PRIMARIE, PD NEL CAOS. SEMPRE PIÙ FORTE IL SOSPETTO: LA CAMPANIA A BERLUSCONI?

Casomai qualcuno avesse avuto dubbi sul fatto che il presidente designato della Regione Campania, sull’asse Firenze-Arcore, fosse quello uscente cioè Stefano Caldoro, può mettersi l’animo in pace. La conferma è arrivata con l’ennesimo pasticciaccio messo in scena nelle ultime quarantotto ore dal Pd locale. Il resoconto di quel che è accaduto l’ha fatto con puntualità e ricchezza di dettagli, Adolfo Pappalardo su Il Mattino di ieri che riassumiamo qui brevemente per quanti se lo sono persi. Martedì a Santa Brigida si riunisce la commissione per la modifica dello statuto composta da undici elementi in rigorosa rappresentanza di tutte le correnti i quali, tra le altre cose, pare che addivengono ad un accordo circa la data in cui svolgere le primarie per il candidato governatore ( il 9 novembre) e lasciano trapelare la notizia attraverso l’invio di innumerevoli sms, certi dell’assenso dei massimi dirigenti del partito. Ma si sbagliano. Per cui, rapida marcia indietro, qualcuno addirittura, scrive Pappalardo,  si spinge “quasi a negare lo stesso svolgimento della riunione”. Immancabile, come sempre a cose fatte, arriva il comunicato del segretario regionale, Assunta Tartaglione, a ridimensionare la vicenda e a ricordare a tutti che la scelta del giorno in cui tenere le primarie spetta solo a lei. Questa la cronaca per sommi capi. Il caos nel partito, dunque, è totale ed è estremamente improbabile che da un tale marasma possa emergere una proposta politica dignitosa e credibile in grado di sfidare l’attuale inquilino di Palazzo Santa Lucia. E’ evidente che in una situazione del genere non possano non trovare ragione quanti al Nazareno pensano da tempo che sotto il Vesuvio “l’organizzazione è ingovernabile, il bassolinismo oltre a  non lasciare eredi ha prodotto una infinità di macerie” e che questo “è un guaio difficile da rimediare a medio termine”. Pertanto conviene “mediare con la parte migliore del centrodestra che, nonostante tutto, è venuta fuori nell’ultimo lustro”. E di cose ne sono successe.  Tra le quali, la più importante ma poco sottolineata da commentatori e analisti politici, quella di essere riusciti a fermare, anche grazie alla “piatta normalità” di una figura come quella dell’attuale governatore, l’ascesa alle più alte cariche delle istituzioni della Campania di una certa politica, mista ad affari e collusa con la criminalità organizzata – come la magistratura ha accertato e sta continuando a indagare – che dal casertano si era estesa nel resto della regione fino a sfiorare la conquista della poltrona più ambita. Il profilo basso, la moderazione, le capacità da equilibrista, l’educazione, la storia politica e, soprattutto, l’incondizionata stima del Cavaliere fecero di Caldoro il candidato ideale a prendere il posto di Bassolino che con Berlusconi, come tutti sanno, aveva un feeling particolare. Per questo motivo fu necessario ai suoi nemici mettere a punto un dossier diffamatorio atto a screditarne la figura. La P3, ricordate? Un buco nell’acqua, una situazione sfuggita di mano con un susseguirsi di inquietanti accadimenti fino ai clamorosi arresti dei protagonisti. Compreso Nicola Cosentino, Deus ex machina del Pdl campano, sottosegretario all’Economia e in predicato di essere lui a mettere le mani su “Santa Lucia”. Dunque, “perché cambiare”, si sono chiesti Renzi e i suoi più stretti collaboratori, “dando un dispiacere a Silvio che tanto ci tiene a conservare tra le regioni di peso almeno la Campania?”. Meglio appunto lasciare le cose al loro corso naturale e mettere il presidente uscente nelle condizioni di vincere agevolmente per poi cercare di governare in “sinergia” il prossimo ciclo economico che si spera sia di ripresa. Serve un interlocutore serio e affidabile per affrontare le occasioni di sviluppo già contenute nel decreto ‘Sblocca Italia’ (Bagnoli, alta capacità Napoli Bari, Metropolitana) oltre a quelle in divenire rapparesentate dalla Città metropolitana, dall’utilizzo finalmente ottimizzato dei fondi strutturali europei, dal possibile allentamento del Patto di Stabilità. Così dalla Capitale hanno deciso di non intromettersi “se la vedano da soli a Napoli”, Cantone, l’unico in grado di mettere d’accordo tutti nel rissoso partito, ha escluso categoricamente una sua discesa in campo, come si sono affrettati a fare Andrea Cozzolino, Luigi Nicolais e Pina Picierno la quale, per la verità è stata messa in mezzo da alcuni suoi ambiziosi coetanei speranzosi del gradimento del capo che però non è arrivato. Resta solo nel suo delirio Vincenzo De Luca che aspetta le mosse di Roma pronto a sfidare chiunque gli venga contrapposto convinto di ridurlo a brandelli. Intanto il governatore sarà la guest star insieme al presidente del gruppo del Pse a Strasburgo Gianni Pittella della kermesse organizzata a Napoli dal 19 al 21 settembre dai socialisti Labdem locali. Un modo per ricordare che in fondo si viene tutti dalla stessa famiglia e che è un bene, infondo, ricominciare a parlarsi.

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