NON SPARATE SUL PIANISTA: DE MAGISTRIS NON DIMETTERTI!

“De Magistris condannato, si deve dimettere”. E’ l’appello che arriva da più parti in queste ore dopo l’annuncio della sentenza a suo carico a proposito dell’inchiesta “Why not” da lui condotta ai tempi di quando era pm. Un’inchiesta che terremotò la politica italiana nel 2008 e che gli consentì di spiccare il volo, l’anno successivo, verso il parlamento europeo con un plebiscito di voti (è bene ricordare) consegnandolo definitivamente alla politica. Insomma, lì dove l’avventura che lo ha portato a Palazzo San Giacomo è cominciata, lì probabilmente troverà la fine, inchiodato dal suo maldestro modo di fare il magistrato e, ancora peggio, l’amministratore pubblico; la dimostrazione, affermano in coro i suoi denigratori, della propria endemica inadeguatezza ad essere utile alla collettività….

 

Continua a leggere su http://www.Napolionline.org

Annunci

PRIMARIE, PD NEL CAOS. SEMPRE PIÙ FORTE IL SOSPETTO: LA CAMPANIA A BERLUSCONI?

Casomai qualcuno avesse avuto dubbi sul fatto che il presidente designato della Regione Campania, sull’asse Firenze-Arcore, fosse quello uscente cioè Stefano Caldoro, può mettersi l’animo in pace. La conferma è arrivata con l’ennesimo pasticciaccio messo in scena nelle ultime quarantotto ore dal Pd locale. Il resoconto di quel che è accaduto l’ha fatto con puntualità e ricchezza di dettagli, Adolfo Pappalardo su Il Mattino di ieri che riassumiamo qui brevemente per quanti se lo sono persi. Martedì a Santa Brigida si riunisce la commissione per la modifica dello statuto composta da undici elementi in rigorosa rappresentanza di tutte le correnti i quali, tra le altre cose, pare che addivengono ad un accordo circa la data in cui svolgere le primarie per il candidato governatore ( il 9 novembre) e lasciano trapelare la notizia attraverso l’invio di innumerevoli sms, certi dell’assenso dei massimi dirigenti del partito. Ma si sbagliano. Per cui, rapida marcia indietro, qualcuno addirittura, scrive Pappalardo,  si spinge “quasi a negare lo stesso svolgimento della riunione”. Immancabile, come sempre a cose fatte, arriva il comunicato del segretario regionale, Assunta Tartaglione, a ridimensionare la vicenda e a ricordare a tutti che la scelta del giorno in cui tenere le primarie spetta solo a lei. Questa la cronaca per sommi capi. Il caos nel partito, dunque, è totale ed è estremamente improbabile che da un tale marasma possa emergere una proposta politica dignitosa e credibile in grado di sfidare l’attuale inquilino di Palazzo Santa Lucia. E’ evidente che in una situazione del genere non possano non trovare ragione quanti al Nazareno pensano da tempo che sotto il Vesuvio “l’organizzazione è ingovernabile, il bassolinismo oltre a  non lasciare eredi ha prodotto una infinità di macerie” e che questo “è un guaio difficile da rimediare a medio termine”. Pertanto conviene “mediare con la parte migliore del centrodestra che, nonostante tutto, è venuta fuori nell’ultimo lustro”. E di cose ne sono successe.  Tra le quali, la più importante ma poco sottolineata da commentatori e analisti politici, quella di essere riusciti a fermare, anche grazie alla “piatta normalità” di una figura come quella dell’attuale governatore, l’ascesa alle più alte cariche delle istituzioni della Campania di una certa politica, mista ad affari e collusa con la criminalità organizzata – come la magistratura ha accertato e sta continuando a indagare – che dal casertano si era estesa nel resto della regione fino a sfiorare la conquista della poltrona più ambita. Il profilo basso, la moderazione, le capacità da equilibrista, l’educazione, la storia politica e, soprattutto, l’incondizionata stima del Cavaliere fecero di Caldoro il candidato ideale a prendere il posto di Bassolino che con Berlusconi, come tutti sanno, aveva un feeling particolare. Per questo motivo fu necessario ai suoi nemici mettere a punto un dossier diffamatorio atto a screditarne la figura. La P3, ricordate? Un buco nell’acqua, una situazione sfuggita di mano con un susseguirsi di inquietanti accadimenti fino ai clamorosi arresti dei protagonisti. Compreso Nicola Cosentino, Deus ex machina del Pdl campano, sottosegretario all’Economia e in predicato di essere lui a mettere le mani su “Santa Lucia”. Dunque, “perché cambiare”, si sono chiesti Renzi e i suoi più stretti collaboratori, “dando un dispiacere a Silvio che tanto ci tiene a conservare tra le regioni di peso almeno la Campania?”. Meglio appunto lasciare le cose al loro corso naturale e mettere il presidente uscente nelle condizioni di vincere agevolmente per poi cercare di governare in “sinergia” il prossimo ciclo economico che si spera sia di ripresa. Serve un interlocutore serio e affidabile per affrontare le occasioni di sviluppo già contenute nel decreto ‘Sblocca Italia’ (Bagnoli, alta capacità Napoli Bari, Metropolitana) oltre a quelle in divenire rapparesentate dalla Città metropolitana, dall’utilizzo finalmente ottimizzato dei fondi strutturali europei, dal possibile allentamento del Patto di Stabilità. Così dalla Capitale hanno deciso di non intromettersi “se la vedano da soli a Napoli”, Cantone, l’unico in grado di mettere d’accordo tutti nel rissoso partito, ha escluso categoricamente una sua discesa in campo, come si sono affrettati a fare Andrea Cozzolino, Luigi Nicolais e Pina Picierno la quale, per la verità è stata messa in mezzo da alcuni suoi ambiziosi coetanei speranzosi del gradimento del capo che però non è arrivato. Resta solo nel suo delirio Vincenzo De Luca che aspetta le mosse di Roma pronto a sfidare chiunque gli venga contrapposto convinto di ridurlo a brandelli. Intanto il governatore sarà la guest star insieme al presidente del gruppo del Pse a Strasburgo Gianni Pittella della kermesse organizzata a Napoli dal 19 al 21 settembre dai socialisti Labdem locali. Un modo per ricordare che in fondo si viene tutti dalla stessa famiglia e che è un bene, infondo, ricominciare a parlarsi.

BERLUSCONI-RENZI. IL CANDIDATO GOVERNATORE DELLA CAMPANIA È CALDORO

L’accordo non è stato sottoscritto formalmente, per ovvie ragioni e perché vanno messe in ordine ancora alcune tessere del complicato puzzle che porterà all’elezione del prossimo presidente della Regione Campania, ma il candidato unico, il solo cui può essere affidata la responsabilità di guidare la rinascita della regione e del Mezzogiorno non può che essere Stefano Caldoro. Sia Silvio Berlusconi che il premier Matteo Renzi, hanno convenuto, nei loro innumerevoli colloqui dove è stata messa a punto l’intesa complessiva sul via libera alle riforme e l’uscita di scena del ‘Cavaliere’ (non ci piace chiamarlo ex) dalla ribalta politica nazionale con annessa assicurazione sulla completa “agibilità funzionale” delle sue aziende, sulla necessità di lasciare in mano al governatore uscente il mazzo di carte per il prossimo quinquennio. Il passaggio di mano tra i due leader è un fatto epocale, ne va dei destini futuri del nostro Paese, e la “questione Campania” è uno degli snodi più intricati. Serve, dunque, qualcuno in grado di assicurare tranquilla moderazione e un giusto tasso di aspirazione riformista che accompagni senza traumi, per quel che riguarda un pezzo importante del meridione d’Italia, la “modernizzazione del Paese”. “Caldoro è l’uomo giusto” pare abbiamo convenuto, stando ai racconti più o meno romanzati di alcuni esponenti dei rispettivi entourage, e di questo non sembra vogliano farsene una ragione gli screditati rappresentanti locali dei loro partiti di riferimento: capibastone, collettori di voti preoccupati soltanto di conservare le proprie piccole rendite di potere e i loro avversari, il “nuovo che avanza”, in battaglia per prenderne il posto. E’ di questi giorni l’affissione in città di alcuni manifesti diffamatori sul governatore e la sua presunta contiguità con la camorra a firma di anonimi, una iniziativa che si inquadra, a detta di chi è avvezzo alle faide nel centrodestra e in particolare dell’ex Pdl, nella guerra di “resistenza” condotta dalla componente casertana del partito che, dall’avvento di Nicola Cosentino in poi, ha rappresentato l’asse portante di Fi in Campania. Non a caso il presidente della Regione ha parlato di “macchina del fango che va avanti dal 2010 e che non si è mai fermata”, vale a dire che i nemici di allora (Nick ‘o mericano& Co.) sono quelli di oggi.  E non è un caso che gli attacchi più violenti dal punto di vista mediatico siano stati condotti da una nota televisione locale il cui proprietario è da tempo in guerra con l’amministrazione di Palazzo Santa Lucia, un sito web di un editore casertano e dal direttore del quotidiano di area, Il Roma, Pasquale Clemente (ex direttore della Gazzetta di Caserta ) che ha accusato Caldoro di aver calato le braghe a proposito dei finanziamenti accordati nello ‘sblocca-Italia’ a favore dell’aeroporto ‘fantasma’ di Salerno a danno di quello potenzialmente più “redditizio” di Grazzanise. Ma Berlusconi non ha fatto una piega, nessun commento e un ‘rumoroso’ silenzio. Come quello di Renzi a proposito della disputa che si è accesa intorno alla scelta del competitor da contrapporre al governatore uscente. Il segretario è pienamente consapevole della confusione che regna nel suo partito sotto il Garigliano, se fosse per lui si affiderebbe all’usato sicuro, uno come Antonio Bassolino tanto per intenderci, ma purtroppo si trova a che fare con una congrega di gente rissosa e senza idee che dovrebbe rappresentare l’ossatura della futura classe dirigente meridionale dell’organizzazione. Non si può fare. “Matteo è sconcertato – confida uno dei ‘giovani’ boy’s del suo staff – anche Nicodemo ha perso la bussola, non serve vestirsi del brand per diventare leader, con la sua iniziativa va a sbattere, ma non lo vuol capire”. Veleni. Certo che la “Fonderia”, che sta per la “Leopolda” in salsa vesuviana, organizzata dal responsabile comunicazione della segreteria nazionale, non ha ricevuto nessuna benedizione del ‘capo’, anzi è stata ignorata, da Roma nessun commento. Zero.  Così come il frenetico agitarsi di Vincenzo De Luca, in campagna elettorale da mesi, deciso a sfidare il mondo pur di vedere appagato il suo ego e diventare il numero uno della Campania, ha lasciato indifferente il presidente del consiglio che pur qualcosa deve al sindaco di Salerno per la sua ascesa al Nazareno. Segno che tutto è già deciso, salvo improbabili novità. Il governatore, insomma, non sembra avere avversari, forte dell’endorsement del duo B&R, dell’abilità nel districarsi dalla morsa dei ‘casertani’, la capacità di prendere le distanze dal radicalismo di una certa destra dello schieramento e nel conservare l’aplomb del riformista grazie alla propria personale storia politica-familiare. E’ lanciatissimo alla riconferma, chi ha i numeri provi a fermarlo.