IL SINDACO “MARPIONE”. GIGGINO PRONTO A COLPIRE MENTRE SALTANO LE PRIMARIE DEL PD

De magistris si lancia a capofitto, con la consueta spregiudicatezza, nella bagarre che si è accesa per conquistare lo spazio di rappresentanza radicale e massimalista che il Pd di Renzi sta lasciando alla sua sinistra. Gioca la sua partita, com’è giusto che sia, con il chiaro intento di garantirsi un futuro prossimo venturo nell’agone politico che conta (di nuovo sindaco o uno scranno in parlamento), visto che con il suo vecchio mestiere di magistrato ha chiuso da tempo. E ancora una volta sta dimostrando di avere spiccate doti di visione politica e capacità comunicative fuori dall’ordinario. A questo proposito, basta per tutte, il modo con il quale ha gestito la fase della sospensione dalla carica di primo cittadino, inventandosi la categoria mai vista del “sindaco di strada”, che ha suscitato più di un’ilarità e tanti imbarazzi. Così ha capito per tempo che il suo nemico è il presidente del Consiglio il quale è anche segretario del principale partito italiano e che le truppe di questi a Napoli, e più in generale in Campania sono irrilevanti, sovrastate come sono dalle consorterie interne e dalle guerre fratricide che queste si combattono tra loro.

Un ventre molle in cui affondare a disposizione di chi ne sa approfittare, questo i democrat locali al momento, e lui non si è fatto pregare. Ha stretto alleanza con Vendola, il sempre verde leader della gauche “benaltrista” che ha sua volta sta facendo da sponda alla minoranza Pd prefigurando una nuova formazione politica di sinistra “dura e pura”. Un’ennesima “rifondazione rossa” cui non può mancare di aderire e fare la sua parte. Sa bene che la possibilità di essere rieletto è assai remota, a meno che si creino le condizioni necessarie per fare in modo che lui, ancora una volta outsider, possa inserirsi e assestare la zampata decisiva. D’altronde è una costante questa di trovarsi sempre al “posto giusto nel momento giusto”, una dote da vero fuoriclasse che, per sua fortuna, è stata costantemente sottovalutata da amici e avversari, a partire dal suo approdo all’Idv di Antonio Di Pietro con il seguito di popolarità derivatogli dalle inchieste condotte da magistrato che lo spedirono a Strasburgo, fino all’intuizione ‘arancione’ che lo avrebbe portato a diventare sindaco della terza metropoli italiana tra la sorpresa di tutti e contro ogni previsione.

In realtà, aveva semplicemente capito che il momento era propizio per lanciarsi nella mischia, approfittando del Pd ridotto a brandelli e senza credibilità dopo la figuraccia delle primarie, della blandezza del centrodestra poco convinto nel sostegno al suo candidato, Gianni Lettieri, oltre il convitato di pietra dell’emergenza rifiuti e il montare della protesta populista dell’antipolitica innescata dai “Vaffà” di Beppe Grillo.

La storia si ripete. Un incredibile assist glielo ha fornito il premier con lo ‘schiaffo’ di Bagnoli. “Ha espropriato i napoletani dei propri diritti costituzionali” ha tuonato il sindaco, senza non qualche ragione, e subito si è alzato il coro dei suoi denigratori che lo hanno accusato di isolare la città dimenticando che l’isolamento è iniziato ben prima del suo avvento a Palazzo San Giacomo, più o meno a partire proprio dall’emergenza rifiuti e dall’uscita di scena di Antonio Bassolino. Occasione irripetibile, dunque, per partire all’attacco e lanciare l’opzione ‘altra’ rappresentata dalla propria ricandidatura contro i “poteri forti” e chi considera Napoli una “palla al piede per il Paese”, con la postilla che ogni riferimento a Renzi è puramente casuale. Pertanto, dopo avere chiarito senza ombra di dubbio che è in corsa per la riconferma, per completare l’opera e dare un senso più ampio al suo orizzonte politico, ha fatto sapere che dirà la sua anche per quel che riguarda le regionali.

Soprattutto se, come sembra, riuscirà il blitz del Nazareno di far saltare le primarie per le regionali con una decisione di imperio (per carità, legittimata dallo statuto) e la proposizione di Gennaro Migliore come candidato terzo a De Luca e Cozzolino. Una soluzione che, sa bene, andrebbe stretta proprio al suo collega di Salerno, pronto a sua volta a tentare comunque l’avventura a dispetto del partito. Con De Luca i rapporti sono, tutto sommato, buoni e un’intesa in chiave Pop potrebbe funzionare. Poi, chissà, c’è sempre qualche buona stella dall’alto a illuminare il cammino dei buoni samaritani. Vedremo.

Annunci