La messinscena: Verdini lascia FI, Berlusconi pronto a seguirlo, mentre Renzi prepara il partito della nazione

Il 2018 è ancora lontano. Tre anni per costruirsi un futuro. In tutti i sensi. L’orizzonte temporale entro cui acquartierarsi per farsi trovare pronti alle prossime elezioni politiche che rappresenteranno, probabilmente, lo spartiacque tra la seconda e terza Repubblica nel segno del “renzismo”. Una progressione storica perfettamente intuita dal Cavaliere e dai suoi più ‘scafati’ amici, tanto da orchestrare, attraverso una sofisticata macchina mediatica, un’operazione di accostamento all’orbita del “partito della nazione” che ha in mente Matteo Renzi. Berlusconi ha capito che è definitivamente tramontata la sua stagione politica e cerca una via di uscita il più indolore possibile per salvare la faccia, ma soprattutto il suo impero finanziario. I magistrati continuano a martellarlo, il partito si è ormai frantumato, gli è chiaro che con Salvini è tempo perso e che, soprattutto, non c’è alcuna speranza che venga modificato l’Italicum – anche una sua creatura – che ha dovuto rinnegare. In pratica, la resa. Intanto, Denis Verdini, uno dei suoi più lucidi ‘consigliori’ insieme a Gianni Letta e Fedele Confalonieri , regista del patto del Nazareno, ha continuato ad avere rapporti con il premier e il suo più stretto entourage e quando ha potuto non ha fatto mancare il proprio appoggio, anche se solo in via informale, al governo. Gli è servito per accreditarsi e, contestualmente al progressivo affrancamento da Forza Italia, preparare il terreno per il successivo step, ossia il coinvolgimento diretto dell’ex presidente del consiglio e quel che è rimasto delle sue truppe nel grande contenitore vagheggiato dal segretario del Partito democratico. Dove non ci sarà ombra di comunisti e si potrà ragionare tra persone “responsabili” nell’interesse del paese. Verdini, dunque è andato, ha mollato pubblicamente il presidente e ha annunciato a breve la costituzione di un gruppo autonomo al Senato, pronto a sopperire alle intemperanze della sinistra dura e pura del Pd, intenzionata a dare battaglia su qualsiasi riforma presentata dal suo concittadino capo del governo. Insomma, niente male come inizio. Una “stampella” che Renzi, a parte le ovvie cautele e i finti imbarazzi del caso, non disdegna e conta di utilizzare per disinnescare il dissenso interno e correre spedito verso l’obiettivo prefissato di essere la sola alternativa, nel 2018 appunto, a se stesso. Berlusconi, nel frattempo, si sta adoperando a smontare il ‘giocattolo’, il rompete le righe è chiaro ai più anche se continua a tenere tutti sulla corda. Dice e non dice, fa trapelare di essere incuriosito dalle mosse del premier per la riuscita della costruzione del partito della nazione, così come sulla “reale capacità di tagliare le tasse agli italiani, casa compresa”, nel contempo mostra il ghigno feroce. Aspetta. Adesso ci sono le vacanze, il parlamento si ferma, la politica svuota Roma della sua presenza, ci sarà tempo per riprendere fiato e rituffarsi nell’agone alla ripresa settembrina con nuovo vigore. E magari con qualche idea ‘brillante’ per proseguire la messinscena.

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Lettieri, mollato da Fi, ci riprova e punta sul “trasversalismo”

Mi candido a prescindere dai partiti, per dar vita ad una stagione di concretezza per Napoli. E nonostante faccio un mestiere che amo, quello dell’imprenditore, rinuncerò al mio lavoro per ridare speranza ai napoletani”. Da Forza Italia gli hanno fatto capire da tempo che è assolutamente esclusa una sua ricandidatura a Palazzo San Giacomo, così come in consiglio comunale, dove si fregia del titolo di “capo dell’opposizione”, lo schieramento di centrodestra procede in ordine sparso considerandolo, se non proprio un intruso, un ospite da trattare con sufficienza. Per Gianni Lettieri, insomma, la corsa a sindaco di Napoli parte in salita. Tuttavia l’uomo, dotato di un orgoglio smisurato e tanta autostima per essere venuto su dal niente, è determinato a provarci nuovamente dopa la sconfitta subita da De Magistris nel 2011, convinto di potersi giocare le sue chance. Circondato da una nutrita schiera di giovani yuppies modello anni ottanta e contando su una fitta rete di relazioni ascrivibili alla cosiddetta “società civile”, ultima in ordine di tempo quella con il sociologo Domenico De Masi cui ha commissionato uno studio sul futuro della città, ha messo mano al piano B, preparato da tempo proprio nella eventualità di una rottura con il partito dell’ex Cavaliere. Che consiste nel dare vita ad una lista civica a suo nome intorno alla quale fare crescere una serie di altri cartelli collegati  che, ognuno per il suo elettorato di riferimento, contribuiscano a promuovere il marchio di fabbrica dell’efficienza e di “un’altra Napoli possibile”. Non sarà una passeggiata, questo è chiaro. E’ cosciente dell’indifferenza riservatagli dalla borghesia partenopea che già gli ha voltato le spalle la volta scorsa, astenendosi o, come spesso le accade per un conformistico atteggiamento di suggestivo radicalismo, facendosi sedurre dal pifferaio di turno. I ‘poteri forti’ cittadini poi, non lo hanno mai amato, ai tempi della sua presidenza alla Confindustria napoletana, coincisa con il periodo d’oro del bassolinismo, l’argomento preferito nei ‘salotti buoni’ era come liberarsene al più presto, magari insieme al governatore. Sarà difficile, insomma, recuperare un rapporto minato nella fondamenta. Tutto questo però, a quanto pare, non lo scoraggia affatto, anzi. A dare ascolto alle voci fatte girare dai suoi più stretti collaboratori, ci sono “crepe dentro le quali insinuarsi per veicolare il messaggio di riscatto e rinascita della città”, che sarà il tema dominante della campagna elettorale. Il Partito democratico tanto per dire è, come nel 2011, ancora in preda alla “confusione” nonostante Renzi e non è da escludere, pur se manca ancora quasi un anno alla consultazione, che la situazione non cambi tanto da configurare lo stesso contesto politico che determinò l’elezione a sorpresa di De Magistris il quale, pur essendo arrivato secondo al primo turno proprio dietro Lettieri, riuscì comunque a ribaltare la situazione al ballottaggio grazie all’appoggio determinante, a ‘costo zero’, del popolo democrat. D’altronde una buona avvisaglia in tal senso è stato l’endorsement messo nero su bianco da un nutrito gruppo di intellettuali di riferimento della sinistra nel pieno della sfida alle precedenti amministrative – con la regia di Claudio Velardi e della sua agenzia – che all’epoca però sortì solo una serie di polemiche senza produrre risultati significativi in termini di consenso. Segno, in ogni caso, che il personaggio gode di una particolare trasversalità e non è del tutto inviso a un certo mondo del “riformismo di governo” legato al ‘territorio’. Dunque: “Tutto è possibile”. Anche che si creino le condizioni per sviluppare “discorsi” al momento inimmaginabili. Aiuta, inutile sottolinearlo, la pessima performance fornita dall’ex pm che risiede a Palazzo San Giacomo il quale, disperatamente, cerca una sponda per rimanere in partita. “Tagliargli i ponti alle spalle, oltre quelli che lui stesso è riuscito a far crollare, è il nostro principale obiettivo”, confermano gli ‘spin doctor’ dell’imprenditore. Resta da capire come faranno. Ma questo è un altro discorso, quel che conta è che lo spazio di manovra ci sia, a proposito delle crepe di cui sopra. Nel frattempo, sfruttando le quotidiane débàcle del sindaco e della sua squadra, ha fatto partire l’operazione “buona stampa” che, attraverso interviste ‘mirate’ sui principali media cittadini, si prefigge di tenere alta l’attenzione sulle proprie idee e iniziative. E, per non farsi mancare niente sotto l’aspetto della comunicazione e dell’immagine, ha pensato di pubblicare  un libro autobiografico che a suo dire pare stia andando a ruba. Bene. Ma siamo sicuri, o meglio, è sicuro lui che basti solo questo? Il copia incolla fatto del programma di Renzi e  spacciato come suo alla competizione del 2011, non depone certo bene, c’è bisogno che si inventi possibilmente qualcosa di più originale questa volta.