Regionali, Caldoro senza avversari: “Aridatece er Puzzone”

Difetta in carisma, anzi diciamo pure che la ricerca del basso profilo è una sua peculiarità ostentata anche con una certa ostinazione a suggerire di sé l’immagine dell’ordinarietà. Qualcuno sprezzantemente lo definisce un travet, ma lui non se ne cura e va avanti per la sua strada macinando ‘cadaveri’ di nemici e avversari politici. Stefano Caldoro, suo malgrado governatore della Campania dal 2010, è la tipica persona che non noti ad una festa, che non dice cose strabilianti, poco o per niente avvezzo a qualsiasi vizio, va a letto presto la sera, accompagna la moglie al supermarket per la spesa settimanale e la domenica la passa prevalentemente in casa a godersi la famiglia. Insomma, un uomo senza grilli per la testa, una persona tranquilla e rassicurante. Per questo, nel marasma dell’attuale politica locale, la sua piatta normalità conquista consensi sempre più numerosi fino ad arrivare al top della classifica dei più amati presidenti di Regione d’Italia. Praticamente senza rivali, al momento, per le prossime elezioni regionali. E nulla fa pensare che da qui alla primavera del 2015 possa cambiare qualcosa e sbuchi fuori, come d’incanto, l’uomo nuovo che possa rubargli la scena mettendone in discussione la quasi certa riconferma a Palazzo Santa Lucia. Troppo mediocre in questa fase la politica in Campania e nel capoluogo in particolare, dove si gioca gran parte della partita per la conquista del governo regionale. Partiti, uomini e società civile, annaspano disperatamente in cerca di un relitto cui aggrapparsi per rimanere a galla, in questi tempi incerti dove sono saltati in aria tutti i vecchi schemi. Ognuno per quel che può, difende la propria piccola fetta di rendita in attesa di capire come andrà a finire, la confusione la fa da padrona ed è guerra di tutti contro tutti a prescindere dalle appartenenze di bandiera.  Nel centrodestra, area di riferimento di Caldoro, l’implosione del Pdl ha provocato il crollo della delicata impalcatura che teneva insieme le numerose anime dello schieramento e che aveva in Nicola Cosentino il dominus incontrastato. La riproposizione di Forza Italia, anche se in versione 2.0, ha provocato uno smottamento profondo, non si ferma l’esodo di amministratori locali verso il Ncd di Angelino Alfano, mentre si è aperta una disputa feroce tra cosentiniani e fautori del “nuovo corso” per il controllo del partito. Stando così le cose il governatore ha gioco facile a proporsi (anche se non lo farà mai direttamente, ma cercherà come nel suo stile l’investitura) in mancanza di una seria alternativa e in virtù dell’ottimo rapporto che ha saputo costruire negli anni con Silvio Berlusconi. Sull’altro fronte è peggio che andar di notte. La rivoluzione arancione che aveva infiammato tante ‘anime candide’ a sinistra si è rivelata un disastro, complice la profonda crisi del Pd post bassoliniano finito in mano a bande di affamati “micro notabili” che, a dispetto dei consensi che comunque restano significativi, hanno relegato il partito nell’ambito della più assoluta marginalità politica. Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno ed ex viceministro senza deleghe del governo Letta, già sconfitto da Caldoro nel 2010, è in cerca della sua personale rivincita e spera nei buoni uffici di Matteo Renzi, di cui è stato grande elettore con percentuali bulgare nella sua città, per strappare la candidatura senza passare per le primarie. La cosa in verità sembrava già fatta, De Luca era riuscito a piazzare un suo fedelissimo, Nello Masturzi nella segreteria regionale ad occuparsi di organizzazione, ruolo centrale soprattutto in vista della campagna elettorale, poi qualcosa deve essersi inceppato. Renzi lo ha prima scaricato dal governo, dove pensava di accasarsi in funzione proprio dell’appuntamento delle prossime regionali, poi ha escluso la possibilità di fargli guidare la lista dell’Italia meridionale alle europee di maggio, preferendogli il suo collega di Bari, Michele Emiliano. Se a questo si aggiunge che a Napoli, ma non solo, il partito non ha mai nascosto la sua avversione al sindaco sceriffo, la strada per De Luca è diventata ripida ed estremamente difficile da scalare. Dalla sua, a questo punto, resta forse solo la mancanza di una valida alternativa al suo nome, a meno di clamorose novità che nel corso di un anno possono sempre sopraggiungere. Insomma, c’è tempo. Per ora, non resta altro da fare che acconciarsi all’idea di proseguire con Stefano Caldoro, cercando di soffocare in gola quel sentimento che sa di rassegnazione e che ci porterebbe a urlare: “aridatece er Puzzone”.

 

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