BERLUSCONI-RENZI. IL CANDIDATO GOVERNATORE DELLA CAMPANIA È CALDORO

L’accordo non è stato sottoscritto formalmente, per ovvie ragioni e perché vanno messe in ordine ancora alcune tessere del complicato puzzle che porterà all’elezione del prossimo presidente della Regione Campania, ma il candidato unico, il solo cui può essere affidata la responsabilità di guidare la rinascita della regione e del Mezzogiorno non può che essere Stefano Caldoro. Sia Silvio Berlusconi che il premier Matteo Renzi, hanno convenuto, nei loro innumerevoli colloqui dove è stata messa a punto l’intesa complessiva sul via libera alle riforme e l’uscita di scena del ‘Cavaliere’ (non ci piace chiamarlo ex) dalla ribalta politica nazionale con annessa assicurazione sulla completa “agibilità funzionale” delle sue aziende, sulla necessità di lasciare in mano al governatore uscente il mazzo di carte per il prossimo quinquennio. Il passaggio di mano tra i due leader è un fatto epocale, ne va dei destini futuri del nostro Paese, e la “questione Campania” è uno degli snodi più intricati. Serve, dunque, qualcuno in grado di assicurare tranquilla moderazione e un giusto tasso di aspirazione riformista che accompagni senza traumi, per quel che riguarda un pezzo importante del meridione d’Italia, la “modernizzazione del Paese”. “Caldoro è l’uomo giusto” pare abbiamo convenuto, stando ai racconti più o meno romanzati di alcuni esponenti dei rispettivi entourage, e di questo non sembra vogliano farsene una ragione gli screditati rappresentanti locali dei loro partiti di riferimento: capibastone, collettori di voti preoccupati soltanto di conservare le proprie piccole rendite di potere e i loro avversari, il “nuovo che avanza”, in battaglia per prenderne il posto. E’ di questi giorni l’affissione in città di alcuni manifesti diffamatori sul governatore e la sua presunta contiguità con la camorra a firma di anonimi, una iniziativa che si inquadra, a detta di chi è avvezzo alle faide nel centrodestra e in particolare dell’ex Pdl, nella guerra di “resistenza” condotta dalla componente casertana del partito che, dall’avvento di Nicola Cosentino in poi, ha rappresentato l’asse portante di Fi in Campania. Non a caso il presidente della Regione ha parlato di “macchina del fango che va avanti dal 2010 e che non si è mai fermata”, vale a dire che i nemici di allora (Nick ‘o mericano& Co.) sono quelli di oggi.  E non è un caso che gli attacchi più violenti dal punto di vista mediatico siano stati condotti da una nota televisione locale il cui proprietario è da tempo in guerra con l’amministrazione di Palazzo Santa Lucia, un sito web di un editore casertano e dal direttore del quotidiano di area, Il Roma, Pasquale Clemente (ex direttore della Gazzetta di Caserta ) che ha accusato Caldoro di aver calato le braghe a proposito dei finanziamenti accordati nello ‘sblocca-Italia’ a favore dell’aeroporto ‘fantasma’ di Salerno a danno di quello potenzialmente più “redditizio” di Grazzanise. Ma Berlusconi non ha fatto una piega, nessun commento e un ‘rumoroso’ silenzio. Come quello di Renzi a proposito della disputa che si è accesa intorno alla scelta del competitor da contrapporre al governatore uscente. Il segretario è pienamente consapevole della confusione che regna nel suo partito sotto il Garigliano, se fosse per lui si affiderebbe all’usato sicuro, uno come Antonio Bassolino tanto per intenderci, ma purtroppo si trova a che fare con una congrega di gente rissosa e senza idee che dovrebbe rappresentare l’ossatura della futura classe dirigente meridionale dell’organizzazione. Non si può fare. “Matteo è sconcertato – confida uno dei ‘giovani’ boy’s del suo staff – anche Nicodemo ha perso la bussola, non serve vestirsi del brand per diventare leader, con la sua iniziativa va a sbattere, ma non lo vuol capire”. Veleni. Certo che la “Fonderia”, che sta per la “Leopolda” in salsa vesuviana, organizzata dal responsabile comunicazione della segreteria nazionale, non ha ricevuto nessuna benedizione del ‘capo’, anzi è stata ignorata, da Roma nessun commento. Zero.  Così come il frenetico agitarsi di Vincenzo De Luca, in campagna elettorale da mesi, deciso a sfidare il mondo pur di vedere appagato il suo ego e diventare il numero uno della Campania, ha lasciato indifferente il presidente del consiglio che pur qualcosa deve al sindaco di Salerno per la sua ascesa al Nazareno. Segno che tutto è già deciso, salvo improbabili novità. Il governatore, insomma, non sembra avere avversari, forte dell’endorsement del duo B&R, dell’abilità nel districarsi dalla morsa dei ‘casertani’, la capacità di prendere le distanze dal radicalismo di una certa destra dello schieramento e nel conservare l’aplomb del riformista grazie alla propria personale storia politica-familiare. E’ lanciatissimo alla riconferma, chi ha i numeri provi a fermarlo.

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