Pd: il segretario “testa di legno”, De Luca alla conquista della leadership e De Magistris in attesa di un po’ di attenzione

Il candidato sconfitto alle primarie barricato da tre giorni in diretta streaming nella sede del partito a Salerno per protesta contro i presunti brogli che lo avrebbero penalizzato, il neo segretario regionale che aspetta ordini dai suoi padrini per la composizione della segreteria e fa saltare la conferenza stampa pochi minuti prima di andare in scena, il sindaco che aspetta fiducioso sperando che dal bailamme qualcuno del Pd si decida a dargli ascolto e avvii con lui la rinascita della città martoriata. Più che un “cabaret”, come ha definito la situazione il sindaco sceriffo, Vincenzo De Luca che dell’argomento se ne intende visto come ha condotto la partita del doppio incarico di primo cittadino di Salerno e di vice ministro senza deleghe dei Trasporti, sembra il set di un “film di paura” di serie B. Un incubo grottesco dove a farne le spese è la collettività, costretta ad assistere alla rappresentazione subendone inerme le conseguenze aspettando che prima o poi passi la nottata. Per il momento a Napoli dell’onda del cambiamento, cavalcata dal leader dei Democratici Matteo Renzi, è arrivata solo un’evanescente schiuma evaporata ben presto nelle solite conserterie di “micro-notabili”, come li chiama Mauro Calise, che ne hanno depotenziato gli effetti. L’unico risultato, anzi, è l’avere accresciuto la conflittualità interna e una sorta di immobile caos in attesa della prossima campagna elettorale per tornare nuovamente a contarsi. Le amministrative di primavera e più ancora il rinnovo del consiglio regionale dell’anno dopo nel 2015 partono con i peggiori auspici per il partito del ‘rottamatore’ che si accinge a guidare il Paese. Assodato che Guglielmo Vaccaro sbaraccherà al più presto il suo personale ‘Occupy Pd’, resta la responsabilità di avere affidato il timone della nave ad una “testa di legno”, come i più maliziosi definiscono la neo eletta Assunta Tartaglione, che fa l’avvocato di professione e a tempo perso la parlamentare, la quale suo malgrado si troverà a ratificare scelte e decisioni assunte da qualche altra parte accompagnate dalla solita copiosa scia di sangue al seguito. De Magistris, alla ricerca disperata di un partito con cui fare sponda per una sua eventuale riproposizione a Palazzo San Giacomo, con l’avvento di Renzi aveva intravisto una insperata possibilità di agganciare il riluttante Pd locale. Ma in questa situazione le sue aspettative sono destinate a rimanere lettera morta. Almeno per ora. Deve aspettare che prenda corpo, semmai ci riesce, la leadership del suo collega salernitano. De Luca sta lavorando per questo e l’impasse post primarie, a sentire chi è addentro alle cose democratiche, molto è dovuta alla sua ostinazione ad avere l’ultima parola. Bassolino non c’è più, è venuto finalmente il suo momento sempreché, è inteso, non finisca come nel 2010.

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Renzi, Bassolino, De Luca e le primarie ‘pezzotto’

Il Pd napoletano, ancora senza capocomico, all’ultimo atto della commedia che va in scena dalle primarie di gennaio 2011. Renzo o non Renzi sembra che per il partito, nella città sullo stesso parallelo di New York, il tempo si sia fermato inesorabile a tre anni fa, quando stesse facce, stessi capibastone e un vuoto irrimediabile di leadership diedero vita ad una delle pagine più buie della storia della sinistra partenopea. Primarie annullate, senza mai più tra l’altro la restituzione del contributo in euro versato dai votanti, carte in Procura e  elezioni amministrative perse con infamia a favore dell’ultimo avventuriero sbarcato in riva al golfo, questa volta con la bandana arancione tra i capelli e il piglio dello sfasciacarrozze. Come se nulla fosse, alla prima occasione, è ricominciata la bagarre, perché di questo si tratta, il termine guerra sarebbe troppo nobilitante per una lotta tra micro conserterie  addirittura di quartiere, che si disputano i posti nelle liste collegate ai tre candidati alla segreteria regionale per altre primarie ‘pezzottate’ di cui già si conosce il vincitore. O meglio la vincitrice, Assunta Tartaglione, designata dai renziani della “prima e della seconda ora” che in entrambi i casi sono poi  gli stessi che una volta erano bersaniani, franceschiniani, bindiani, veltroniani e ‘vattelapesca’. Il ricorso ingenuamente presentato dal più giovane dei tre aspiranti segretari, Michele Grimaldi, contro le irregolarità nella consegna delle liste da parte degli altri due concorrenti, il lettiano Guglielmo Vaccaro e quella del ‘correntone’, appunto la Tartaglione, è stato respinto senza troppi complimenti. Al Nazareno in questo momento, evidentemente, hanno cose più importanti cui pensare che stare appresso alle faide in terra borbonica. Una partita ancora più cruenta si sta giocando in queste ore nella Capitale tra il premier Letta e il neo segretario “rottamatore”(sic) Renzi che vuole prendere il suo posto. “A Napoli si arrangino come sono abituati a fare da sempre” è il segnale che è arrivato dalla direzione nazionale, giusto quello che volevano sentirsi dire i dem autoctoni. Così domenica prossima si vota per dar luogo all’ennesima conta alla conquista di posizionamenti strategici in vista delle prossime elezioni regionali che incoroneranno, anche questo sembra sia già scritto nel programma del sindaco rottamatore che aspira a Palazzo Chigi, il primo cittadino di Salerno e viceministro senza deleghe ai Trasporti, Vincenzo De Luca  a sfidante di Stefano Caldoro alla presidenza della Regione Campania. Dovrebbe essere lui, almeno nelle intenzioni sue e dei suoi ‘aficionados’, il nuovo leader del centrosinistra capace di colmare il vuoto lasciato da Antonio Bassolino dopo il siluramento avviato nel 2008 e non ancora concluso. Una parabola politica che il partito non è riuscito finora a stroncare definitivamente e di cui ancora sconta i riflessi politici, come i fatti di questi ultimi anni stanno ampiamente a confermare. Ci riuscirà, dopo anni di inutili tentativi, lo ‘sceriffo’ di Salerno? Di sicuro è la sua ultima occasione, dopodiché dovrà passare la mano. Già, ma a chi?