, neanche nel suo partito di riferimento fanno salti di gioia a ‘trovarselo tra i piedi’. Tranne Stefano Caldoro con la sua micro formazione politica del ‘Nuovo Psi’, l’altrettanto micro movimento ‘Italia Unica’ di Corrado Passera, i pochi seguaci locali di ‘Noi con Salvini’ e una pletorica schiera di liste e associazioni civiche amiche, i veri portatori di voti si sono defilati. Tra questi, a parte l’avversione dichiarata dell’ex vice coordinatore regionale di Fi e presidente di ‘Polo sud’, Amedeo Laboccetta e l’aperta ostilità di gente come Enzo Rivellini e Salvatore Ronghi,  brilla Fulvio Martusciello. L’eurodeputato ci teneva ad essere nominato sfidante per la poltrona di sindaco ritenendo di avere la forza per potersela giocare, ma ha dovuto ingoiare amaramente la decisione di Berlusconi di dare il via libera a Lettieri. Al momento è dato in missione con una delegazione di parlamentari Ue in India. Certo prima o poi tornerà, ma appare difficile che si spenderà senza risparmio per chi lo ha svegliato dal sogno di diventare primo cittadino di Napoli. Insomma, per come stanno le cose, al di là dei sondaggi che fanno circolare dal suo staff che lo danno al 26% (“assai meno del 34% preso da Caldoro alle ultime regionali” ha fatto notare Taglialatela nella intervista appena citata) per Lettieri si profila un ruolo marginale nella prossima competizione elettorale. Al massimo terzo “se non addirittura – azzarda qualcuno trai suoi più maliziosi critici – quarto”. Una debàcle che ne affosserebbe definitivamente le ambizioni politiche. Forse.

Primarie Pd, Cozzolino il convitato di pietra

Forte come non mai, sa che questa è la sua partita e non può sbagliare nessuna mossa. Andrea Cozzolino, eterno “delfino” di Antonio Bassolino, ha capito di avere l’occasione per smarcarsi definitivamente dal suo ‘padre putativo’ e conquistare spazio nelle gerarchie del partito, proponendosi come nuovo futuro leader politico meridionale. Al momento, aldilà delle chiacchiere, è l’unico nel Pd a Napoli che ha veramente i voti e una rete capillare di relazioni in grado di determinare il risultato di qualsiasi competizione elettorale. Vale per le elezioni europee, dove è stato eletto con oltre 115mila preferenze, come per le primarie perse contro De Luca per poche migliaia di voti, senza parlare dell’exploit a quelle “controverse” del 2011 per la corsa a Palazzo San Giacomo che consegnarono la città a Luigi De Magistris. A Napoli è accreditato di un pacchetto di voti intorno alle trentamila unità che, messo al servizio di un candidato, sarebbe capace, evidentemente, di fare la differenza. Le tessere di partito, di cui i maggiori azionisti locali sono Mario Casillo e Lello Topo, contano poco in questo caso. Chi ha il pallino in mano è lui. Il quale, strategicamente, non parla. Si mantiene defilato, quando interviene lo fa su argomenti che riguardano l’Europa, che è il suo ‘core business’ presente, o i massimi sistemi, ma mai su questioni che riguardano le prossime amministrative napoletane. Un silenzio, però che fa rumore. Tutti sono convinti che alla fine il suo endorsement andrà al “vecchio amico” – è il minimo per onorare la memoria di un lungo sodalizio politico – ma non è chiaro come questo avverrà. Intanto c’è da attendere le risoluzione della direzione nazionale in programma il prossimo 22 gennaio, la quale potrebbe deliberare, ma è improbabile, qualche ulteriore trappola per ostacolare la corsa dell’ex governatore alla candidatura a sindaco. In tutti i casi il quadro sarà più chiaro per eventualmente immaginare di fare una uscita pubblica di ‘peso’ a suo favore. Sta di fatto, e questo è l’aspetto più ostico della faccenda, che i due non si parlino da tempo. Ahinoi, così va il mondo. I rapporti generazionali sono governati dal conflitto, ed è giusto che così sia per dare energia al motore dell’evoluzione, tuttavia hanno bisogno di trovare un punto d’incontro per decantare e compiersi nel progresso. Spesso aiuta attenersi alle buone convenzioni del passato, i più giovani portano rispetto a quelli più anziani anche se non si è d’accordo. La forza del tempo gioca a proprio favore. A casa Bassolino aspettano un colpo di telefono.