Primarie sicure, già pronti programma e squadra di Bassolino

Signori, si parte. Manca poco e finisce la sceneggiata. Il programma è già pronto, come la squadra che lo dovrà affiancare nella impegnativa scalata a Palazzo San Giacomo e quasi certamente ad uno scranno nel nuovo Senato. E’ da due settimane che al Nazareno hanno deciso. A Napoli saranno primarie e Bassolino il candidato da battere:  “il nostro cavallo vincente”. Bisogna aspettare ancora qualche giorno, il tempo che si esauriscano le ultime resistenze a livello locale, e finalmente l’ex governatore scioglierà la riserva con un tweet, come si usa di questi tempi. Lo aveva detto chiaro ai suoi: “Bisogna fare la battaglia per le primarie”. E così è stato. Il via libera di Renzi, arrivato attraverso il vice segretario del partito Guerini, ha fatto sì che la rodata macchina del voto si mettesse in moto. Bassolino sa di giocarsi una partita importante, una di quelle da dentro o fuori. Non può sbagliare una mossa e, da autentico animale politico, sta svolgendo la sua parte in commedia in maniera magistrale. E’ bastato appena che la sua ombra calasse in scena per sbaragliare il campo, mandare in ambasce amici e nemici, della sua parte e di quella avversaria. Tutti in fibrillazione, in attesa di capire cosa fare, come muoversi. Sanno bene che l’arma di rinfacciargli le “nefandezze” del suo ventennio di potere, è tanto ovvia quanto spuntata. Questo li inquieta. Da De Magistris che affida le sue speranze a un nuovo suicidio del Pd come nel 2011, al neo presidente della Campania De Luca che, con la ‘salernocentricità’ spinta a Palazzo Santa Lucia, si è autoescluso dalla possibilità di recitare un ruolo importante nella faccenda. La città lo vive come un corpo estraneo, al di là dei primi sufficienti atti amministrativi e le pose da burbero sceriffo che accompagnano il suo modus mediatico. Così come sono piombati nel panico nel centrodestra, dove si è acuita la frammentazione e diventato ancora più complicato trovare una valida alternativa. Fatti, questi, che non hanno lasciato indifferente il premier il quale ha un disperato bisogno di vincere a Napoli (oltreché a Milano, Torino e adesso anche a Roma) e la necessità di potersi confrontare con interlocutori affidabili, fermo restando l’impossibilità di imporre un proprio uomo. E senza contare l’esigenza di aver un contrappeso alla dirompente personalità di De Luca sotto il Vesuvio. Il pragmatismo di Renzi, manco a dirlo, ha fatto il paio con quello di Bassolino che, come accennavamo in precedenza, ha già messo a punto le coordinate di una sua possibile nuova esperienza di governo “nell’inferno di Partenope”. Non rinuncerà, come ha confidato ai suoi più stretti collaboratori, all’esperienza di persone dalla specchiata autorevolezza e professionalità a prescindere dalla loro provenienza o simpatie politiche, così come troveranno spazio giovani da ‘allevare’ e far crescere in funzione di futura classe dirigente. I nomi in agenda non mancano, anche se al momento sono tenuti nel più assoluto riserbo. Comprensibile, questa è la strada. Nel suo entourage ne sono convinti, tanto che tengono le bocche cucite. Tutto lascia pensare, comunque, che manca davvero poco prima di ‘menare le danze’.

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