Caso Sodano, De Magistris come Berlusconi

Abbattuto, in mancanza di meglio, dai suoi ex colleghi delle Procure. Un destino quasi simile, fatti i dovuti distinguo, a quanto accaduto a Silvio Berlusconi. Così come per il Cavaliere, anche per Luigi De Magistris la strada perseguita per buttarlo giù dal ‘trono’, nel suo caso di sindaco della terza città d’Italia, è quella della magistratura. Il potere giudiziario che si sostituisce, ancora una volta come ormai diventata consuetudine, alle deficienze della politica, alla sua irrilevanza.

Se a Roma la parabola del “Signore” di Arcore volge al definitivo declino complice l’età e appunto i nodi giudiziari che lo riguardano giunti al pettine, De Magistris a Napoli si difende coi denti. Anche se sempre più stancamente, travolto -al netto dell’insipiente gestione amministrativa – dall’imbarazzo. Non l’avrebbe mai potuto immaginare che i suoi ‘aguzzini’ sarebbero stati un giorno i vecchi ‘amici’ pm.

L’ultimo siluro, dopo le opportune dimissioni della Tommasielli seguite all’iscrizione nel registro degli indagati per una storia di multe cancellate a favore di alcuni suoi parenti, è arrivata la condanna in primo grado ad un anno di reclusione (pena sospesa) per il suo vice, Tommaso Sodano. Accusato di avere ‘malmenato’, nel corso di una seduta del consiglio comunale di Pomigliano d’Arco decisamente turbolenta, una vigilessa in servizio di security quel giorno alla sala consiliare . “Un atto di disobbedienza civile” lo ha definito Sodano che all’epoca era senatore oltre che consigliere di Rifondazione comunista proprio a Pomigiano. Ora, chi conosce il vicesindaco, sa che non esiste una persona più mite di lui al mondo, determinato ma mai sopra le righe o addirittura violento. Non c’è motivo per non credergli. Un “atto di disobbedienza civile”, coerente con la sua storia politica da sempre improntata alla radicalità. Insomma, una escrescenza culturale senza malizia.

Su questo sfondo è partita l’ennesima occasione di assalto al Palazzo posta in essere dai media locali, sempre più a corto di idee e di passione, dalle dure prese di posizione di una opposizione  fin qui evanescente, da una maggioranza svaporata e da un Pd che, prima con il pasticcio del voto al bilancio, poi con il referendum ‘pezzottato’, infine con la lotta intestina in vista dei congressi, prova a celare goffamente il proprio vuoto identitario e di proposta politica. Tutti addosso a Sodano, l’uomo macchina dell’amministrazione – c’è chi lo definisce il “vero sindaco” – per costringere De Magistris ad un’altra clamorosa “marcia indietro”. Che questa volta però gli potrebbe essere fatale.

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