Renzi e Berlusconi, le ‘mani’ su Marchini

Per il Pd a Roma è dura. Ne è consapevole il premier. Sa che è difficile in poco tempo, circa setto-otto mesi, recuperare il patrimonio di credibilità e fiducia dilapidato dal partito in poco più di due anni di giunta a guida Ignazio Marino, il suo uomo. Pertanto è meglio cambiare spartito. Matteo Renzi è talmente convinto che sia questa la strada da seguire per tornare ad essere competitivi alle prossime amministrative tanto da rinunciare alla “incombenza” di dovere “per forza” tirare fuori lui un coniglio dal cilindro. Una ‘mission impossible’ allo stato dell’arte, meglio dunque immaginare un altro percorso. “Puntiamo su Marchini” sembra che abbia detto ai suoi più stretti collaboratori e per quanto riguarda le primarie, chieste a gran voce dalla minoranza interna e non solo, “facciamole , ma senza entusiasmo” ha raccomandato. Vale a dire: candidati di basso profilo e scarsa partecipazione, evitando di metterci la faccia facendo emergere mediaticamente se non il fastidio, almeno un certo distacco. Insomma “investiamo il meno possibile nella kermesse e concentriamoci sul nostro vero obiettivo” che è far vincere un candidato “a noi vicino che ci consenta di non perdere, contenere l’assalto dei grillini e continuare a tenere nell’angolo il centrodestra”. Il quale , nella fattispecie Silvio Berlusconi, sta cercando di fare la stessa operazione. “Marchini – ha spiegato l’ex Cavaliere che nei giorni scorsi lo ha anche incontrato a Palazzo Grazioli – ha quel profilo misto che ne fa un personaggio moderno, un conservatore nei valori ideali e insieme un innovatore politico”. Immancabile dunque il confronto tra i due su chi riuscirà a mettere il cappello sulla iniziativa dell’imprenditore romano lanciato alla conquista del Campidoglio. Lui per il momento, potendo permetterselo, fa lo ‘scontroso’ respingendo qualsiasi avance dell’uno o l’altro, pur sapendo che per vincere davvero avrà bisogno di ‘accomodarsi’ con uno dei due. Staremo a vedere come andrà a finire anche se è evidente che a trovarsi un una posizione di forza a questo punto, a parte i 5Stelle che fanno storia a se, è proprio il rampollo della “dinastia rossa” dei Marchini che pone come condizione per una intesa il poter fare di testa sua. Berlusconi e Renzi per quanto li riguarda sarebbero pure d’accordo, ma per entrambi purtroppo fanno gioco le rispettive ‘zavorre’. Il primo deve fare i conti con la Lega di Salvini e soprattutto con quelli di Fratelli d’Italia che con la loro leader, Giorgia Meloni voglio tornare a guidare la capitale dopo i disastri di Alemanno, il secondo, invece,  battagliare con la sinistra del partito e le fameliche aspettative degli alleati di coalizione. Per ora, in sostanza, una situazione di stallo che favorisce Grillo, Casaleggio e il loro Movimento, ideale insomma se solo non avessero paura di vincere come ogni volta che gliene capita l’occasione. Governare Parma, Livorno e qualche altro piccolo Comune non è certo la stessa cosa, con tutto il rispetto, che farlo in una città come Roma, Napoli o Milano: “che Dio ce ne scansi e liberi”.

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