Renzì dà l’ok, Bassolino si riprende il partito e detta condizioni: primarie di popolo e election day il 7 febbraio

Basssolino non solo è già in campo, ma ha ripreso saldamente in mano, senza troppi impicci, il partito ridotto inesorabilmente ad una compagnia di giro votata alla farsa e condannato ad una sicura disfatta alle prossime amministrative. In accordo con Roma – tutto già deciso da tempo – detta scadenze e modalità per arrivare nella maniera più indolore possibile alla agognata candidatura per la conquista di Palazzo San Giacomo. “Passo dopo passo” come recita il suo motto di fabbrica, a cominciare dal convincere i cacicchi locali del Pd che è giunto il momento di non fare troppo gli schizzinosi e capire che è meglio per tutti ricompattarsi e che solo lui può essere l’elemento di sintesi, il collante capace di tenere insieme il ‘giocattolo’. Intanto, prima degli altri, ha realizzato di dovere conquistare i giovani democratici, perlopiù tenuti ai margini del partito, se non proprio tollerati. Operazione ampiamente riuscita. Al loro segretario, Marco Sarracino (vicino un tempo a Civati), non è parso vero che qualcuno, l’ex governatore poi, finalmente li prendesse in considerazione e ne accogliesse le istanze. E’ stato facile trovarseli alleati nel chiedere a gran voce (loro in verità) le primarie subito e senza altri tentennamenti. Le primarie, appunto, delle quali ha stabilito la data e l’apertura più ampia possibile al territorio e alle altre forze dello schieramento di centro-sinistra. Aveva ‘suggerito’ il 7 febbraio in contemporanea con quelle di Milano e giovedì sera l’assemblea provinciale, tenutasi alle Terme di Agnano, lo ha accontentato. “Saranno di coalizione” ha sancito il segretario, Venanzio Carpentieri, “a meno che” ha chiosato il renziano Francesco Nicodemo “non spunti un Maradona che ci faccia vincere”. Di cui non si vede neanche l’ombra, ma che serve a tacitare le ultime sacche di resistenza dei più ostinati ‘giapponesi’ che ancora sperano in una perentoria marcia indietro di Renzi anche a costo di andare incontro ad una sonora sconfitta. Speranza vana però, se pure il loro ‘idolo’ del momento, il presidente della Campania, Vincenzo De Luca ha gettato la spugna  dichiarando “che Bassolino ha tutto il diritto” di partecipare alla partita. Nel frattempo lui, che ad Agnano non si è fatto vedere, ha incassato con soddisfazione le novità emerse dalla serata senza rinunciare a precisare, ai riottosi vertici dell’organizzazione, che alla consultazione, oltre alla coalizione, vuole il popolo, la gente della Napoli profonda di cui sa come conquistare pancia e cuori. “Finalmente si apre il percorso delle primarie – ha scritto sul suo profilo Fb che ha imparato ad usare con profitto – ma il cammino è ancora lungo e bisogna evitare ogni rischio di restringimento della partecipazione. È infatti nell’interesse della città e del Pd  – ha avvertito – mantenere il carattere aperto e democratico delle primarie, come si è fatto con Renzi e alle ultime regionali”. Intanto i media locali, grandi e piccoli, parlano quasi solo della sua imminente discesa in campo, qualcuno addirittura, come il principale quotidiano cittadino, gli tira la volata, mentre anche dall’Ncd e Udc, sponda Alfano-Casini fanno trapelare di essere pronti a sostenerlo pur se dovesse, nell’eventualità, candidarsi a dispetto del suo partito. What else?

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Primarie sicure, già pronti programma e squadra di Bassolino

Signori, si parte. Manca poco e finisce la sceneggiata. Il programma è già pronto, come la squadra che lo dovrà affiancare nella impegnativa scalata a Palazzo San Giacomo e quasi certamente ad uno scranno nel nuovo Senato. E’ da due settimane che al Nazareno hanno deciso. A Napoli saranno primarie e Bassolino il candidato da battere:  “il nostro cavallo vincente”. Bisogna aspettare ancora qualche giorno, il tempo che si esauriscano le ultime resistenze a livello locale, e finalmente l’ex governatore scioglierà la riserva con un tweet, come si usa di questi tempi. Lo aveva detto chiaro ai suoi: “Bisogna fare la battaglia per le primarie”. E così è stato. Il via libera di Renzi, arrivato attraverso il vice segretario del partito Guerini, ha fatto sì che la rodata macchina del voto si mettesse in moto. Bassolino sa di giocarsi una partita importante, una di quelle da dentro o fuori. Non può sbagliare una mossa e, da autentico animale politico, sta svolgendo la sua parte in commedia in maniera magistrale. E’ bastato appena che la sua ombra calasse in scena per sbaragliare il campo, mandare in ambasce amici e nemici, della sua parte e di quella avversaria. Tutti in fibrillazione, in attesa di capire cosa fare, come muoversi. Sanno bene che l’arma di rinfacciargli le “nefandezze” del suo ventennio di potere, è tanto ovvia quanto spuntata. Questo li inquieta. Da De Magistris che affida le sue speranze a un nuovo suicidio del Pd come nel 2011, al neo presidente della Campania De Luca che, con la ‘salernocentricità’ spinta a Palazzo Santa Lucia, si è autoescluso dalla possibilità di recitare un ruolo importante nella faccenda. La città lo vive come un corpo estraneo, al di là dei primi sufficienti atti amministrativi e le pose da burbero sceriffo che accompagnano il suo modus mediatico. Così come sono piombati nel panico nel centrodestra, dove si è acuita la frammentazione e diventato ancora più complicato trovare una valida alternativa. Fatti, questi, che non hanno lasciato indifferente il premier il quale ha un disperato bisogno di vincere a Napoli (oltreché a Milano, Torino e adesso anche a Roma) e la necessità di potersi confrontare con interlocutori affidabili, fermo restando l’impossibilità di imporre un proprio uomo. E senza contare l’esigenza di aver un contrappeso alla dirompente personalità di De Luca sotto il Vesuvio. Il pragmatismo di Renzi, manco a dirlo, ha fatto il paio con quello di Bassolino che, come accennavamo in precedenza, ha già messo a punto le coordinate di una sua possibile nuova esperienza di governo “nell’inferno di Partenope”. Non rinuncerà, come ha confidato ai suoi più stretti collaboratori, all’esperienza di persone dalla specchiata autorevolezza e professionalità a prescindere dalla loro provenienza o simpatie politiche, così come troveranno spazio giovani da ‘allevare’ e far crescere in funzione di futura classe dirigente. I nomi in agenda non mancano, anche se al momento sono tenuti nel più assoluto riserbo. Comprensibile, questa è la strada. Nel suo entourage ne sono convinti, tanto che tengono le bocche cucite. Tutto lascia pensare, comunque, che manca davvero poco prima di ‘menare le danze’.

‘Italia Unica’ di Corrado Passera sbarca a Napoli, Stanislao Lanzotti probabile referente e intanto lascia Forza Italia

Forza Italia perde pezzi e fa capolino, nel bailamme generale che contraddistingue in questo momento il centrodestra campano, ‘Italia Unica’ di Corrado Passera. Il mini partito dell’ex Ministro del governo Monti, di centro che più centro non si può, prova ad inserirsi nella bagarre e mettere una bandierina anche a Napoli, dopo la quasi certa candidatura proprio di Passera al comune di Milano, e ritagliarsi uno spazio significativo nella corsa a Palazzo San Giacomo. Testa di ponte per l’operazione il consigliere di Forza Italia a via Verdi, Stanislao Lanzotti il quale, pur non avendo ancora sciolto tutti i nodi politici che la scelta comporta, ha deciso di lasciare il partito e lanciarsi nell’avventura con un ruolo di primo piano. “Forza Italia – dice – non esiste più è ormai, purtroppo, una bad company, ha perso la bussola”. A farlo infuriare e rompere gli undugi è stato il voto favorevole del suo gruppo a Santa Maria La Nova al bilancio della Città Metropolitana presentato da De Magistris in cambio, a suo dire, della promessa di futuri “incarichi assessoriali”.  “Ho chiesto lumi ai coordinatori del partito sulla gravità assoluta di questa vicenda – ha scritto qualche giorno fa in una nota – che non può essere giustificata con la solita scusante della responsabilità istituzionale. Qui siamo ben oltre”. Ovviamente non ha ricevuto nessuna risposta e questo non ha fatto altro che convincerlo della scelta di cambiare aria. Quarantenne, imprenditore, “politico per passione”, esponente della Napoli bene posillipina è il profilo perfetto per fare da trait d’union tra il movimento di Passera è la buona borghesia della città in riva al golfo. “Si tratta di occupare uno spazio – dice convinto Lanzotti – tra Matteo e Matteo (Renzi, ndr)”; in sostanza, il sempre presente, fantomatico e ‘inquietante’ centro. Quello che può decidere i destini di una coalizione, o di un candidato sindaco. Certo, servono i voti e da qualche parte bisogna andarli a pescare, oltre l’indistinto bacino dell’astensione cui tutti sentono di poter rappresentare, e non è una cosa semplice. “Scontenti di Forza Italia, Scelta Civica, Centro democratico, Udc e Ncd, aspettano una proposta seria – afferma  il consigliere – e credo che questa possa essere proprio Italia Unica”.  Per il momento referente del partito in Campania è Pino Bicchielli, ex mastelliano e primo dei non eletti di Centro Democratico alla Camera, cui dovrebbe succedere Lanzotti il quale, però, vuole essere sicuro che l’idea non sia quella di “connotarsi come un partito comprimario”. Nel senso di non avere preclusioni a guardarsi intorno a 360 gradi. Vale a dire: “con il centrodestra se il candidato fosse Mara Carfagna o Gianni Lettieri,  ma perché no, anche con Antonio Bassolino, nell’eventualità si candidati e faccia catarsi ‘uccidendo’ i suoi amici storici aprendosi a un mondo nuovo di relazioni politiche”. Un taglio al passato, dunque, e se ne può parlare. In uno scenario del genere tutto può succedere. Tipo che Lettieri si ritiri dalla competizione concordando magari un posto di rilievo nell’amministrazione cittadina di un ‘Bassolino tris’, risparmiando in questo modo il milioncino di euro messo in conto per la campagna elettorale, o che inaspettatamente il Pd tiri fuori dal cilindro un nome tale da sparigliare le carte, del genere “Raffaele Cantone e non si passa oltre”. In tutti i casi si “lotta per vincere” sottolinea Lanzotti e l’idea di Marco Mansueto, anche lui un pard forzista in consiglio comunale, di costruire un listone centrista “modello Margherita” da schierare con il candidato favorito e l’obiettivo di raccogliere poco oltre ventimila voti, non è peregrina. Assicurerebbe almeno un consigliere in caso di sconfitta e non meno di quattro in quello di vittoria. Insomma, comunque vada un successo.