Renzi, Bassolino e il Pd dei pavidi

Roma ha chiarito, casomai qualcuno ancora  si illudesse, che a Napoli il partito è contendibile così come la candidatura a Palazzo san Giacomo. E l’unico in campo per il Pd, al momento, è Antonio Bassolino. L’unico a metterci la faccia senza inibizioni, sfidando veti e aperte ostilità anche di chi una volta faceva la fila nella sua  anticamera per incontrarlo e poter dire magari di essergli amico.  A Napoli, ma più in generale in tutta la regione, il partito è confuso, immobile, senza una classe dirigente degna di questo nome. In mancanza di punti di riferimento ha cominciato a perdere terreno fino a precipitare nell’inconsistenza, incapace di stare al passo con la spinta propulsiva del ‘renzismo’ in ascesa (così come, va detto, in altre realtà territoriali del paese). Insomma, nessuna novità significativa dopo l’epopea  Bassolino, solo l’escrescenza di micro-ras locali, signori delle tessere, autoreferenziali e dediti a gestire ognuno la propria piccola quota di potere. Un andazzo perfetto, se non fosse che come tutte le cose ha una fine e arriva la resa dei conti. Il sindaco del rinascimento napoletano, presidente di regione suo malgrado, è tornato e tutti questi “personagetti” per dirla alla De Luca, pavidi, hanno dovuto incassare il disco verde di Renzi alle primarie, come era scontato, e la probabile affermazione dell’ex governatore. “L’unico che può seriamente competere” per riconquistare la poltrona di primo cittadino; e si sa quanto il premier ci tenga. Dunque, stabilito che non ci sarà alcun ostacolo dal Nazareno, affinché avvenga quello che deve avvenire, non resta altro da fare per chi fino all’ultimo ha sperato in un endorsement dalla Capitale che lanciarsi nella mischia, sciogliere gli ormeggi e cimentarsi nella contesa, dare un senso di concretezza alle chiacchiere finora fatte su società civile, nuova classe dirigente, progetti di crescita della città e via straparlando. Si attende allora che finalmente Umberto Ranieri, il quale si professa contro il “ritorno al passato” dimenticando di quanto lui stesso ne fosse parte non di secondo piano, sciolga la riserva e annunci la propria candidatura. Come si auspica faccia  “l’eterno” Gennaro Migliore, pure lui ‘vecchio’ anche se votato a un tardo giovanilismo. Come si dice? Chi ha più polvere sparerà. Servono i voti e questa volta, visto le ferree regole varate dal tavolo di coalizione, non ci saranno ‘cinesi’ che tengano per “mandare tutto a puttane”.

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