La Giunta rallenta, la trattativa Quirinale-Berlusconi ha bisogno ancora di un po’ di tempo

Senza fretta. La decisione non dichiarata di prendere tempo per tenere in vita il Governo Letta e trovare una via di uscita onorevole a Berlusconi, sta facendo il suo corso nella giunta del Senato. Il Cavaliere, come raccontavano le cronache questa mattina, sarebbe anche disposto a fare un passo indietro e dimettersi mettendo fine alla querelle e alle minacce di aprire la crisi, ma a certe condizioni. Che, non è difficile immaginare, riguardino l’agibilità politica, vale a dire non essere sbattuto in galera da una delle numerose Procure che si stanno interessando alle inchieste e ai processi a suo carico, la certezza di tenere al riparo le proprie aziende dall’aggressione dei nemici, tanti, protagonisti del mondo economico-finanziario locale e internazionale che “brigano da sempre” per vederlo morto. La posta è alta, “la trattativa – sussurrano da Arcore – è in pieno svolgimento, le prossime ore potrebbero essere decisive”. Sarebbe direttamente coinvolto il Quirinale, vero regista dell’operazione e ispiratore della strategia dilatoria che ha preso piede nell’organismo istituzionale di Palazzo Madama. Dove i Senatori hanno preso a litigare, dopo l’intesa raggiunta ieri sulla procedura da seguire per la decadenza del Cavaliere, sul calendario dei lavori che dovrebbe seguire la giunta. Domani il presidente Stefàno, in apertura di seduta, proverà a proporre una mediazione, a dividere i contendenti in definitiva è solo un giorno, ma tanto è bastato per bloccare tutto e rimandare la questione. “L’intenzione di tutti è quella comunque di votare entro la prossima settimana – ha sottolineato Stefàno – pertanto penso che ad un’intesa si possa ancora arrivare”. Ovviamente si tratta solo, in questo step, di arrivare ad una conclusione sulla proposta del relatore Augello di confermare la convalida di Berlusconi. Dopodichè, visto che è sicura la bocciatura, la palla passerà ad un altro relatore, scelto dalla maggioranza, che a sua volta predisporrà il documento di decadenza sul quale infine si esprimerà la Giunta. Non è chiaro quanti giorni passeranno, dipenderà dalla piega che prenderà la trattativa di cui sopra e, in ogni caso, l’ultima parola spetterà all’Aula, sempre che si arrivi prima del 19 ottobre, data stabilita dalla Procura di Milano per emettere il verdetto di revisione della interdizione dai pubblici uffici del tycoon, come stabilito dalla Cassazione. Che rappresenterà il gong finale e senza appello della partita. Ma probabilmente non ce ne sarà bisogno se tutto procederà senza intoppi per buona pace dei falchi che, sia nel Pdl che nel Pd, non aspettano altro di buttare le mani e andare a nuove elezioni prima della fine dell’anno. Berlusconi sul piatto ha posto le sue dimissioni e il sostegno illimitato al Governo, in cambio chiede la commutazione della pena, da parte di Napolitano, in sanzione pecunaria e l’immunità contro l’azione delle Procure nelle vicende giudiziarie che lo riguardano. Ed è proprio su questo punto, rivelano fonti vicine all’ex premier, che si è inceppata la discussione con il Colle, fermo ad assicurare la massima autonomia alla magistratura. A meno che il Cavaliere non decida di uscire definitivamente di scena dalla politica attiva, decidendo di recitare al massimo la parte del padre nobile del centrodestra italiano e dedicarsi ai suoi affari, potendo sfruttare tra l’altro le relazioni internazionali e il prestigio di avere segnato un’epoca importante nella storia di uno dei principali paesi del mondo occidentale. In tal caso “se ne potrebbe parlare”. Staremo a vedere.

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