Il sindaco “parapaccheri”, Lettieri e la politica senza alternative

Alla variegata ‘fauna’ degli amministratori che hanno guidato Napoli nel corso della sua storia, mancava ancora quella del sindaco “parapaccheri” . La lacuna è stata colmata con l’ascesa a Palazzo san Giacomo di Luigi De Magistris, la cui irruzione sulla scena, inaspettata quanto parecchio fortunosa, fu salutata come il primo atto di una rivoluzione politico-culturale capace di proiettare la città nel novero delle principali capitali europee e mondiali. Mai promessa fu tanto avventata, visti i risultati. Ed è la ragione basilare che ha trasformato il ‘supereroe’ nel catalizzatore di ceffoni quale “unico responsabile” dei guai sempre più drammatici che affliggono la metropoli partenopea. La città langue nell’immobilismo? E giù schiaffi dalla società civile che lo addita come epigono del livello di prearcaica civiltà intrisa di anarchismo indolente, della comunità partenopea. Le defaillance di gestione amministrativa e di programmazione? Rifiuti, dissesto dei conti, Bagnoli, Napoli est, Centro storico, traffico, trasporti, welfare, lavoro, sicurezza, pressione fiscale, San Carlo, Forum delle culture, un lungo elenco di dolenze seguito da un’altrettanta intensa scarica di sberle. Provenienti da tutto l’iridescente mondo della politica locale. A partire dalla sua maggioranza, composta per la gran parte da ‘miracolati’ finiti in consiglio comunale con una manciata di voti i quali, alla prima occasione, non hanno esitato a mollarlo. Poi il sindacato e, soprattutto, le due diverse opposizioni, una di centrosinistra, l’altra di centrodestra, entrambe impegnate con particolare accanimento a confezionare raffiche di colpi sempre più duri pur di nascondere le proprie reciproche debolezze. Sempre più frastornato il primo cittadino tiene botta e rilancia anche se ormai non gli crede più nessuno. Così come nessuno, in realtà, almeno tra i soggetti istituzionali delegati a tal proposito, è in grado di esprimere un’alternativa. Senza punti di riferimento la politica si è frantumata in piccole e bellicose consorterie. Nel Pd, protagonista indiscusso della gauche locale, neanche la travolgente ascesa del renzismo è riuscita a mettere pace tra le bande che si disputano il partito. ‘Naturale’ referente nel Pantheon del sindaco, i dem hanno sdegnosamente rimandato al mittente i tentativi di approccio che questi ha esercitato nei loro confronti, nel tentativo di uscire dall’angolo in cui si è andato a cacciare in questi tre anni di consiliatura. L’altra opposizione, quella rappresentata da ciò che resta del Pdl, non brilla a sua volta per propositività e, manco a dirlo, coesione interna. Il suo capo, o presunto tale, nell’Aula di Via Verdi, Gianni Lettieri si è distinto finora per il livore nei confronti di De Magistris, da cui è stato sconfitto alle urne, restando sostanzialmente estraneo alle dinamiche e agli interessi del proprio schieramento. Una battaglia personale fine a se stessa, senza costrutto, che ha finito per svilire ancora di più l’azione del centrodestra nell’Assise cittadina. Così, in attesa di capire come andrà a finire la parabola del berlusconismo in riva al golfo, ci si prepara ai possibili scenari che si potranno venire a configurare e che determineranno anche la scelta del candidato alla poltrona di sindaco per il prossimo giro. Che potrebbe essere già domani. Per De Magistris e la sua giunta incombe l’incubo del dissesto, pericolo per niente scongiurato, nonostante l’aiutino della deroga per mettere a posto i conti fornito dal governo Renzi non appena insediato. Insomma, potrebbe succedere che venga costretto a lasciare prima della scadenza del mandato determinando l’apertura immediata di una campagna elettorale dagli esiti imprevisti. In tutti i casi, l’ex presidente dell’Unione industriali di Napoli, non sembra della partita. Con il celebrato ritorno della politica, la fine della tecnocrazia e degli unti dal Signore, di un imprenditore che si mette al servizio del bene comune nessuno sente più bisogno. La sfida presumibilmente vedrà coinvolti nomi che usciranno fuori dal gioco delle appartenenze e delle visioni di potere interne ai due principali partiti, Pd e Forza Italia. Entrambi, tuttavia, hanno bisogno di tempo per rimettere in linea di galleggiamento i rispettivi navigli. Per il momento, dunque, non ci sono altre soluzioni che tenersi il sindaco arancione, meglio che resti al suo posto e paghi per tutti l’incombente default della città. E per noi, intristiti spettatori della catastrofe, tra promesse e schiaffoni, non resta che sperare di salire indenni sulla prossima giostra.

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