L’opposizione fa ammuina, i magistrati pensano al Common law, Renzi si arrende e De Luca è pronto a brindare

Al grido di “facimme ammuina” si sono dati appuntamento sotto la sede del consiglio regionale tutti i protagonisti di quella che sarà l’opposizione al governo della Campania di Vincenzo De Luca per i prossimi cinque anni. C’erano tutti. I Cinque stelle in gran spolvero con il vice presidente della Camera Luigi Di Maio e il presidente della commissione Rai Roberto Fico, oltre ovviamente alla Ciarambino, come sempre sovraeccitata. Poi Forza Italia con il coordinatore Paolo Russo e Fdi con Marcello Taglialatela, insieme agli uomini di Caldoro, dell’Ncd, una rappresentanza nutrita di Sel, gli immancabili disoccupati e una pletora di associazioni civiche con i loro cartelli a favore di telecamera e rumorosi fischietti. Nel frattempo, il neo eletto governatore, depositava in Tribunale, a non più di cento metri da dove stava andando in scena la caciara, il ricorso avverso alla sospensione per via della Severino che è il passaggio necessario e di diritto il quale probabilmente metterà fine alla questione sulla sua legittimità a guidare Palazzo Santa Lucia. La partita è arrivata al suo epilogo e se De Luca dovesse spuntarla ne uscirebbe sicuramente molto più forte sia nei confronti dei suoi oppositori che del suo partito, nella fattispecie Matteo Renzi. Il premier, certo, si è comportato in maniera ineccepibile, ha seguito la legge, nessuno potrà accusarlo di avere favorito in qualche maniera l’ex sindaco di Salerno, ma lo ha lasciato solo, mettendo nel conto che se ce la dovesse fare sarebbe difficile non consegnargli il partito, oltre i destini di sei milioni di cittadini. Un leader forte con cui doversi confrontare e per niente docile da ‘domare’. Un nuovo Bassolino, tanto per intenderci, che poi è stata sempre la sua aspirazione, capace di battere i pugni sul tavolo del governo centrale quando serve e pronto a mettere a disposizione le proprie divisioni per quel che riguarda le vicende interne all’organizzazione. Per quanto riguarda le opposizioni, l’accoglimento del ricorso, visto il livello fin qui mostrato di capacità politica di leggere il momento, sarebbe la botta finale che le condannerebbe all’irrilevanza più di quanto De Luca abbia mostrato di tenerle in considerazione. Insomma, la posta in palio è altissima, il pallino è in mano ai magistrati ai quali tocca prendersi la responsabilità di precipitare la Campania, questa volta sì nel caos, oppure affidarsi al Common law (leggi caso De Magistris) e rinviare la questione alla Consulta (si esprimerà a ottobre) consentendo al Presidente democraticamente eletto di formare il suo esecutivo. Una soluzione diversa, noi campani, non ce la possiamo permettere, a De Luca bisognava pensarci prima. Adesso tocca aspettare e incrociare le dita.

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