Crozza e la magistratura danno una mano: De Luca ‘icona’ pop

De Luca ci crede. Facce sorridenti nell’entourage dell’ex sindaco che vede intorno a se crescere la fiducia. Il tema dell’ineleggibilità che sta tenendo banco in questi giorni, dopo la sentenza della Cassazione che rimanda il caso alla magistratura ordinaria togliendone la giurisdizione al Tribunale amministrativo, sta paradossalmente giocandogli a favore. Eccezionale, ma soprattutto inaspettata, l’esposizione mediatica, tanto da diventare in forma di parodia l’ultimo cavallo di battaglia di Maurizio Crozza che ne fa un ritratto tanto fedele quanto sorprendentemente popolare. Alla gente piace, insomma. E lui “se la ride”, racconta chi gli è più vicino. Tanto che ha accentuato in queste ultime battute di campagna elettorale la ricerca della ‘folla’. Gira da un mercatino all’altro come una trattola, stringe mani e si presta ai selfie, abbraccia bambini e cerca di mostrare il suo lato meno burbero. Sente a pelle che il consenso sale, confermato anche dai sondaggi che da Roma balzano a Napoli e viceversa, e intorno, cosa più importante, si è stretto il partito, tutto schierato ventre a terra a conquistare voti casa per casa. Dopo l’endorsement di Renzi, anche questo inaspettato, tutti hanno capito che la partita doveva essere giocata e si sono adeguati. Al suo fianco, fisicamente, sono scesi i principali leader nazionali del Pd, del centrosinistra e del governo, oltre ovviamente tutti i cacicchi locali. A differenza della precedente sfida persa con Caldoro nel 2010 questa volta pare abbia fatto breccia proprio nel capoluogo, il cui ruolo fu determinante per la sconfitta. E, dato non trascurabile, con lui si sono schierati la gran parte dei cosentiniani che in quanto a voti se ne intendono, oltre un fritto misto di destra, sinistra, radicali, ras locali, “impresentabili” e una consistente quota di sottobosco politico pronta a saltare sul carro del vincitore. Tutti segnali che mettono di buonumore De Luca il quale, nel frattempo, ha provveduto ad alzare i toni fino ad arrivare a snobbare apertamente e con sicumera il confronto con i suoi avversari. I quali, giocoforza, sono costretti a rincorrerlo e parlare di lui, segno questo di debolezza, ed è strano che il guru della comunicazione, Crespi, ingaggiato dal governatore uscente, abbia sottovalutato questo aspetto (o forse proprio non ci ha fatto caso). Comunque sia, bisogna riconoscere che fino a non molto tempo fa nessuno avrebbe puntato un centesimo sulla possibilità che l’ostinato salernitano ce la potesse fare. E’ vero, in certi casi conta anche la fortuna. Trovarsi, come si dice, “nel posto giusto al momento giusto”: poi è evidente che devi metterci del tuo. De Luca sta facendo del suo meglio, sa di essere all’ultimo giro di giostra, se non ci riesce neanche questa volta a fare il gran salto nella politica che conta, è finita. Dovrà tornarsene mestamente nella sua Salerno e “non mettere più becco nelle cose dei grandi”.

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De Mita spariglia, Caldoro si preoccupa e De Luca ringrazia

Regionali in Campania, De Luca rientra in partita e manda in crisi le certezze coltivate fino a qualche mese fa dal governatore uscente, Stefano Caldoro. Il patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi aveva sancito, tra le altre cose, che la Campania restasse in dote al centrodestra come ultima ridotta di ‘peso’ di Forza Italia  e che quindi Caldoro, apprezzato anche dal premier, continuasse la sua esperienza amministrativa. Poi quell’accordo è saltato, il partito del Cavaliere nel frattempo si è andato frantumando e tutto è tornato in discussione. A mettere il sigillo al nuovo corso, infine, ci ha pensato Ciriaco De Mita che, last minute, ha cambiato cavallo in corsa schierando lui e l’Udc al fianco dell’ex sindaco di Salerno, sollevando la stizzita indignazione dei suoi vecchi alleati. In effetti, messa così la cosa, per il governatore la situazione si fa delicata e dovrà faticare non poco per conservare il posto. D’altronde il sondaggio dell’Ipr commissionato da “il Mattino” e pubblicato ieri, fotografa in maniera emblematica la faccenda, segnalando i due principali sfidanti impegnati in un testa a testa dagli esiti imprevedibili dato l’alto numero di indecisi e di astenuti al voto. Insomma, aver perso prima il blocco dei cosiddetti cosentiniani, la spina dorsale della coalizione che conquistò la Regione nel 2010, incassato la disgregazione di Forza Italia e l’appannamento di Berlusconi, e adesso la defezione di De Mita, c’è di che preoccuparsi. Anche perché De Luca è stato finora abilissimo a condurre la sua campagna elettorale, andandosi man mano rinforzando, nonostante il fardello di una condanna in primo grado che potrebbe costargli la sospensione in caso di vittoria, aggregando intorno a se un variegato schieramento di persone e forze politiche dalle più diverse provenienze, non disdegnando neanche i nostalgici del Duce, ma soprattutto conquistando i consensi delle ‘famiglie’ napoletane del Pd, il suo vero tallone d’Achille nella precedente contesa, finita con la sconfitta. I Casillo, i socialisti pittelliani, Cozzolino, Paolucci, Ranieri, gli Impegno, la Pagano e buona parte della borghesia ‘illuminata’ cittadina, sono mobilitati pancia a terra per provare a strappare il governo regionale al centrodestra. Non si è fatto mancare niente De Luca, nonostante questo alimentasse il ‘fuoco amico’ proveniente in particolar modo dal suo partito. “Belle chiacchiere”, insomma, “ma i voti bisogni prenderli”, alla fine è questo che conta. Soprattutto se si parla di elezioni amministrative dove il face to face è la benzina principale per muovere le candidature. Pertanto non ha esitato ad accogliere a braccia aperte nella sua composita coalizione un interlocutore scomodo come De Mita. Già, De Mita. Il grande vecchio di Nusco ancora una volta, da politico di razza (ne sono rimasti pochi in giro), ha sparigliato le carte. Ha capito prima degli altri in che direzione si muove il futuro istituzionale del Paese e, a maggior ragione, il ruolo destinato a recitare dalla periferia nei confronti dei palazzi del potere. Più realista del Re ha scelto per tempo quale spazio occupare, senza infingimenti e posizioni di principio che portano dritto all’irrilevanza. Conservando, oltretutto, una solida coerenza: stare a sinistra dal centro è stato sempre il must della sua lunga storia politica. Di che ci si meraviglia? E l’evolversi delle vicende politiche nel corso degli anni, dalla prima Repubblica ad oggi, lo hanno portato a declinare questa visione adattandosi alla contingenza. E’ questa la “modernità” del padre che, orgogliosamente, ha rivendicato la figlia Antonia, tirata in mezzo per giustificare e sminuire la decisione di accordarsi con il “nemico”. Quisquilie.