Ok di Renzi alle primarie, Guerini chiama Basolino: “Antonio, siamo con te”

“Be’ ragazzi, a Napoli bisogna chiudere subito, basta perdere tempo, tanto lì sono delle teste di cazzo incapaci e rischiamo di rimanere nuovamente impantanati. Bassolino è il nostro uomo, conto molto sull’effetto ‘ ritorno’. Inoltre, ha risolto alla grande da solo i suoi problemi giudiziari e, soprattutto, è l’unico allo stato dell’arte in grado di farci vincere. Pertanto entro fine ottobre, quando i nostri avranno finito i loro inutili forum di ascolto della città, Antonio deve sciogliere la riserva e cominciare a pedalare”. Questo, più o meno, è quello che Matteo Renzi ha detto ai suoi prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti in missione all’Onu. A riferirlo, fonti molto vicine al premier le quali hanno anche assicurato che il vice segretario del partito, Lorenzo Guerini, si è attivato in tal senso con una telefonata riservatissima all’ex governatore della Campania. Come è noto, la sua disponibilità  ad accettare la sfida è  data per scontata da tempo, l’unica perplessità consisteva proprio sul via libera, ritenuto “necessario”, di Palazzo Chigi. Fondamentale ai fini della piena riconquista  di quella agibilità politica, brutalmente strappatagli ai tempi di Veltroni segretario, che lo ha costretto ad una lunga ‘convalescenza’. Via allora alle primarie, ha ordinato Renzi, anche per sancire  “inequivocabilmente con il sigillo del voto popolare” la legittimità di una scelta che a molti nel partito risulterà sbagliata, o addirittura indigesta. La decisione del segretario, naturalmente, ha già prodotto i primi effetti. A cominciare dagli ex ‘fedelissimi’ di don Antonio i quali credevano di essersi definitivamente affrancati dal loro ‘padre putativo’ e invece hanno dovuto fare ammenda. I vari Cozzolino, Marciano, Valente, tanto per citare i più noti, si sono subito allineati e, in una nota congiunta, non solo hanno invocato le primarie, ma pure esortato il ‘vecchio’ leader a farsi avanti. Una reazione scomposta è arrivata, invece, da Umberto Ranieri, presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa ed esponente di spicco del Pd – in predicato di essere lui il candidato a Palazzo San Giacomo in virtù di un vecchio accordo tra Renzi e l’ex inquilino del Quirinale, Giorgio Napolitano – il quale senza mezzi termini ha invitato Bassolino a godersi i nipotini, la pensione e continuare a scrivere libri di memorie. Invocando, altresì, l’emersione di una non meglio precisata nuova classe dirigente, di cui non si vedono tracce neanche a pagarle. Così come ha fatto Matteo Orfini, presidente del partito, che è stato però subito stoppato dal suo capo corrente (“Giovani Turchi”, ndr) e ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Il quale, forte della conoscenza del territorio, essendo stato commissario a Napoli dell’organizzazione proprio dopo il disastro delle primarie del 2011, ha auspicato una sua discesa in campo “utile ad alzare l’asticella” per i pretendenti  che ne vogliono sfidare la leadership: “E’ questo il tipo di competizione di cui abbiamo bisogno” ha aggiunto il Ministro, tanto per chiarire la piena sintonia con il segretario. Per quanto riguarda il sindaco del cosiddetto “Rinascimento napoletano”, dipende solo da lui, a questo punto, quando dare l’annuncio. I suoi pretoriani sono già in tiro, per il resto delle truppe basta solo un segnale, c’è già chi sgomita, dopo aver “lanciato le monetine”, per conquistare il posto migliore ed essere della partita. Tranquilli, non manca molto.

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