Pd, ‘Repubblica’ ordina: stop alle larghe intese, Renzi premier

Il centrosinistra rompa il governo con l’alleato “corruttore” e si torni il più presto possibile al voto. Dalle colonne de ‘la Repubblica’ è arrivato al Pd, attraverso l’autorevole voce del suo vice direttore Massimo Giannini, l’ordine di mollare l’ancora e chiudere con il centrodestra. Prima che sia questi a staccare la spina nella strenua difesa delle ragioni del suo padrone, Silvio Berlusconi, alle prese con la nuova tegola giudiziaria piovutagli in testa in queste ore. L’accusa è quella di avere corrotto con tre milioni di euro un senatore, Sergio De Gregorio, che folgorato in sogno dal suo papà defunto da poco, ha deciso di spifferare tutto ai magistrati. Il gup, Amelia Primavera, non ha avuto dubbi e ha rinviato a giudizio il Cavaliere insieme all’ex editore dell’Avanti e faccendiere, Valter Lavitola già in carcere da un bel po’. Un reato grave che si va ad aggiungere alla lunga lista di guai giudiziari sul groppone dell’ex premier, di cui Giannini fa un resoconto puntiglioso. “Dopo la condanna definitiva per i diritti tv Mediaset – elenca nel suo lungo editoriale – l’interdizione d due anni dai pubblici uffici sui quali dovrà pronunciarsi la Cassazione, il voto dell’aula di Palazzo Madama sulla decadenza, l’appello del processo Ruby per prostituzione minorile e concussione e l’uscita delle motivazioni della condanna di primo grado nello stesso processo”. Quanto basta per sancire la svolta e indicare la linea, oltreché prendere definitivamente posizione nel dibattito congressuale in corso nel Pd. “C’è da chiedersi – scrive Giannini – se non tocchi alla sinistra riformista il dovere di rompere l’alleanza innaturale con l’uomo che ha ucciso il governo Prodi, comprando quattro traditori per trenta denari. Piuttosto che concedere ancora una volta a una destra irresponsabile il diritto di far saltare il tavolo, legando i destini della nazione a quelli del suo Cavaliere dell’Apocalisse”. Dichiarato l’obiettivo il quotidiano debenedettiano ha scelto anche da che parte stare l’8 dicembre alle primarie per la segreteria del Partito democratico, snodo cruciale per chiudere i conti con Berlusconi. Renzi è il cavallo su cui puntare. Una partenza col botto, dunque, per la campagna elettorale del sindaco fiorentino grazie al sostegno del principale gruppo editoriale d’area. La Finanziaria che scontenta tutti e per la quale si prevede una serrata battaglia in parlamento, sarà probabilmente l’ultimo atto del governo Letta prima di tornare alle urne. A questo proposito le parole di un renziano doc come  Paolo Gentiloni, in un intervista concessa allo stesso giornale, suonano come un avviso: “Non è solo il Pd che deve confermare il suo sostegno al governo, ma anche il governo che deve dimostrarsi capace di attuare i cambiamenti che servono”. E presto il Pd, sarà nostro. Ma questo non lo dice.

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Caso Sodano, De Magistris come Berlusconi

Abbattuto, in mancanza di meglio, dai suoi ex colleghi delle Procure. Un destino quasi simile, fatti i dovuti distinguo, a quanto accaduto a Silvio Berlusconi. Così come per il Cavaliere, anche per Luigi De Magistris la strada perseguita per buttarlo giù dal ‘trono’, nel suo caso di sindaco della terza città d’Italia, è quella della magistratura. Il potere giudiziario che si sostituisce, ancora una volta come ormai diventata consuetudine, alle deficienze della politica, alla sua irrilevanza.

Se a Roma la parabola del “Signore” di Arcore volge al definitivo declino complice l’età e appunto i nodi giudiziari che lo riguardano giunti al pettine, De Magistris a Napoli si difende coi denti. Anche se sempre più stancamente, travolto -al netto dell’insipiente gestione amministrativa – dall’imbarazzo. Non l’avrebbe mai potuto immaginare che i suoi ‘aguzzini’ sarebbero stati un giorno i vecchi ‘amici’ pm.

L’ultimo siluro, dopo le opportune dimissioni della Tommasielli seguite all’iscrizione nel registro degli indagati per una storia di multe cancellate a favore di alcuni suoi parenti, è arrivata la condanna in primo grado ad un anno di reclusione (pena sospesa) per il suo vice, Tommaso Sodano. Accusato di avere ‘malmenato’, nel corso di una seduta del consiglio comunale di Pomigliano d’Arco decisamente turbolenta, una vigilessa in servizio di security quel giorno alla sala consiliare . “Un atto di disobbedienza civile” lo ha definito Sodano che all’epoca era senatore oltre che consigliere di Rifondazione comunista proprio a Pomigiano. Ora, chi conosce il vicesindaco, sa che non esiste una persona più mite di lui al mondo, determinato ma mai sopra le righe o addirittura violento. Non c’è motivo per non credergli. Un “atto di disobbedienza civile”, coerente con la sua storia politica da sempre improntata alla radicalità. Insomma, una escrescenza culturale senza malizia.

Su questo sfondo è partita l’ennesima occasione di assalto al Palazzo posta in essere dai media locali, sempre più a corto di idee e di passione, dalle dure prese di posizione di una opposizione  fin qui evanescente, da una maggioranza svaporata e da un Pd che, prima con il pasticcio del voto al bilancio, poi con il referendum ‘pezzottato’, infine con la lotta intestina in vista dei congressi, prova a celare goffamente il proprio vuoto identitario e di proposta politica. Tutti addosso a Sodano, l’uomo macchina dell’amministrazione – c’è chi lo definisce il “vero sindaco” – per costringere De Magistris ad un’altra clamorosa “marcia indietro”. Che questa volta però gli potrebbe essere fatale.

L’attivista carcerato in Russia, ci pensa De Magistris: “Ho scritto a Putin”

Cristian, il giovane napoletano attivista di Greenpeace finito nelle patrie galere della federazione russa, può stare tranquillo. Il sindaco della sua città, Luigi De Magistris, ha deciso di occuparsi lui personalmente della vicenda. Ha preso carta e penna, come si faceva una volta giusto per dare un pizzico di maggiore solennità all’iniziativa, e ha scritto direttamente a Putin per perorare la causa del proprio concittadino ‘ingiustamente’ detenuto.

“Ho scritto una lettera all’autorità giudiziaria russa in merito alla detenzione di Cristian D’Alessandro – ha fatto sapere – mi auguro un gesto di sensibilità da parte loro e del presidente Putin”. Ovviamente, a questo punto, si aspetta che dal Cremlino diano seguito al suo intervento mandando a stretto giro un segnale di distensione e disponibilità. Che sarebbe ben gradito e foriero di un futuro di collaborazione istituzionale, economica e culturale tra Mosca e Napoli.

Insomma, tutto si può dire di De Magistris, tranne che non ragioni in grande. E che soprattutto non abbia un incrollabile, granitica autostima che gonfia il suo ego fino a prendersi sul serio e combinare disastri, o incorrere in qualche clamorosa gaffe. E’ ancora vivo nella memoria dei napoletani, che ogni volta che ci pensano si sganasciano dalle risate, il ricordo del video inviato ad Al Pacino per invitarlo in città. Nonostante il tono confidenziale del sindaco nei confronti del divo americano, non pare sia mai arrivato un cortese cenno di riscontro da parte sua. Ma si sa, quando si è baciati dalla luce è difficile vedere il buio che ci circonda. Così il primo cittadino partenopeo non si arrende, convinto che la sua voce possa condizionare in senso positivo l’esito di una complessa trattativa diplomatica in corso tra l’Italia e la Russia. Lui ci prova, in fondo le parole non costano niente.