Renzi, Bassolino, De Luca e le primarie ‘pezzotto’

Il Pd napoletano, ancora senza capocomico, all’ultimo atto della commedia che va in scena dalle primarie di gennaio 2011. Renzo o non Renzi sembra che per il partito, nella città sullo stesso parallelo di New York, il tempo si sia fermato inesorabile a tre anni fa, quando stesse facce, stessi capibastone e un vuoto irrimediabile di leadership diedero vita ad una delle pagine più buie della storia della sinistra partenopea. Primarie annullate, senza mai più tra l’altro la restituzione del contributo in euro versato dai votanti, carte in Procura e  elezioni amministrative perse con infamia a favore dell’ultimo avventuriero sbarcato in riva al golfo, questa volta con la bandana arancione tra i capelli e il piglio dello sfasciacarrozze. Come se nulla fosse, alla prima occasione, è ricominciata la bagarre, perché di questo si tratta, il termine guerra sarebbe troppo nobilitante per una lotta tra micro conserterie  addirittura di quartiere, che si disputano i posti nelle liste collegate ai tre candidati alla segreteria regionale per altre primarie ‘pezzottate’ di cui già si conosce il vincitore. O meglio la vincitrice, Assunta Tartaglione, designata dai renziani della “prima e della seconda ora” che in entrambi i casi sono poi  gli stessi che una volta erano bersaniani, franceschiniani, bindiani, veltroniani e ‘vattelapesca’. Il ricorso ingenuamente presentato dal più giovane dei tre aspiranti segretari, Michele Grimaldi, contro le irregolarità nella consegna delle liste da parte degli altri due concorrenti, il lettiano Guglielmo Vaccaro e quella del ‘correntone’, appunto la Tartaglione, è stato respinto senza troppi complimenti. Al Nazareno in questo momento, evidentemente, hanno cose più importanti cui pensare che stare appresso alle faide in terra borbonica. Una partita ancora più cruenta si sta giocando in queste ore nella Capitale tra il premier Letta e il neo segretario “rottamatore”(sic) Renzi che vuole prendere il suo posto. “A Napoli si arrangino come sono abituati a fare da sempre” è il segnale che è arrivato dalla direzione nazionale, giusto quello che volevano sentirsi dire i dem autoctoni. Così domenica prossima si vota per dar luogo all’ennesima conta alla conquista di posizionamenti strategici in vista delle prossime elezioni regionali che incoroneranno, anche questo sembra sia già scritto nel programma del sindaco rottamatore che aspira a Palazzo Chigi, il primo cittadino di Salerno e viceministro senza deleghe ai Trasporti, Vincenzo De Luca  a sfidante di Stefano Caldoro alla presidenza della Regione Campania. Dovrebbe essere lui, almeno nelle intenzioni sue e dei suoi ‘aficionados’, il nuovo leader del centrosinistra capace di colmare il vuoto lasciato da Antonio Bassolino dopo il siluramento avviato nel 2008 e non ancora concluso. Una parabola politica che il partito non è riuscito finora a stroncare definitivamente e di cui ancora sconta i riflessi politici, come i fatti di questi ultimi anni stanno ampiamente a confermare. Ci riuscirà, dopo anni di inutili tentativi, lo ‘sceriffo’ di Salerno? Di sicuro è la sua ultima occasione, dopodiché dovrà passare la mano. Già, ma a chi?

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