Pd, le primarie non si fermano: Renzi candida Saggese?

Impossibile fermare le primarie in Campania. I numeri nell’assemblea regionale, luogo ‘mistico’ dove doveva avvenire il tanto vaticinato stop alla consultazione del primo febbraio, non ci sono.  Le ‘famiglie’ politiche che la compongono sono state travolte dalle macchine elettorali dei due principali sfidanti, De Luca e Cozzolino (la Saggese per ora, ininfluente terzo incomodo, resta abbastanza defilata) decisi a volersi giocare la partita fino in fondo. La conta dei delegati messi insieme dall’Area Popolare di Lello Topo, Salvatore Piccolo e Vincenzo Cuomo, dai Renziani di Famiglietti, Nicodemo e Crolla, i Riformisti di Paolucci e Del Basso de Caro, i Pittelliani di Peppe Russo, l’Area Fioroni dei Valiante, non bastano a raggiungere il quorum richiesto per chiudere la faccenda primarie e sedersi a un tavolo a discutere su un nome condiviso. Ha influito nella débàcle di chi si sentiva maggioranza, il decisivo passo indietro (anche se non ne aveva fatto nessuno in avanti) del ‘potente’ Casillo e dei suoi sodali di Area Dem (Armato, Amato e Caputo) il quale ha deciso di rimanere fedele alla parola data a De Luca circa il proprio sostegno; il gradimento alle primarie dei due deputati di Area Riformista, Luisa Bossa e Giorgio Piccolo, oltre quello dell’ex segretario provinciale, Gino Cimmino; e ancor più pesantemente l’assoluto silenzio di Renzi. Il segretario ha evitato finora di intervenire direttamente sulla vicenda, per lui la riconferma di Caldoro a Palazzo Santa Lucia è un dato scontato, fa parte dell’ampio accordo sottoscritto con Berlusconi al Nazzareno (ne abbiamo già parlato in una precedente occasione). Piuttosto gli preme mettere ‘ordine’ nel suo partito guidato da una classe dirigente mediocre, in balia di una guerra permanente tra fazioni di micronotabilato autoreferenziale e, dunque, condannato all’irrilevanza.  Pertanto, dopo avere favorito con il suo atteggiamento ambiguo l’evolversi di una situazione esplosiva, pare sia pronto a scendere in campo, accettare la sfida a misurarsi col voto di militanti, simpatizzanti e cittadini, lanciata dal duo De Luca-Cozzolino. Giocarsi le primarie è l’unico modo per venire a capo della situazione, accettare lo scontro in campo aperto per sconfiggere le ultime sacche di resistenza, sotto il Vesuvio, al “nuovo verso”. Il successo, per niente scontato, dipenderà solo da quanto della sua faccia metterà nella contesa, un endorsement diretto a favore di un candidato, magari accompagnato da uno schieramento di suoi ambasciatori a sostegno della campagna elettorale, sicuramente sarebbe in grado di portare alle urne molta gente che nemmeno pensava di partecipare al voto. Una mossa in grado di demolire le granitiche certezze sia del sindaco di Salerno che dell’europarlamentare i quali, in una eventualità del genere, potrebbero anche decidere in extremis di ritirasi e ‘trattare’ la resa. In quanto al nome su cui puntare, dando per ormai bruciato quello di Gennaro Migliore, troppo esposto e francamente tutt’altro che nuovo, ce ne sarebbe uno bello e pronto, tra l’altro già in partita, quello di Angelica Saggese, appunto, che oltre ad avere il pregio di essere giovane e semi sconosciuta ai più, rappresenterebbe un’apertura ai bistrattati lettiani e un candidato perfetto per perdere senza infamia alle consultazioni più importanti delle regionali di maggio. Dicono che “Matteo” ci stia pensando e che “comunque ha in serbo una sorpresa”. Quale? “Non si può dire”. Ok, come non detto.

 

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