PD, PRIMARIE E LO SPAURACCHIO DEL NCD

Al Nazareno di primarie in Campania non ne vogliono sentir parlare, il partito va “bonificato” anche a costo della sconfitta alle regionali, tanto più se questa va incastrarsi nel grande puzzle dell’accordo tra Renzi e il Cavaliere, destinato a definire il futuro del Paese per i prossimi vent’anni. Una sfida all’ultimo voto tra due ‘capibastone’ partenopei del Pd, come Vincenzo De Luca e Andrea Cozzolino, rappresenterebbe l’ennesima resa dei conti tra fazioni contrapposte che lacera l’organizzazione dalla fine del ‘regno’ di Antonio Bassolino. Una situazione che va assolutamente azzerata, pensano a Roma.

Tra l’altro, entrambi i contendenti, potrebbero rappresentare una seria minaccia per la riuscita dell’operazione che vuole Stefano Caldoro riconfermato alla poltrona di governatore, “con un approccio più riformista e coraggioso” a fronte di una opposizione non ostile e “fattivamente” collaborativa. Sia De Luca che Cozzolino (gli altri due partecipanti non richiesti, Angelica Saggese e Michele Di Salvo, rappresentano quasi solo se stessi e qualche parente) sono in grado di mobilitare persone, interessi e consensi, fanno fede il ventennale predominio del primo a Salerno come sindaco e le centinaia di miglia di voti presi dal secondo, per ben due volte, alle elezioni che lo hanno portato al parlamento europeo.

Insomma, due ossi duri che possono mandare a monte i piani. De Luca ha fatto sapere che lui non è disposto a “nessun passo indietro”, cascasse il mondo e che, nell’eventualità, sarebbe disposto a correre anche da solo, mentre Cozzolino si è mostrato più possibilista, ma solo in presenza di un nome alla Cantone, che però non è alle viste. Intanto, per prendere tempo, è saltata per l’ennesima volta la riunione della direzione regionale del partito che deve ratificare la data del 14 dicembre per l’appuntamento elettorale e sancire se saranno primarie interne, o di coalizione. Sì perché, nel frattempo, si è andata concretizzando l’idea di stringere un’alleanza con la Costituente popolare, la neo formazione politica cui stanno dando vita il Nuovo centrodestra e l’Udc, che nella Capitale danno per cosa già fatta.

Una notizia che rimbalzata a Napoli ha mandato in fibrillazione, se mai ce ne fosse bisogno, tutto il mondo democrat, con le immancabili sfinenti discussioni e divisioni in gruppi di appartenenza. Un accordo in tal senso comporterebbe, molto probabilmente, la necessità di allargare alla nuova aggregazione la competizione per la candidatura a Palazzo Santa Lucia e, gioco forza, la necessità dell’indicazione di un nome terzo su cui far convergere gli sforzi di entrambi i partiti, depotenziando così le velleità sia del sindaco che dell’onorevole europeo. Un nome alla Morcone, tanto per intenderci, uno destinato a fare da figurante e a rendere la sconfitta il meno possibile indolore.

Se andasse in questo modo, sarebbe il massimo per Renzi. Solo che al momento lo “spettro” dell’intesa è solo uno spauracchio, agitato consapevolmente per incutere ansia e saggiare la tenuta dei due “micro notabili”, come definisce questo genere di politici Mauro Calise. Infatti, mentre a Roma i gruppi dirigenti si confrontano sull’argomento, a livello locale la discussione per quel che riguarda gli uomini di Angelino Alfano è già chiusa. L’Ndc è in giunta con Caldoro e il suo assessore, Severino Nappi, rivendica con orgoglio “il buon governo” che lo ha visto tra i protagonisti. Certo ci sono difficoltà con Fi, ma sono ampiamente superabili “se Stefano dice cosa vuol fare”, il che vale a dire mettere sul tavolo un disegno programmatico con la benedizione di Silvio Berlusconi.

Dunque non sembra ci siano spazi per altre avventure, anche in considerazione del fatto che in termini assoluti la consistenza elettorale del Ncd non è entusiasmante al punto di aver voglia di cambiare amici, un rapporto cementato da cinque anni di amministrazione e la prospettiva di recitare un ruolo di primo piano per un’altra legislatura. E poi, diciamo la verità, non sarebbe un bel vedere, anche dal punto di vista dei rapporti umani, un Raffaele Calabrò, consulente personale del governatore per la Sanità, voltare inopinatamente le spalle al presidente. Apparirebbe come un vero tradimento. No, l’Ncd non si muoverà da dove sta, anche se per il momento fa gioco farlo credere e il coordinatore regionale, Gioacchino Alfano fissa al 30 novembre la data ultima per ricevere dalla Capitale indicazioni su come procedere. Quel giorno potrebbe cambiare tutto, o forse niente, come probabile, ma sicuro è che fino ad allora le primarie del Pd continuerebbero ad essere a rischio proroga, o addirittura annullate. Con tanto di scuse: “abbiamo scherzato”.

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“NORMALIZZARE” NAPOLI E LA CAMPANIA, NAPOLITANO E RENZI D’ACCORDO: RANIERI A PALAZZO SAN GIACOMO

Per il momento è solo uno spiffero, ma a breve potrebbe trasformarsi in una tempesta tropicale. Napolitano ha messo il veto su Palazzo San Giacomo: “Umberto Ranieri, deve essere il prossimo sindaco”. E tra il premier e il capo dello Stato “la sintonia sull’argomento è totale”. Anzi i sussurri dicono che per lui il Presidente avrebbe chiesto addirittura un incarico governativo, magari agli Esteri, di cui è un esperto, come vice di Lapo Pistelli che, secondo i piani del Colle, doveva andare a sostituire la Mogherini. Poi, come sappiamo, non se n’è fatto niente, ma l’opzione Ranieri è rimasta sul tavolo fino a tramutarsi nella candidatura a primo cittadino di Napoli con il “pieno appoggio” del Partito democratico.

“A Napoli serve un uomo d’ordine, una persona seria e responsabile, dedito alle istituzioni, dal curriculum inoppugnabile”, queste, dicono, siano state le parole di “Re Giorgio” alle quali il Capo del governo e segretario del partito “ha espresso la sua più totale adesione”. La notizia, trapelata direttamente dal Quirinale e transitata per Palazzo Chigi, va presa ovviamente con le molle, anche se nell’impianto sembra abbastanza verosimile e dotata di una sua stringente razionalità. A fare da sfondo, ovviamente, la situazione di sostanziale ingovernabilità e scarsa considerazione nazionale, in cui è precipitata la città negli ultimi anni. A partire dal tramonto dell’epopea bassoliniana fino al disastro demagistriano, che ha rappresentato il culmine del disfacimento di una classe politica e un sistema di potere ormai alla canna del gas. Cui ha fatto da controcanto l’implosione del centrodestra con l’uscita di scena in ‘manette’ del potente ras locale dell’ex Pdl, Nicola Cosentino il quale ha lasciato sul campo tante più macerie di quanto non sia successo sul fronte opposto, dove nel frattempo si è affacciata la stella di Matteo Renzi.

Intanto, il Pd alle corde, si è fatto campo di battaglia di una guerra tra bande, ognuna impegnata a difendere la propria presunta quota di rappresentanza, finché da Roma qualcuno non si deciderà ad intervenire energicamente. Che sembra essere proprio la determinazione alla quale sono giunti Napolitano e il premier, una soluzione tesa a prendere due piccioni con una fava: dare alla capitale del Mezzogiorno una “guida autorevole” e mettere mano “definitivamente alla bonifica del partito”. Serve, insomma, un uomo super partes. Anzi, dalla parte del Presidente.

E Ranieri è “quello giusto”. Tra l’altro “va risarcito” del torto subito nell’aver messo, suo malgrado, la faccia nello scandaloso pastrocchio delle primarie del 2011: denunciò i brogli, poi fu lentamente emarginato. Lui, per ora, ha ricominciato a comparire sui giornali, a rilasciare dichiarazioni e interviste dove Napoli è sempre al centro delle preoccupazioni, com’è giusto che sia per uno che si appresta a diventarne sindaco. Bene, se così fosse, il cerchio sarebbe chiuso. Con la riconferma di Caldoro alla presidenza della Regione, concordata da Renzi con Berlusconi (di cui abbiamo dato conto in una precedente occasione su Napolionline) e benedetta anche questa da Napolitano, si avvierebbe, secondo le loro intenzioni , la “normalizzazione” del capoluogo e della Campania, finalmente “in corsa” nel nuovo millennio. Che dire? Tocca fidarsi… staremo a vedere.